live report
The Beach Boys + Brian Wilson Band Roma / Auditorium Parco della Musica e Perugia / Arena Santa Giuliana
di Aldo Pedron
Concerto del 27/06/2017
#The Beach Boys + Brian Wilson Band#Rock Internazionale#Rock
LA SAGA CONTINUA
THE BEACH BOYS all’Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, Roma, Wild Honey World Tour, 27 Giugno 2017
BRIAN WILSON BAND Umbria Jazz, Arena Santa Giuliana, Perugia, Pet Sounds 50th Anniversary World Tour, 15 Luglio 2017
di Aldo Pedron
Non era mai successo in Italia e quasi sembrava fosse stato organizzato ad arte, il ritorno della band dei Beach Boys capitanati da Mike Love e di Brian Wilson solista, due grandi eventi a meno di venti giorni uno dall’altro.
Considerando che il primo concerto dal vivo i Beach Boys lo hanno tenuto il 23 Dicembre del 1961, la data romana li ha visti calcare ancora le scene ben 56 anni dopo confermando di essere la band più longeva al mondo di sempre. Fortunatamente i Beach Boys continuano a creare e suonare con la stessa audace immaginazione e lo stile che li ha sempre contraddistinti, vuoi per la loro base di rock and roll lineare, il sound con alcuni spensierati brani pop, pezzi di autentica surf music, motivi più elaborati e geniali e le loro inarrivabili e splendide voci. La band nel nuovo millennio è fortemente nelle mani del cantante Mike Love (classe 1941) che ha il merito di portare in giro per il mondo ancora oggi il nome, l’emblema e la tradizione di questo meraviglioso gruppo. I Beach Boys hanno trovato nella loro musica la chiave per l’eterna giovinezza ed ancora oggi vantano un’attività live sorprendente, collezionando una media di circa 180 concerti l’anno e che vanno dagli assolati festival estivi ai gala per i festeggiamenti di Capodanno e ad eventi speciali in tutto il mondo con un pubblico eterogeneo con intere famiglie presenti ai loro concerti e frequentati da 2 o 3 diverse generazioni. Oltre a Mike Love cantante solista erano sul palco davanti a circa 1.200 paganti, Bruce Johnston alle tastiere e voce, nei Beach Boys dal 1967 come sostituto dal vivo di Brian Wilson e che proprio a Roma ha festeggiato, con tanto di torta sul palco il suo 75° compleanno ( é nato a Peoria, Illinois il 27 Giugno 1942) e Jeffrey Foskett alla chitarra, dotato di una voce spettacolare e in falsetto. Con loro anche Brian Eichenburger al basso (ex Four Freshmen dal 1995 al 2015 circa), Tim Bonhomme alla tastiere e voce e John Cowsill alla batteria e voce che i più maturi di voi ricorderanno in una band prettamente familiare costituita da mamma Barbara, 4 figli Bill, Bob, Barry e John e la figlia Susan, The Cowsills, originari di Newport, Rhode Island, abbastanza famosi soprattutto tra il 1965 ed il 1972. La formazione era completata dall’abilissimo Scott Totten (chitarra e voce) musical director della band e Randy Leago, un polistrumentista di Nashville (sax, flauto, percussioni) che suona oltre 35 strumenti. Il repertorio ha cavalcato i maggiori successi, gli autentici hits di una lunga e folgorante carriera e che comprendeva pezzi assai noti come California girls, una cover di California dreamin’ dei Mama’s and Papa’s, Darlin’ (un rhythm and blues alla Beach Boys del 1967 cantato da Jeffrey Foskett), I can hear music (voce solista Brian Eichenburger), l’immancabile Help me Rhonda, Sloop John B, Wouldn’t it be nice e God only knows (sullo schermo con attimi di forte emozione viene proiettato un filmato dove é il compianto Carl Wilson a cantarla), la countreggiante Cottonfields (di Huddie Leadbelly Ledbetter cantata da John Cowsill), Do you wanna dance, Rock and roll music e Summer in Paradise dall’omonimo album del 1992.
Alcuni elementi del gruppo lasciano il palco e Bruce Johnston, Mike Love, Brian Eichenburger e Scott Totten a quartetto senza strumenti ci deliziano con una versione a-cappella di Their Hearts full of Spring da loro già incisa nel 1967 e nel loro disco dal vivo Live in London del 1969 e ripresa nella loro versione dal repertorio del gruppo che li ha maggiormente influenzati dei Four Freshmen che l’avevano già interpretata nel 1961 anche se scritta ed incisa per prima dall’autore Bobby Troup.
