Marlene Kuntz

Marlene Kuntz

Parco Di S. Agostino - Bergamo


28/07/2005 - di Andrea Salvi
MARLENE KUNTZ

28 luglio 2005
PARCO S. AGOSTINO, BERGAMO Marlene, cruccio e delizia di noi poveri assetati di rock nostrano, rispondi a questa breve invocazione: perché ogni tuo concerto è un dubbio, un interrogativo, un passo nel vuoto? Perché non cammini su un terreno di pianura, ma tendi continuamente, testarda e ribelle, ad inseguire la via meno pratica in favore della ricerca di una tua identità sfrenata, ruvida e scostante?
Marlene, il nostro è un rapporto –corrisposto- di amore/odio, e perciò ancora una volta ti ringraziamo.
Pure questa sera, complici le solite detestabili voci che ti davano moribonda e gettata, tu fragile, in un limbo di sottile disincanto, ci hai avvicinato in una luce nuova in compagnia di volti che abbiamo ritrovato con certo sottile ma insoddisfatto piacere: Gianni Maroccolo e il suo inseparabile basso per primo, che è da solo un monumento e poi Rob Ellis alle tastiere che mai ti saresti aspettata di possedere, e tu sei apparsa mai tanto stretta nella fetta del palco riservata ai tuoi tre storici membri.
Dire che qualcosa lascia perplessi non è una critica da poco e difatti quanto vorremmo che tu sola fossi per noi: ma oggi questo non ti è possibile, e lasciamo che la famiglia sia allargata almeno per il volgere di questa stagione, nell’attesa di una nuova che ti conceda un’anelata libertà di movimento. E mentre il basso tuona maestoso, e lo spettacolo cresce dimostrando il di certo magnetico e aspro fascino delle tue nuove composizioni (Bellezza, Amen, Il solitario), monta in noi la certezza che comunque nulla è cambiato, e tutto sa di far parte di una storia lunga tanto quanto il soffio di una canzone. Sei caduta in piedi, Marlene. Anche questa sera accompagnata dal respiro spezzato del mentore Cristiano Godano, dalla sua camicia madida di sudore, dai suoi capelli a nascondergli il viso e la rabbia ferita sputata nel microfono, mai tanto dolce, e mai più tanto vicina alla perfezione.
Ci hai raggiunto in faccia al palco, e su fino al prato dell’anfiteatro, nelle ultime file dove sdraiato qualcuno ancora batte il tempo e canta, e lì ci sei tu, nell’incalzare di “Canzone di domani” immediatamente lanciata alla notte, tanto quanto nel furore di “1° 2° 3°”.
Ci laceri gli occhi e l’attesa, ed è una rapida sequenza di episodi che in equilibrio perfetto fendono l’attimo, con le corde tese delle chitarre spezzare il limite dell’amplificazione, e noi lì persi con il pensiero nelle prime file dei tuoi concerti di dieci anni prima, e se il sussulto era il medesimo, anzi sempre più forte, allora era lo stomaco a parlarci, mentre qui ora il cuore.
Ho apprezzato molto “L’inganno”, e non è da poco il crescendo, la potenza trattenuta e rilasciata di un fremito che incalza, e che non ti abbandona per molto tempo ancora.
E poi “Ape regina” attesa a lungo, ma che sa meritare l’impaziente rincorsa come di un urlo trattenuto e sfogato a cento. Eri malata, o Marlene divina e dorata. Ma perché ci hai mentito?
Sei ancora una volta tornata, pur senza troppe formalità, e non vale la pena che ci ringrazi: che tu sarai sempre per noi una delle italiche espressioni più derivative/innovative degli anni che furono. E ciò non smetterà mai di intrigarci troppo e di lasciarci in bocca quella parola che noi dobbiamo a te: grazie.
Scaletta:

BELLEZZA
CANZONE DI DOMANI
PRIMO MAGGIO
1° 2° 3°
FESTA MESTA
AMEN
IL SOLITARIO
A FIOR DI PELLE
NUOTANDO NELL'ARIA
INELUTTABILE
E POI IL BUIO
SCHIELE, LEI, ME
CENERE
SONICA
L’INGANNO
APE REGINA
GRAZIE  

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