Iosonouncane

live report

Iosonouncane Castello Sforzesco

30/07/2021 di Paolo Ronchetti

#Iosonouncane#Italiana#Alternative

IOSONOUNCANE CASTELLO SFORZESCO MILANO

La data è sold out. Gli spettatori sono tanti, ma gli spazi ampi e distanziati della piazza d’armi del Castello Sforzesco di Milano danno un senso di sicurezza e comodità. Personalmente sono molto teso. Non so veramente cosa aspettarmi! Quale faccia di Iosonouncane avrò il piacere o il dolore di ascoltare questa sera? Come reagirà il pubblico impaziente e, pare di cogliere nel chiacchiericcio pre-concerto, già devoto a questo musicista (ex cantautore?) con tre album belli e diversissimi prodotti in dieci anni?

A chiarire qualcosa ci pensa l’apertura di Vieri Cervelli Montel con i brani tratti dall’album prodotto proprio da Jacopo Incani in uscita in autunno. Siamo di fronte ad un autore sicuramente interessante che ha in testa il cantautorato italiano e americano così come il jazz più libero e contaminato. Le sue piccole o grandi canzoni sfruttano le capacità improvvisative dei suoi sodali Nicholas Remondino alla batteria e percussioni e Luca Sguera al pianoforte. Ogni idea è buona per “suonarci su” inseguendo continuamente riff e altre idee e, certo, colpisce non poco quella Almeno tu nell’universo che pian piano deraglia verso un post rock di sapore free.

Iosonouncane si presenta anche lui in trio con il coproduttore di IRA Bruno Germano e il fido Amedeo Perri; tutti e tre con campionatori e synth e la voglia di far parlare la musica più che le parole. Non ci sarà nessun saluto, nessun cenno di dialogo anche minimo con il pubblico, nessun attimo di silenzio tra un brano e l’altro, nessun bis. Solo un viaggio teso e straordinariamente creativo tra i brani di IRA (proposti in parte e con diverso ordine) e un paio di brani (Buio e Tanca) tratti da Die e così fortemente trasfigurati da renderli totalmente un corpo unico con il materiale recente. Il pubblico ascolta in apnea, senza brusii fastidiosi. Novantacinque minuti di viaggio in cui i brani di IRA appaiono allo stesso tempo più definiti e liberi che nel disco.

Se il suono è cupo ed intenso, la voce, leggermente in secondo piano rispetto agli strumenti, si apre su tonalità più chiare rispetto al disco e la sensazione è che ci siano spazi non banali di improvvisazione strumentale pur all’interno di strutture abbastanza rigide. Il suono che si concretizza è quello di una elettronica mai banale che fa sunto interessantissimo di molto di ciò che di bello l’elettronica ha creato a partire dalla Deutsche Elektronische Musik sino ad oggi (passando vagamente anche da Pink Floyd e Radiohead).

Ma tutto viene rilanciato in maniera creativa e innovativa. Il suono, curato nei minimi particolari, è pieno, ricco di dettagli preziosi e coinvolge i sensi degli spettatori dalla prima all’ultima fila. Si arriva alla fine del concerto in un attimo, senza sentire il tempo che passa e con la consapevolezza che forse abbiamo trovato un musicista di vera caratura internazionale capace di percorrere in maniera credibile, alternativa e creativa una storia artistica personale interessante.

Situazione pandemiaca permettendo, sembra sia in programma un tour teatrale full band tra autunno e inverno. Penso sarà imperdibile!