Sul finale ecco la solare e caraibica Kokomo che a sorpresa nel 1988 grazie alla colonna sonora del film Cocktail con Tom Cruise finì al 1° posto nelle classifiche di vendita americane e Good vibrations, l’inno generazionale, la sinfonia tascabile a Dio come venne perfettamente descritta a suo tempo.
Sul palco salgono giovani ballerini e ballerine scelti tra il pubblico in un tripudio finale e tutti a cantare a squarciagola ba ba ba, bah……. Barbara Ann!
Sul palco la band oltre a proporre successi su successi uno dopo l’altro in una carrellata che segna ben 6 decadi è risultata effervescente, divertente e composta da ottimi musicisti, ciascuno dotato di una voce davvero fenomenale.
Nel backstage prima e dopo lo spettacolo oltre a chiaccherare con Bruce Johnston e signora in via di festeggiamento per il suo compleanno, ho incontrato un vulcanico Mike Love a cui ho dato una copia del mio libro Good Vibrations - La storia dei Beach Boys (Arcana Editrice) ed ho inoltre piacevolmente conversato con la sua attuale moglie (dal 1994) Jacquelyne Piesen e la loro figlia Ambha Leila Lakshmi (nata nel 1996). Jacquelyne mi ha rivelato che suo padre Francesco Marzullo era naturalmente italiano e nonno e papà erano poi emigrati negli Usa dalla Calabria.
Brian Wilson & band era l’evento più atteso di questa 17° edizione di Umbria Jazz (dal 7 al 16 Luglio 2017) che oltre ad aver visto fiorenti e validi musicisti jazz cavalcare i vari palchi nei diversi angoli della città e nel main stage hanno avuto due eccezioni, ovvero due gruppi non propriamente jazz (anzi per nulla) intesi e proposti volutamente come scelta di nuove o diversificate forme musicali o come totalità dei generi. I Kraftwerk, uno spaccato farcito di effetti speciali in 3D con un scorcio di musica elettronica e Brian Wilson, uno dei più fieri rappresentanti e protagonisti del pop e colui che più di chiunque altro ha stabilito i paradigmi di una nuova estetica che ha caratterizzato tutti gli anni ’60 soprattutto con l’album capolavoro Pet Sounds (Maggio 1966), un’opera rock alla stregua di un’opera sinfonica con tanto di orchestra. Brian Wilson, uno dei geni assoluti del rock con il suo perfezionismo e le sue innovazioni ne ha letteralmente cambiato il corso. Il concerto di Perugia era proprio dedicato alla celebrazione di Pet Sounds. Il tour mondiale di Brian Wilson che celebra Pet Sounds è doveroso, a ricordare a mezzo secolo di distanza quella svolta epocale che anticipò giusto di un anno i Beatles di Sgt. Pepper’s. Oggi Brian con i suoi 75 anni già compiuti sembra paradossalmente ancora ben inserito nel tema malinconico di alcune sue composizioni che con Pet Sounds dava un taglio netto all’immagine e all’immaginario collettivo della spensierata gioventù della California del Sud (spiagge, sole, mare, surf, California girls e auto sportive). La scaletta della serata ha rievocato i primi Beach Boys, poi i più maturi momenti di Pet Sounds e i loro maggiori successi. La band che l’accompagna è stratosferica. Darian Sahanaja di origini indonesiane (con la Brian Wilson touring band dal 1999) alle tastiere e musical director, Paul Von Mertens (sax, flauto, di Chicago ed ex Poi Dog Pondering), il fenomenale Matt Jardine alla chitarra (figlio di Al Jardine) a cui si devono tutti i vocalizzi e i voli pindarici con la voce, Nelson Bragg alle percussioni, Probyn Gregory (chitarra, tastiere, basso, banjo, corno francese, filicorno e il Tannerin (una sorta di Theremin elettrificato usato in Good Vibrations), Nick Walusko (ex Wondermints alla chitarra), Mike D’amico alla batteria, Gary Griffin (tastiere, xilofono), Bob Lizik al basso e per finire con due special guest di prim’ordine Al Jardine (membro originale del gruppo alla chitarra e voce ) e Blondie Chaplin (ex Rolling Stones touring band dal 1997 al 2007, con Bonnie Raitt, David Johansen, the Band, Paul Butterfield, Gene Clark, Rick Danko, ex Flame dal 1963 al 1970 e con Ricky Fataar nella formazione ufficiale dei Beach Boys dal 1972 al 1974) alla chitarra, tamburello e voce.
