Ryan Adams

live report

Ryan Adams Ryan Adams live al Dal Verme di Milano: così è se vi pare

di Giovanni Sottosanti

Concerto del 24/03/2025

#Ryan Adams#Rock Internazionale#Songwriting

Luci soffuse su un palco incorniciato da una manciata di chitarre e un piano verticale. Lampade in pieno stile anni '40 e un'atmosfera da jazz club accolgono Ryan Adams from Jacksonville, North Carolina, che per la tappa italiana del suo Heartbreakers '25 World Tour ha scelto il prestigioso Teatro Dal Verme, in pieno centro di Milano.È un solo tour in cui Ryan si misura con i fantasmi, le fobie e le paranoie subdole e imprevedibili che ormai da diversi anni gli hanno attraversato la vita e gli tengono compagnia. Su quel palco è lui con la sua arte, la sua genialità bizzosa e imprevedibile, spoglia, nuda e cruda, senza barriere e senza paracadute. Davanti c'è il pubblico delle occasioni importanti, caldo e appassionato, desideroso di riabbracciarlo dopo anni di assenza e di controverse vicende. Ne sono passati venticinque dal fulminante esordio con Heartbreaker e il ragazzo di allora ha lasciato il posto ad un uomo tormentato, che cerca di riannodare i fili di un'esistenza contorta e complicata.Il blues scarnificato e ciondolante con cui riveste l'iniziale To Be Young (Is To Be Sad, Is To Be High) è un manifesto d'intenti, a certificare l'assoluta imprevedibilità della serata.Seguono My Winding Wheel e Amy, quest'ultima per la prima volta proposta in questo tour. Segue uno dei momenti topici della setlist, perché Oh My Sweet Carolina lascia sempre senza fiato, anche se da qui in avanti il cantautore inizia a spezzettare la propria esibizione, inframmezzandola spesso con intermezzi parlati troppo lunghi e inconcludenti, oltre che poco comprensibili, perché il più delle volte parla lontano dal microfono e in uno slang francamente difficile da comprendere. C'è spazio per un duetto con un fan delle prime file, intento a spippolare sul cellulare piuttosto che seguire il concerto. Finisce a tarallucci e vino, con il ragazzo in questione invitato sul palco per un selfie con un Ryan stranamente accondiscendente. Altro momento francamente evitabilissimo è il successivo duetto a distanza con una fan che espone un improbabile cartellone nel quale coinvolge il marito e il suo ménage familiare, tutte cose di cui avremmo fatto sinceramente a meno. Si torna alla musica e sul piatto gira praticamente tutto Heartbreakers, perché tra Bartering Lines, Call Ma On Your Way Back Home, To Be The One, Why Do They Leave? e Shakedown On 9th Street non mancano i momenti di magia assoluta, perché la voce è sempre quella che ti rapì il cuore venticinque anni fa, il tocco sulla chitarra non ha perso d'intensità e l'armonica soffia forte i sogni di un ragazzo che voleva spaccare il mondo. Però...stasera c'è un però, perché manca, almeno per adesso, quel qualcosa che ti cattura e ti trascina, tutto troppo frastagliato, accennato, interrotto, non compiuto. Senza passione e animus pugnandi. L'intervallo arriva dopo Sweet Lil Gal (23rd/1st) e lascia in bocca una sensazione strana, un dolce amaro straniante e poco convincente. Per fortuna il secondo tempo mette tutti in riga, perché Ryan sa perfettamente come riportare tutto a casa. Dall'iniziale Ashes & Fire, per proseguire con Two e Dear Chicago, si capisce subito che il mood del concerto è cambiato, meno chiacchiere inutili e dispersive, chitarra, armonica, voce e piano per disegnare momenti unici e irripetibili, in cui intensità e magia vanno finalmente a braccetto. È in quel momento che tutto ha forse un senso e ti ricordi perché hai amato intensamente il folle e incontrollabile ragazzo di Jacksonville. Quando scende dal palco e insegue, senza microfono, lungo le gradinate del teatro il fantasma di Hank Williams. E quando chiama dalle prime file un ragazzo a suonare Lucky Now, lasciandogli il proscenio, la chitarra e i meritati applausi.Dopo To Be With You, è il momento di una sentita, sofferta e catartica cover di Idiot Wind, parole e musica by Robert Allen Zimmerman. Ecco, adesso tutto torna, hanno significato anche le incertezze, i tic nervosi, quel sofferto confabulare tra sé e sé, il girare nervosamente le pagine di un canzoniere che da solo metterebbe in riga tanti di quelli che negli anni ci hanno provato. Perché lui è sempre lui. Così è, se vi pare, come diceva il grande Pirandello. E allora New York, New York, eseguita al piano, When The Stars Go Blue e la sempre gigantesca Come Pick Me Up sono solo il degno suggello di una serata per certi versi unica e irripetibile, in cui l'uomo ha preso il posto del ragazzo, caricandosi sulle spalle mille dubbi, incertezze, ansie e paure. Ryan Adams, così è, se vi pare.

https://youtu.be/t5PeCXaPuz4?si=sDDmDRmNVrlvqsfe

FOTO COPERTINA DI GIORGIO BARATTO

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