Premio Cantacronache - La Parola è Musica

live report

Premio Cantacronache - La Parola è Musica La parola è musica a Torino: quattro giovani per raccogliere il testimone dei Cantacronache

di Laura Bianchi

Concerto del 25/09/2026

#Premio Cantacronache - La Parola è Musica#Italiana#Canzone d`autore

La sala immersiva delle Gallerie d'Italia a Torino ci immerge in un'epoca e tra personaggi che hanno fatto la storia della musica italiana: i Cantacronache, il gruppo di intellettuali che nella città sabauda, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, crearono un collettivo irripetibile, votato non solo al revival folk, ma anche e soprattutto alla prosecuzione di quell'eredità, cercando di dare voce a chi non l'aveva, agli ultimi, a quel proletariato spesso citato come soggetto primario di ogni lotta, ma altrettanto spesso fatto tacere. A Torino, allora, hanno operato Michele Straniero, Sergio Liberovici, Fausto Amodei, Italo Calvino, Umberto Eco, e, oggi, operano Giovanni Straniero, nipote di Michele, e Federico Sirianni, che, insieme, avevano già ricordato quell'epoca e quelle opere in un volume dello scorso anno, e che in quest'anno, col contributo fondamentale della Fondazione Donat-Cattin, del Polo del '900 di Torino, di Terra Madre/Slow Food e di Città Metropolitana, con il Patrocinio della Città di Torino, hanno ideato la prima edizione del Premio Cantacronache - La parola è musica, riservato a giovani musicisti e musiciste sotto i 35 anni, per continuare a tenere alta la memoria di quelle idee illuminate e renderle vive ancor oggi.

Più di cento sono stati i giovani musicisti che hanno partecipato al concorso, e, dopo una sofferta selezione a opera di una giuria di qualità, stasera si esibiscono quattro finalisti, in un contesto quanto mai coerente; la sala immersiva proietta volti noti e foto storiche, che illustrano il percorso del gruppo, ma anche il contesto in cui questo ha operato, e che documentano i cambiamenti, sociali, culturali e storici, avvenuti in questi ultimi settant'anni. Cambia la società, non sempre in meglio; e per questo occorre dare voce e spazio alle persone che invece si impegnano per migliorarla, tessendo un filo tenace tra passato e futuro. Stasera, le generazioni si incontrano, e chi ha memoria di quel passato glorioso e visionario può raccontarlo a chi non c'era ancora, senza vuota nostalgia, ma con la certezza che ci si possa sentire uniti da valori condivisi. Sotto la guida attenta, ironica e intelligente di Daniele Lucca, canzoni di ieri e di oggi si intrecciano; ai quattro finalisti è stato infatti chiesto non solo di proporre una loro composizione, ma anche di interpretarne una, tra le moltissime dei Cantacronache, che abbia mantenuto freschezza e attualità. A introdurci nello spirito della serata è l'intensa Grazia Di Michele, che esegue Dove vola l'avvoltoio, di Italo Calvino e Sergio Liberovici, che non dimostra i quasi settant'anni, tanto sembra scritto non nel 1958, in piena guerra fredda, ma oggi; a grande richiesta, la cantautrice aggiunge un proprio brano, perfettamente in linea, cantato a Sanremo con Mauro Coruzzi, Io sono una finestra, incentrato sui temi dell'identità di genere e della lotta contro ogni forma di discriminazione.

Ma sono i giovani i veri protagonisti: emozionati, tesi, ma impegnati e seri nel proporre sia la loro canzone, sia la rivisitazione dei brani lontani nel tempo. Chiara D'Auria alterna la lingua potentina, con la polemica e anticlericale Nun te sento, all'inno resistente di Calvino - Liberovici Oltre il ponte, accompagnandosi con la chitarra; chitarra e armonica per il ventottenne torinese Giorgio Nieloud, già finalista per L'Artista che non c'era, con Considerazioni a caldo, scritta di getto dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna, e con l'elogio della solidarietà Canzone dei fiori e del silenzio (Jona - Liberovici). L'emozione è palpabile anche per la leccese residente a Bologna Ludovica Pasca, che vince il Premio, convincendo i giurati grazie a un'esibizione a cappella del suo brano Maria, che attende inutilmente il marito di ritorno dalla guerra, e a una delicata e rassegnata Canzone triste, che Calvino ha tratto dal suo racconto L'avventura di due sposi, costretti dal lavoro a non condividere un tempo insieme. L'altro vincitore, per il miglior testo, è il bellunese, ma torinese di adozione Paolo Vaccaro, che, con Facciadicane, dipinge la storia di un senzatetto, e interpreta chitarra e voce il capolavoro di Fausto Amodei Per i morti di Reggio Emilia.

Dopo i giovani, e mentre vengono conteggiati i voti, ecco salire sul palco gli eredi diretti dei Cantacronache: il violinista Michele Gazich - che con Sirianni ha già inciso un omaggio a Straniero, Domani si vive e si muore - propone un inedito, Le rondini di Ahmad, una riflessione per voce, violino e chitarra, suonata per l'occasione da Fabrizio Cit Chiapello, fonico, produttore, arrangiatore del Transeuropa Recording Studio di Torino, che torna a esibirsi dopo dieci anni (e non si sentono...). Alessio Lega sceglie di rendere omaggio a Mario Pogliotti e a Cesare Pavese, con l'emozionante Un paese vuol dire non essere soli, mentre Carlo Pestelli dedica all'amico Amodei la pungente e sarcastica La gelida manina o della coscienza politica”, da lui scritta con Guido De Maria, raccontandone anche i gustosi retroscena.

Il primo Premio Cantacronache alla carriera è invece tributato a un altro cantautore sabaudo: Guglielmo Bruno, in arte Willie Peyote, per saper declinare le istanze sociali e culturali in un linguaggio contemporaneo, di cui, accompagnato a voce e chitarra da Lorenzo Pugnetti, alias Pugni, dà subito una prova con UFO, un breve pezzo rap sul "mercato" e sulle "sue regole", sugli "schiavi del profitto e del denaro" e culmina con una frase fondamentale: "i diritti civili senza diritti sociali restano diritti individuali". La necessità di fare fronte alla fragilità e al disagio attraverso un legame autentico si trova anche in Burrasca, brano di quest'anno, che ribadisce l'ispirazione profonda a valori condivisi, e che conferma il cantautore come uno dei più validi della sua generazione. La foto della copertina, con lo scultore Ugo Nespolo, Straniero, Sirianni, Pasca, Vaccaro e Willie Peyote, riunisce tre generazioni, strette attorno al messaggio lanciato dai Cantacronache: "evadere dall'evasione", mantenendo comunque la necessaria leggerezza nella profondità. Perché qui "si seminano utopie per raccogliere realtà", come chiosa il presidente della giuria Fausto Pellegrini. Al prossimo anno!