Al Jardine appare in piena forma, con la voce integra. Nel pomeriggio l’ho avvicinato dandogli una copia del mio libro sui Beach Boys e lui ricordandosi di me mi ha fatto ampi sorrisi scambiando diverse battute.
S’inizia alle 21.25 sino alle 22.50 circa.
California girls, Dance dance dance, I get around, Salt Lake City, Surfer girl, Don’t worry baby, Feel flows, Sail on sailor cantata da Blondie Chaplin, Darlin‘ con voce solista Darian Sahanaja, tutte le canzoni di Pet Sounds che sfilano una dopo l’altra nello stesso ordine del disco con Wouldn’t it be nice (voce solista Matt Jardine), You still believe in me, That’s not me, Don’t talk (Put your head on my shoulder), I’m waiting for the day, la strumentale Let’s go away for awhile, Sloop John B con Al Jardine voce solista, God only knows, I know there is an answer, Here today con Paul Von Mertens al flauto, I just wasn’t made for these times, la strumentale Pet Sounds e Caroline no. Canzoni che sono dei piccoli capolavori e che sono ancora capaci di emozionare in meno di tre minuti. Alcuni pezzi dalla visionaria complessità restano degli evergreen e vengono riproposti in maniera esemplare.
Good vibrations naturalmente era la più attesa, un perfetto mosaico pop, un capolavoro di 3 minuti e 35 secondi, pubblicata come singolo il 10 ottobre del 1966 ed incisa a Los Angeles in 22 differenti sessioni, 20 diverse versioni, oltre 94 ore di registrazione nel corso di oltre 8 mesi e in ben 4 studi di incisione differenti al costo di 75.000 dollari di allora, 560.000 dollari di oggi e quando i Beach Boys spendevano soltanto 12 mila dollari per incidere un intero album!
La band è semplicemente formidabile, ognuno è polistrumentista e dalla padronanza di diversi strumenti cosicché in ogni canzone si alternano e cantano in perfetta sincronia. Dopo l’attacco di Brian Wilson in alcuni brani partono in unisono ben 9 voci ed il risultato è strabiliante.
Il pubblico è attento e partecipa e si scalda particolarmente con Help me Rhonda dove scattano tutti vicini al palco a cantare e ballare. I bis continuano con Surfin’ Usa, Barbara Ann, Fun Fun Fun e la conclusiva e bellissima Love and mercy dal suo primo album solista del 1988. Un’ora e 40 circa di concerto che ha convinto, ammaliato e destato stupore in migliaia di persone (almeno 2.600 paganti) accorse al mitico evento. Brian ha evidenziato i suoi problemi fisici, sovrappeso, claudicante e sofferente, non è mai stato un animale da palcoscenico, non lo era già negli anni ’60 e sembra non essere mai a suo agio davanti alla platea. Ciò nonostante rispetto agli anni scorsi l’ho visto un pò più reattivo del solito anche se aihmé sempre abbastanza apatico e schizofrenico, guarda l’orologio per almeno tre volte, si asciuga nervosamente le mani, pizzica le tastiere ed intona tutti brani più importanti senza quasi mai stonare ma per fortuna in questa occasione ha una voce più ferma con tonalità più basse rispetto al passato dove era fuori registro. Qualcuno si aspettava dal vivo un Brian Wilson diverso? non lo è mai stato e significa non conoscerlo bene. Lui è stato un genio della composizione, della sala d’incisione, in studio non dal vivo. Per lui parla la sua musica, le sue incredibili melodie, la sua voce irrimediabilmente affaticata ma sostenuta dai vocalizzi della sua validissima band. Altra considerazione…negli anni passati, intendo gli anni d’oro, anni ’60 e ’70 ed oltre, alcuni dei pezzi più importanti come Girl don’t tell me (1965) God only knows (1966), Good vibrations(1966), Wild Honey (1967), Darlin’ (1967) e Surf’s up (1971) per citarne soltanto alcuni erano cantati come solista dalla voce angelica del fratello Carl Wilson ed inoltre il cantante ufficiale di sempre e da sempre dei Beach Boys è stato Mike Love per cui non ha senso aspettarsi un Brian Wilson a 75 anni suonati essere perfetto dal vivo come cantante solista di tutti i brani.
Meglio i Beach Boys attuali o la Brian Wilson band?
