Afterhours

Afterhours

Roma, Ippodromo Capannelle


28/07/2014 - di Arianna Marsico
Arriva sul finire di un luglio sui generis la data romana del tour Hai paura del buio? degli Afterhours. Sono passati 18 anni dall’uscita di quel diamante grezzo, carico di rabbia e sarcasmo ( “ti do le stesse possibilità di neve al centro dell’inferno ti va?” dall’epica Male di miele). Eppure è ancora attuale, come l’inizio del concerto con 1.9.9.6 sta a testimoniare. La speculazione continua in ogni ambito (“gli architetti sono qua, hanno in mano la città[…] estremista edile”). Gli Afterhours suonano vestiti come nel booklet del disco, eleganti, impeccabili ma anche surreali, come le follie dell’esistenza odierna.

Arriva Male di Miele, un colpo allo stomaco, e la carica di Xabier Iriondo è sulfurea. Rapace è potente ed affilata. Pelle regala i brividi come allora, per nulla scalfita dal tempo (e sarebbe stato bello avere sul palco Mark Lanegan, la cui voce dall’italiano incerto regala ancora maggiore intensità al brano nella versione reloaded del disco). Dopo Elymania arriva il primo “Grazie” da Manuel Agnelli.

 A voler trovare una pecca in una serata di altissimo livello tecnico e musicale (non tutti i gruppi italiani hanno un repertorio di tale potenza), sta in una certa freddezza durante l’esibizione, almeno fino a prima del lungo bis. La band sembra infatti più concentrata sulla perfezione dell’esecuzione e sulle pose plastiche che sulla ricerca di empatia col pubblico.

Senza finestra cupa e densa precede SimbiosiManuel canta da solo, imbracciando la chitarra. Una versione priva di qualsiasi orpello che mette in piena luce la fatalità del testo. Voglio una pelle splendida è impreziosita dall’ottima prestazione vocale di Agnelli. La sua voce con gli anni nei live si è fatta più potente, precisa e pulita. C’è un breve intermezzo strumentale in cui il gruppo suona indossando maschere da Pluto; poi Manuel commenta la disposizione asimmetrica del pubblico (che diventerà il suo pallino durante tutta la serata): “questa cosa asimmetrica mi fa dar di matto”.

Lasciami leccare l’adrenalina è una scossa elettrica per tutti i presenti (peccato per l’assenza di Eugenio Finardi). Punto G è solenne e corale. Sale sul palco Nic Cester per una Veleno coinvolgente. Il violino di Rodrigo D’Erasmo e la tastiera di Manuel Agnelli ci accompagnano in Come vorrei. Questo pazzo mondo di tasse  si conclude con un “poga e paga”. Musicista contabile inizia con un lungo intro strumentale e Xabier dopo un lungo assolo cambia chitarra. Sui giovani d’oggi ci scatarro su esplode in faccia ai presenti ed è accolta con un boato. Il suo finale si fonde con l’attacco di Mi trovo nuovo, con Rodrigo e Manuel entrambi alle tastiere. Così, con un sussulto di dolcezza, si chiude la prima parte del concerto che però, per la freddezza di cui detto sopra, lascia un po’ di amaro in bocca.

Ma ecco l’inizio del bis, con una nuova mise, total black per tutti, abbandonando le giacche anni ’90 potremmo dire che si “ cambia rotta, cambia stile” (1.9.9.6). Non solo negli abiti. Scatta, da parte della band,  la voglia di trasmettere quel qualcosa di più che va oltre la perfezione tecnica. La voglia di ritrovare le proprie emozioni in quelle di chi ci sta davanti. Di saltare sul palco.

 La prima parte della ripresa è tutta dedicata a Padania. Spreca una vita è tagliente ed affilata. La tromba di Xabier introduce alle decadute atmosfere di Costruire per distruggere. Il suo finale è una “lentissima lentissima” rincorsa al commiato del verso finale. In Io so chi sono il vero spettacolo è la versatilità di Xabier, che suona tromba e chitarra insieme. Padania,vibrante e post – industriale, sembra essere la conclusione della serata. Ed invece si continua.

Altro cambio d’abito: stavolta maglie rosse con su scritto in giallo “Hai paura del buio?”. E’ il momento di una grande sorpresa. Di una grande assente che come una vera diva ha saputo farsi aspettare dopo tanti striscioni che la invocavano. E’ Strategie. Ed è subito boato, esultanza. Dopo tanti anni di assenza dai palchi sembra appena incisa: la si ascolta increduli e felici, lei così familiare eppure nuova. Il livello di adrenalina subisce un’ulteriore impennata con  La verità che ricordavo e Manuel a torso nudo.  La scena passa al violino di Rodrigo ed a Non è per sempre. E tra un archetto ed una chitarra, arriva dritta al cervello la “laurea per reagire”. Ballata per piccole iene riporta negli abissi, come Moby Dick Achab. E lì ci si crogiola con La sottile linea bianca in cui l’affiatamento tra Roberto e Rodrigo è perfetto. A loro si aggiunge, in una particolare trinità, Xabier, nel suonare Quello che non c’è. Le ali nere, il mantello sono i nostri sogni.

Si è superata abbondantemente la mezzanotte, in barba alle ordinanze comunali. La buonanotte non può che essere affidata a Bye bye Bombay. “Io non tremo, è solo un po’ di me che se ne va” diventa una sfida in cui tutti siamo Davide contro Golia.

Ora sì che un senso di pienezza, di “pura gioia”, appaga tutti i presenti. Ed ora, ancora una volta, si può dire “Grazie Afterhours”.

Setlist

1.9.9.6

Male di Miele

Rapace

Pelle

Elymania

Senza finestra

Simbiosi

Voglio una pelle splendida

Lasciami leccare l’adrenalina

Punto G

Veleno

Come vorrei

Questo pazzo mondo di tasse

Musicista contabile

Sui giovani d’oggi ci scatarro su

Mi trovo nuovo

Encore

Spreca una vita

Costruire per distruggere

Io so chi sono

Padania

Strategie

La verità che ricordavo

Non è per sempre

Ballata per piccole iene

La sottile linea bianca

Quello che non c’è

Bye bye Bombay 

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