Calibro 35

Calibro 35

Roma, Monk


28/02/2020 - di Arianna Marsico
Arrivano i Calibro 35 sul palco e lì per lì si rimane spaesati. All’inizio nemmeno una parola di saluto, e sembrano suonare come splendide monadi. Ma l’occhio piano piano si fa più attento. E inizia a cogliere una corrispondenza di sguardi e di suoni. Un tasto pigiato da Enrico Gabrielli sulla sua tastiera Tiger Eko trova fedele eco nel synth di Massimo Martellotta.  La sessione ritmica forma da Fabio Rondanini e Luca Cavina non sta certo a guardare e con precisione sottolinea ogni passaggio. Eminenza grigia, presente ma non visibile, è Tommaso Colliva, che sovrintende il rodato ensemble.

Dopo un ironico messaggio che invita a non assistere al concerto esclusivamente attraverso lo schermo del cellulare, ha inizio il concerto. La prima parte della data a Roma (città di Rondanini, e l’affetto del pubblico non manca di farsi sentire) è dedicata prevalentemente all’ultimo disco Momentum.

Si parte con Glory-Fake-Nation per immergersi in un’atmosfera tra fantascienza e poliziesco, mentre Stan Lee riporta ai fasti dello Studio 54. Automata e Universe of 10 dimensions sono tra i brani che meglio permettono di cogliere la complessa sinergia, fatta di ingranaggi impercettibili, tra i componenti del gruppo.

Said regala la prima sorpresa della serata. Sale sul palco Rancore. E con lui il cantare il disagio metropolitano, la solitudine, soprattutto dove si affaccia il degrado.

Emozionante è il medley One Nation Under A Format / Trafelato, con una suite che è quasi una parentesi di dolcezza in mezzo ad atmosfere decisamente più rarefatte.

I bis iniziano con una seconda grossa sorpresa. Riappare Rancore, ma a fianco a lui c’è un’altra persona incappucciata. Non ci vuole molto per capire che si tratta di Daniele Silvestri! Parte Argento Vivo, che in cui lo scorso anno l’orchestra a Sanremo fu diretta proprio da Enrico Gabrielli. È stupefacente come i Calibro 35, senza nemmeno un violino, riescano a non far sentire minimamente l’assenza degli archi e sviluppino una potenza che lascia senza parole. Interessante è la soluzione di riproporre la parte di Manuel Agnelli con la voce del leader degli Afterhours filtrata e resa quasi elettronica, che evita fastidiosi effetti ologramma e ben si sposa con l’interpretazione resa.

Dopo tanta emozione non sono ammessi cali di tensione e della riviera ligure si ritorna alla Milano nera di Giorgio Scerbanenco con Giulia Mon Amour e una Notte in Bovisa da brividi.

Si chiude sulla poesia di Travelers, Explorers con la bellissima voce di Elisa Zoot. Non poteva esserci miglior modo dopo un verso e proprio percorso di esplorazione del tempo e dello spazio, non solo musicale.

Per i saluti finali risalgono sul palco anche Silvestri e Rancore, e tutti insieme, come una compagnia teatrale finalmente riunita, si inchinano al pubblico e ringraziano.

 

Setlist

Glory-Fake-Nation

Stan Lee

Death Of Storytelling

SuperStudio

Calibro 35

Automata

Tom Down

Thurst Force

Said (con Rancore)

Universe of 10 dimensions

Fail it till you make it

4x4

Space

Black Moon

Bandits on Mars

Ungwana Bay Launch Complex

One Nation Under A Format / Trafelato

Encore

Argento Vivo (con Daniele Silvestri e Rancore)

Giulia Mon Amour

Notte in Bovisa

Travelers, Explorers (con Elisa Zoot)