Certamente mi verrebbe da dire due cose sostanzialmente differenti per cui vi consiglio di vedere entrambe. I Beach Boys sono un happening divertente per tutte le stagioni e per tutte le età, la Brian Wilson band è più celebrale, scientifica, quasi perfetta nell’esecuzione con ben 12 persone sul palco, i Beach Boys ora dal vivo sono solo in 8!
Due serate importanti, coinvolgenti anche divertenti ed emozionanti.
Foto Brian Wilson Band di Perugia: Andrea Polverini
Foto The Beach Boys (Mike Love e Bruce Johnston) di Roma: Filippo de Orchi
FORMAZIONE THE BEACH BOYS
Mike Love (voce solista), Bruce Johnston (tastiere, voce), Jeffrey Foskett (chitarra, voce), Brian Eichenburger (basso, voce), Tim Bonhomme (tastiere, voce), John Cowsill (batteria, voce), Scott Totten (chitarra, voce), Randy Leago (sax, flauto, percussioni).
FORMAZIONE BRIAN WILSON BAND
Brian Wilson (voce solista, tastiere), Alan Jardine (chitarra, voce), Blondie Chaplin (chitarra, voce) Darian Sahanaja (tastiere,musical director), Paul Von Mertens (sax, flauto, percussioni), Matt Jardine (chitarra) Nelson Bragg (percussioni) Probyn Gregory (chitarra, tastiere, basso, banjo, corno francese, filicorno, Tannerin) Nick Walusko (chitarra), Mike D’amico (batteria), Gary Griffin (tastiere, xilofono), Bob Lizik (basso).
THE BEACH BOYS, 27 GIUGNO 2017, SALA SANTA CECILIA, AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, ROMA, 2017 Wild Honey World Tour.
(40 brani in totale)
SET LIST
Surfin' Safari
Catch a Wave
Little Honda
Do It Again
Surfin' U.S.A.
Surfer Girl
Getcha Back
Good to My Baby
Darlin'
You're So Good to Me
Kiss Me, Baby
Dance, Dance, Dance
I Can Hear Music (cover di un brano di The Ronettes)
When I Grow Up (to Be a Man)
Why Do Fools Fall in Love (cover di un brano di Frankie Lymon & The Teenagers)
Ballad of Ole' Betsy
Don't Worry Baby
Little Deuce Coupe
409
Shut Down
I Get Around
California Dreamin' (cover del brano dei Mamas & the Papas)
California Girls
Then I Kissed Her (una rielaborazione dei Beach Boys del brano originariamente intitolato Then he kissed me scritta da Phil Spector, Ellie Greenwhich e Jeff Barry e cantata ed incisa nel 1963 dal quartetto femminile The Crystals. La versione dei Beach Boys è stata da loro interpretata nell’album Summer Days (And Summer Nights!!) edito dalla Capitol nel Giugno del 1965).
Sloop John B (traditional, cover ri-arrangiata dai Beach Boys)
Wouldn't It Be Nice
Their Hearts Were Full of Spring (cover cantata a 4, versione a-cappella del brano originale di The Four Freshmen)
The Warmth of the Sun
God Only Knows
Pisces Brothers (brano solista di Mike Love)
Summer in Paradise
Cotton Fields (cover di un brano di Huddie Leadbelly Ledbetter)
Do You Wanna Dance? (cover di un motivo di Bobby Freeman)
Rock and Roll Music (cover di un pezzo di Chuck Berry)
Help Me, Rhonda
Kokomo
Good Vibrations
ENCORE / BIS
Wild Honey
Barbara Ann (versione Beach Boys di un brano di The Regents)
Fun, Fun, Fun
BRIAN WILSON BAND, 15 LUGLIO 2017, ARENA SANTA GIULIANA, UMBRIA JAZZ, PERUGIA, Pet Sounds 50th Anniversary World Tour.
(28 brani in totale)
SET LIST
California Girls
Dance, Dance, Dance
I Get Around
Salt Lake City
Surfer Girl
California Saga: California
Don't Worry Baby
Feel Flows
Sail On, Sailor
Poi di seguito tutti brani dell’album Pet Sounds:
Wouldn't It Be Nice
You Still Believe in Me
That's Not Me
Don't Talk (Put Your Head on My Shoulder)
I'm Waiting for the Day
Let's Go Away for Awhile
Sloop John B (un traditional, cover)
God Only Knows
I Know There's an Answer
Here Today
I Just Wasn't Made for These Times
Pet Sounds (strumentale)
Caroline, No
ENCORE/ BIS
Good Vibrations
Help Me, Rhonda
Barbara Ann (cover del brano di The Regents)
Surfin' U.S.A.
