Afterhours

Afterhours

Bollate (MI) Villa Arconati


30/06/2012 - di Vito Sartor
Villa Arconati era la residenza fuori porta di nobili musicisti e cavalieri della musica che si recavano nella campagna lombarda ad assaporare un ricevimento in un salotto settecentesco di musica colta.

Non vogliamo ripetere ciò che la nostra inviata Laura Bianchi ha scritto nell’articolo su Paolo Conte, ma ci ha colti di sorpresa, oltre al cambio di location dovuto ai lavori di restauro (sacrosanti), sono alcuni elementi che stridono con la tradizione ultraventennale del festival. Non siamo conservatori, ci piace il nuovo e apprezziamo lo sforzo degli organizzatori per mantenere la qualità artistica di un festival sempre più difficile da gestire sia economicamente che logisticamente, ma il salotto bene dell’estate musicale milanese si sta trasformando in un cliché di gare d’appalto vinte da società di servizi; vuoti che un tempo venivano gestiti dal territorio e da chi ne fa parte. Speriamo di ritornare presto da dove siamo partiti.

Ma ora parliamo di musica, che poi è il motivo per cui, quasi magicamente allo scandire delle prime note, tutto il contorno svanisce e facciamo pace con  noi stessi ed il mondo. La seconda serata del festival, tocca alla band milanese degli Afterhours impegnata nel tour estivo dell’ultimo album intitolato Padania. Come cantavano pochi anni fa, “i Milanesi ammazzano il sabato”, oggi gli stessi lo fanno rivivere in un concerto strepitoso della band di Manuel Agnelli. Non sono presenti solo i milanesi visto che il pubblico giunto arriva in massa un po’ da tutte le province lombarde.

Ci vuole un po’ di tempo, prima che il nostro condottiero sciolga i nodi per creare il giusto feeling con il pubblico e con la sua band: dopo gli esercizi vocali di Agnelli in Matamorfosi, in apertura del live il gruppo alza un muro sonoro, Manuel si nasconde dietro la sua voce urlata per cantare di una “tempesta” che poco a poco si fonde con la passione per il buon rock italico. Con Male di Miele e con Padania band e pubblico si incontrano in un canto corale e grazie alla voracità di chitarre ben assestate, i fonici riequilibrano i suoni degli strumenti acustici, chitarra e violino.

La band è davvero in forma, la chioma di Manuel ci spinge a ricordi lontani, di quanto loro erano piccoli ed inesperti e sicuramente più incoscienti di oggi, soprattutto nella scrittura dei testi. Non manca la lettura di un brano di Paolo Borsellino che il gruppo sta portando con sé in ogni data, la cultura e la legalità non sono mondi distanti, e il giudice assassinato dalla mafia ci aveva visto bene.

Anche dal vivo Costruire Per Distruggere rappresenta la sintesi musicale degli After, che in questi anni hanno sapientemente cercato attraverso diverse vie sonore: quella cantautorale, ben rappresentata dal leader in veste di singer vestito dalla sua sei corde acustica, dagli arrangiamenti di Irondo, D’Ellera e di D’Erasmo ai fiati e al violino suonandoli in uno stile tutto “free”. Uno stile che inizia spesso dalle distorsione chitarristiche ormai onnipresenti nei brani di Padania e dell’espressione inconfondibilmente preciso, in cui la parti ritmiche seguono la via del “maestro”. Vi è anche la componente classica del rock, per lunghi tratti appare ordinato, dove i ruoli non vengono mai sormontati: oggi per gli Afterhours tutto questo non sembra più un limite, udibile ancora nelle forti melodie transitorie di Ballata per mia piccola iena e de Il Paese è reale in cui la vena cantautorale e prepotenza rock  facevano a cazzotti.

Tralasciamo la bellezza dei brani tratti da quel capolavoro giunto troppo presto nelle carriera di Manuel e soci: Bungee jumping, Quello che non c’è vengono  arrangiati nuovamente con maestria, così come le vecchie glorie di Pelle, Tutto fa un po’ male e Posso avere il tuo destino?, in cui l’entusiasmo del pubblico riesce a commuovere il leader che si riempie di orgoglio; oggi suonano innovativi con qualcosa in più e la band non si risparmia nel benedire il suo pubblico “milanese”; Senza offesa per gli altri.

Equilibrio, maturazione, compimento di percorsi fatti con umiltà, a volte con fatica, ma con grande rigore, lo stesso che un tempo era criticato dagli addetti ai lavoratori (sia musicisti che critici), fanno oggi degli Afterhours una band di prestigio votata al grande rock italiano e di questi tempi tipi come loro dobbiamo tenerceli stretti.

foto di Angelo Redaelli