Fun, Fun, Fun
Love and Mercy
THE BEACH BOYS all’Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, Roma, Wild Honey World Tour, 27 Giugno 2017
BRIAN WILSON BAND Umbria Jazz, Arena Santa Giuliana, Perugia, Pet Sounds 50th Anniversary World Tour, 15 Luglio 2017
di Aldo Pedron
Non era mai successo in Italia e quasi sembrava fosse stato organizzato ad arte, il ritorno della band dei Beach Boys capitanati da Mike Love e di Brian Wilson solista, due grandi eventi a meno di venti giorni uno dall’altro.
Considerando che il primo concerto dal vivo i Beach Boys lo hanno tenuto il 23 Dicembre del 1961, la data romana li ha visti calcare ancora le scene ben 56 anni dopo confermando di essere la band più longeva al mondo di sempre. Fortunatamente i Beach Boys continuano a creare e suonare con la stessa audace immaginazione e lo stile che li ha sempre contraddistinti, vuoi per la loro base di rock and roll lineare, il sound con alcuni spensierati brani pop, pezzi di autentica surf music, motivi più elaborati e geniali e le loro inarrivabili e splendide voci. La band nel nuovo millennio è fortemente nelle mani del cantante Mike Love (classe 1941) che ha il merito di portare in giro per il mondo ancora oggi il nome, l’emblema e la tradizione di questo meraviglioso gruppo. I Beach Boys hanno trovato nella loro musica la chiave per l’eterna giovinezza ed ancora oggi vantano un’attività live sorprendente, collezionando una media di circa 180 concerti l’anno e che vanno dagli assolati festival estivi ai gala per i festeggiamenti di Capodanno e ad eventi speciali in tutto il mondo con un pubblico eterogeneo con intere famiglie presenti ai loro concerti e frequentati da 2 o 3 diverse generazioni. Oltre a Mike Love cantante solista erano sul palco davanti a circa 1.200 paganti, Bruce Johnston alle tastiere e voce, nei Beach Boys dal 1967 come sostituto dal vivo di Brian Wilson e che proprio a Roma ha festeggiato, con tanto di torta sul palco il suo 75° compleanno ( é nato a Peoria, Illinois il 27 Giugno 1942) e Jeffrey Foskett alla chitarra, dotato di una voce spettacolare e in falsetto. Con loro anche Brian Eichenburger al basso (ex Four Freshmen dal 1995 al 2015 circa), Tim Bonhomme alla tastiere e voce e John Cowsill alla batteria e voce che i più maturi di voi ricorderanno in una band prettamente familiare costituita da mamma Barbara, 4 figli Bill, Bob, Barry e John e la figlia Susan, The Cowsills, originari di Newport, Rhode Island, abbastanza famosi soprattutto tra il 1965 ed il 1972. La formazione era completata dall’abilissimo Scott Totten (chitarra e voce) musical director della band e Randy Leago, un polistrumentista di Nashville (sax, flauto, percussioni) che suona oltre 35 strumenti. Il repertorio ha cavalcato i maggiori successi, gli autentici hits di una lunga e folgorante carriera e che comprendeva pezzi assai noti come California girls, una cover di California dreamin’ dei Mama’s and Papa’s, Darlin’ (un rhythm and blues alla Beach Boys del 1967 cantato da Jeffrey Foskett), I can hear music (voce solista Brian Eichenburger), l’immancabile Help me Rhonda, Sloop John B, Wouldn’t it be nice e God only knows (sullo schermo con attimi di forte emozione viene proiettato un filmato dove é il compianto Carl Wilson a cantarla), la countreggiante Cottonfields (di Huddie Leadbelly Ledbetter cantata da John Cowsill), Do you wanna dance, Rock and roll music e Summer in Paradise dall’omonimo album del 1992.
Alcuni elementi del gruppo lasciano il palco e Bruce Johnston, Mike Love, Brian Eichenburger e Scott Totten a quartetto senza strumenti ci deliziano con una versione a-cappella di Their Hearts full of Spring da loro già incisa nel 1967 e nel loro disco dal vivo Live in London del 1969 e ripresa nella loro versione dal repertorio del gruppo che li ha maggiormente influenzati dei Four Freshmen che l’avevano già interpretata nel 1961 anche se scritta ed incisa per prima dall’autore Bobby Troup.
Sul finale ecco la solare e caraibica Kokomo che a sorpresa nel 1988 grazie alla colonna sonora del film Cocktail con Tom Cruise finì al 1° posto nelle classifiche di vendita americane e Good vibrations, l’inno generazionale, la sinfonia tascabile a Dio come venne perfettamente descritta a suo tempo.
Sul palco salgono giovani ballerini e ballerine scelti tra il pubblico in un tripudio finale e tutti a cantare a squarciagola ba ba ba, bah……. Barbara Ann!
Sul palco la band oltre a proporre successi su successi uno dopo l’altro in una carrellata che segna ben 6 decadi è risultata effervescente, divertente e composta da ottimi musicisti, ciascuno dotato di una voce davvero fenomenale.
Nel backstage prima e dopo lo spettacolo oltre a chiaccherare con Bruce Johnston e signora in via di festeggiamento per il suo compleanno, ho incontrato un vulcanico Mike Love a cui ho dato una copia del mio libro Good Vibrations - La storia dei Beach Boys (Arcana Editrice) ed ho inoltre piacevolmente conversato con la sua attuale moglie (dal 1994) Jacquelyne Piesen e la loro figlia Ambha Leila Lakshmi (nata nel 1996). Jacquelyne mi ha rivelato che suo padre Francesco Marzullo era naturalmente italiano e nonno e papà erano poi emigrati negli Usa dalla Calabria.
Brian Wilson & band era l’evento più atteso di questa 17° edizione di Umbria Jazz (dal 7 al 16 Luglio 2017) che oltre ad aver visto fiorenti e validi musicisti jazz cavalcare i vari palchi nei diversi angoli della città e nel main stage hanno avuto due eccezioni, ovvero due gruppi non propriamente jazz (anzi per nulla) intesi e proposti volutamente come scelta di nuove o diversificate forme musicali o come totalità dei generi. I Kraftwerk, uno spaccato farcito di effetti speciali in 3D con un scorcio di musica elettronica e Brian Wilson, uno dei più fieri rappresentanti e protagonisti del pop e colui che più di chiunque altro ha stabilito i paradigmi di una nuova estetica che ha caratterizzato tutti gli anni ’60 soprattutto con l’album capolavoro Pet Sounds (Maggio 1966), un’opera rock alla stregua di un’opera sinfonica con tanto di orchestra. Brian Wilson, uno dei geni assoluti del rock con il suo perfezionismo e le sue innovazioni ne ha letteralmente cambiato il corso. Il concerto di Perugia era proprio dedicato alla celebrazione di Pet Sounds. Il tour mondiale di Brian Wilson che celebra Pet Sounds è doveroso, a ricordare a mezzo secolo di distanza quella svolta epocale che anticipò giusto di un anno i Beatles di Sgt. Pepper’s. Oggi Brian con i suoi 75 anni già compiuti sembra paradossalmente ancora ben inserito nel tema malinconico di alcune sue composizioni che con Pet Sounds dava un taglio netto all’immagine e all’immaginario collettivo della spensierata gioventù della California del Sud (spiagge, sole, mare, surf, California girls e auto sportive). La scaletta della serata ha rievocato i primi Beach Boys, poi i più maturi momenti di Pet Sounds e i loro maggiori successi. La band che l’accompagna è stratosferica. Darian Sahanaja di origini indonesiane (con la Brian Wilson touring band dal 1999) alle tastiere e musical director, Paul Von Mertens (sax, flauto, di Chicago ed ex Poi Dog Pondering), il fenomenale Matt Jardine alla chitarra (figlio di Al Jardine) a cui si devono tutti i vocalizzi e i voli pindarici con la voce, Nelson Bragg alle percussioni, Probyn Gregory (chitarra, tastiere, basso, banjo, corno francese, filicorno e il Tannerin (una sorta di Theremin elettrificato usato in Good Vibrations), Nick Walusko (ex Wondermints alla chitarra), Mike D’amico alla batteria, Gary Griffin (tastiere, xilofono), Bob Lizik al basso e per finire con due special guest di prim’ordine Al Jardine (membro originale del gruppo alla chitarra e voce ) e Blondie Chaplin (ex Rolling Stones touring band dal 1997 al 2007, con Bonnie Raitt, David Johansen, the Band, Paul Butterfield, Gene Clark, Rick Danko, ex Flame dal 1963 al 1970 e con Ricky Fataar nella formazione ufficiale dei Beach Boys dal 1972 al 1974) alla chitarra, tamburello e voce.
Al Jardine appare in piena forma, con la voce integra. Nel pomeriggio l’ho avvicinato dandogli una copia del mio libro sui Beach Boys e lui ricordandosi di me mi ha fatto ampi sorrisi scambiando diverse battute.
S’inizia alle 21.25 sino alle 22.50 circa.
California girls, Dance dance dance, I get around, Salt Lake City, Surfer girl, Don’t worry baby, Feel flows, Sail on sailor cantata da Blondie Chaplin, Darlin‘ con voce solista Darian Sahanaja, tutte le canzoni di Pet Sounds che sfilano una dopo l’altra nello stesso ordine del disco con Wouldn’t it be nice (voce solista Matt Jardine), You still believe in me, That’s not me, Don’t talk (Put your head on my shoulder), I’m waiting for the day, la strumentale Let’s go away for awhile, Sloop John B con Al Jardine voce solista, God only knows, I know there is an answer, Here today con Paul Von Mertens al flauto, I just wasn’t made for these times, la strumentale Pet Sounds e Caroline no. Canzoni che sono dei piccoli capolavori e che sono ancora capaci di emozionare in meno di tre minuti. Alcuni pezzi dalla visionaria complessità restano degli evergreen e vengono riproposti in maniera esemplare.
Good vibrations naturalmente era la più attesa, un perfetto mosaico pop, un capolavoro di 3 minuti e 35 secondi, pubblicata come singolo il 10 ottobre del 1966 ed incisa a Los Angeles in 22 differenti sessioni, 20 diverse versioni, oltre 94 ore di registrazione nel corso di oltre 8 mesi e in ben 4 studi di incisione differenti al costo di 75.000 dollari di allora, 560.000 dollari di oggi e quando i Beach Boys spendevano soltanto 12 mila dollari per incidere un intero album!
La band è semplicemente formidabile, ognuno è polistrumentista e dalla padronanza di diversi strumenti cosicché in ogni canzone si alternano e cantano in perfetta sincronia. Dopo l’attacco di Brian Wilson in alcuni brani partono in unisono ben 9 voci ed il risultato è strabiliante.
Il pubblico è attento e partecipa e si scalda particolarmente con Help me Rhonda dove scattano tutti vicini al palco a cantare e ballare. I bis continuano con Surfin’ Usa, Barbara Ann, Fun Fun Fun e la conclusiva e bellissima Love and mercy dal suo primo album solista del 1988. Un’ora e 40 circa di concerto che ha convinto, ammaliato e destato stupore in migliaia di persone (almeno 2.600 paganti) accorse al mitico evento. Brian ha evidenziato i suoi problemi fisici, sovrappeso, claudicante e sofferente, non è mai stato un animale da palcoscenico, non lo era già negli anni ’60 e sembra non essere mai a suo agio davanti alla platea. Ciò nonostante rispetto agli anni scorsi l’ho visto un pò più reattivo del solito anche se aihmé sempre abbastanza apatico e schizofrenico, guarda l’orologio per almeno tre volte, si asciuga nervosamente le mani, pizzica le tastiere ed intona tutti brani più importanti senza quasi mai stonare ma per fortuna in questa occasione ha una voce più ferma con tonalità più basse rispetto al passato dove era fuori registro. Qualcuno si aspettava dal vivo un Brian Wilson diverso? non lo è mai stato e significa non conoscerlo bene. Lui è stato un genio della composizione, della sala d’incisione, in studio non dal vivo. Per lui parla la sua musica, le sue incredibili melodie, la sua voce irrimediabilmente affaticata ma sostenuta dai vocalizzi della sua validissima band. Altra considerazione…negli anni passati, intendo gli anni d’oro, anni ’60 e ’70 ed oltre, alcuni dei pezzi più importanti come Girl don’t tell me (1965) God only knows (1966), Good vibrations(1966), Wild Honey (1967), Darlin’ (1967) e Surf’s up (1971) per citarne soltanto alcuni erano cantati come solista dalla voce angelica del fratello Carl Wilson ed inoltre il cantante ufficiale di sempre e da sempre dei Beach Boys è stato Mike Love per cui non ha senso aspettarsi un Brian Wilson a 75 anni suonati essere perfetto dal vivo come cantante solista di tutti i brani.
Meglio i Beach Boys attuali o la Brian Wilson band?
Certamente mi verrebbe da dire due cose sostanzialmente differenti per cui vi consiglio di vedere entrambe. I Beach Boys sono un happening divertente per tutte le stagioni e per tutte le età, la Brian Wilson band è più celebrale, scientifica, quasi perfetta nell’esecuzione con ben 12 persone sul palco, i Beach Boys ora dal vivo sono solo in 8!
Due serate importanti, coinvolgenti anche divertenti ed emozionanti.
Foto Brian Wilson Band di Perugia: Andrea Polverini
Foto The Beach Boys (Mike Love e Bruce Johnston) di Roma: Filippo de Orchi
FORMAZIONE THE BEACH BOYS
Mike Love (voce solista), Bruce Johnston (tastiere, voce), Jeffrey Foskett (chitarra, voce), Brian Eichenburger (basso, voce), Tim Bonhomme (tastiere, voce), John Cowsill (batteria, voce), Scott Totten (chitarra, voce), Randy Leago (sax, flauto, percussioni).
FORMAZIONE BRIAN WILSON BAND
Brian Wilson (voce solista, tastiere), Alan Jardine (chitarra, voce), Blondie Chaplin (chitarra, voce) Darian Sahanaja (tastiere,musical director), Paul Von Mertens (sax, flauto, percussioni), Matt Jardine (chitarra) Nelson Bragg (percussioni) Probyn Gregory (chitarra, tastiere, basso, banjo, corno francese, filicorno, Tannerin) Nick Walusko (chitarra), Mike D’amico (batteria), Gary Griffin (tastiere, xilofono), Bob Lizik (basso).
THE BEACH BOYS, 27 GIUGNO 2017, SALA SANTA CECILIA, AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, ROMA, 2017 Wild Honey World Tour.
(40 brani in totale)
SET LIST
Surfin' Safari
Catch a Wave
Little Honda
Do It Again
Surfin' U.S.A.
Surfer Girl
Getcha Back
Good to My Baby
Darlin'
You're So Good to Me
Kiss Me, Baby
Dance, Dance, Dance
I Can Hear Music (cover di un brano di The Ronettes)
When I Grow Up (to Be a Man)
Why Do Fools Fall in Love (cover di un brano di Frankie Lymon & The Teenagers)
Ballad of Ole' Betsy
Don't Worry Baby
Little Deuce Coupe
409
Shut Down
I Get Around
California Dreamin' (cover del brano dei Mamas & the Papas)
California Girls
Then I Kissed Her (una rielaborazione dei Beach Boys del brano originariamente intitolato Then he kissed me scritta da Phil Spector, Ellie Greenwhich e Jeff Barry e cantata ed incisa nel 1963 dal quartetto femminile The Crystals. La versione dei Beach Boys è stata da loro interpretata nell’album Summer Days (And Summer Nights!!) edito dalla Capitol nel Giugno del 1965).
Sloop John B (traditional, cover ri-arrangiata dai Beach Boys)
Wouldn't It Be Nice
Their Hearts Were Full of Spring (cover cantata a 4, versione a-cappella del brano originale di The Four Freshmen)
The Warmth of the Sun
God Only Knows
Pisces Brothers (brano solista di Mike Love)
Summer in Paradise
Cotton Fields (cover di un brano di Huddie Leadbelly Ledbetter)
Do You Wanna Dance? (cover di un motivo di Bobby Freeman)
Rock and Roll Music (cover di un pezzo di Chuck Berry)
Help Me, Rhonda
Kokomo
Good Vibrations
ENCORE / BIS
Wild Honey
Barbara Ann (versione Beach Boys di un brano di The Regents)
Fun, Fun, Fun
BRIAN WILSON BAND, 15 LUGLIO 2017, ARENA SANTA GIULIANA, UMBRIA JAZZ, PERUGIA, Pet Sounds 50th Anniversary World Tour.
(28 brani in totale)
SET LIST
California Girls
Dance, Dance, Dance
I Get Around
Salt Lake City
Surfer Girl
California Saga: California
Don't Worry Baby
Feel Flows
Sail On, Sailor
Poi di seguito tutti brani dell’album Pet Sounds:
Wouldn't It Be Nice
You Still Believe in Me
That's Not Me
Don't Talk (Put Your Head on My Shoulder)
I'm Waiting for the Day
Let's Go Away for Awhile
Sloop John B (un traditional, cover)
God Only Knows
I Know There's an Answer
Here Today
I Just Wasn't Made for These Times
Pet Sounds (strumentale)
Caroline, No
ENCORE/ BIS
Good Vibrations
Help Me, Rhonda
Barbara Ann (cover del brano di The Regents)
Surfin' U.S.A.
Fun, Fun, Fun
Love and Mercy