Pacifico e I Metameccanici

live report

Pacifico e I Metameccanici Pacifico e I Metameccanici: una favola post futurista al Volvo Studio di Milano

di Laura Bianchi

Concerto del 25/11/2025

#Pacifico e I Metameccanici#Italiana#Alternative

In principio era l'Intonarumori di Luigi Russolo, che proprio a Milano, nel suo studio di via Stoppani, diede il via alla prima interazione tra uomo e macchina per creare armonia.

Centododici anni, e molte altre sperimentazioni dopo, sempre a Milano, nell'accogliente e futuribile spazio di Volvo Studio, assistiamo alla prima di TURBO-LENTO - Il turbolento viaggio della PV544. Operetta da camera elettroacustica in due tempi di Angelo & Alessandro Trabace e Sebastiano De Gennaro, alias I Metameccanici, che, in tuta acconcia, ruotano attorno alla loro PV544, un'automobile molto diversa dall'omonima berlina Volvo, proposta dalla Casa svedese nel 1958. Vediamo infatti un assemblaggio di strumenti musicali: come motore c'è un sintetizzatore Korg, il volante è un piatto da batteria, le fiancate sono un vibrafono e una tastiera, le ruote sono quattro tamburi che si illuminano al tocco del pad, che dirige anche i due fanali anteriori. Che sia un'auto è fuori di dubbio: ha pure un Arbre Magique...ma di magico c'è ben altro.

C'è la voce di Luigi, detto Gino, De Crescenzo, alias Pacifico, che, con un'allure parigina, sguardo tra l'incantato e l'ironico, voce assolutamente convinta e convincente, racconta di un libretto, trovato da lui per caso lungo la Senna, in uno di quei bouquinistes zeppi di libri usati. È Storia di Polisynth PV544 - Sogno Ipotesi Svarione, il libro di tale Augusto Puntin, nipote dell'ingegnere torinese suo omonimo, autore "di un prodigio, di un fallimento, di un glorioso passo falso": proprio la PV544; il libro, dedicato al padre, che gli narrava la storia per farlo addormentare, arriva così fino a noi, con un'aura magique che ci cattura subito. Anche perché l'auto musicale inizia già ad accompagnare con suoni onirici la lettura; e perché ogni racconto, a detta del narratore, ci mette in contatto con gli uomini che ci hanno preceduti, e ci "fa salire sulle automobili che hanno progettato".

Seguiamo quindi Pacifico sulle ali delle parole, e arriviamo al primo luglio 1971, data in cui la PV544 viene presentata al Salone del Mobile di Torino, e Puntin, deluso di fronte allo scetticismo altrui, infila una chiave, no, un setticlavio, e parte. Il racconto diventa così una storia a metà tra l'on the road e il romanzo di formazione, rigorosamente in rima, come deve essere per i romanzi picareschi, con soste all'Autogrillo di Pordenone (sì, con la o), incontri con autostoppisti hippies o con poliziotti che comminano multe per "spropositata lentezza", carambole, collisioni, frenate "nel bel mezzo di un sorpasso", sostanze stupefacenti (l'"onda concreta", che produce un effetto eccezionale), amnesie e crisi - rese, tra l'altro, con una splendida suite elettronica alla Pink Floyd -, che si sciolgono in una reazione di "gioia e rivoluzione" che colpisce l'autore-autista, perché scopre che l'auto ha una coscienza, e capisce che essa attraversa la fase adolescenziale di ribellione al padre.

Il tutto mentre i Metameccanici si muovono attorno alla musicauto, dimostrando tutta la loro bravura nel fare sprigionare suoni da violino, tastiere, vibrafono, tamburi, synth, scambiandosi strumenti e voci, in equilibrio miracoloso tra metafisica e meccanica, tra ingegneria elettronica e poesia, tra filosofia e paradosso, tra armonia e cacofonia, facendo anche parlare e cantare la PV544, che, "stupita, disorientata", inforca "l'Autostrada della Luna" per segnare, nel dialogo col suo autista, una nuova relazione, un nuovo percorso, "dove andare in nessun posto", in direzione contraria rispetto all'ipermodernità, fino a una conclusione emozionante, da scoprire: "Motor condusse me ad altra sorte".

Il nonno ricordava al nipote: "Sii logico, meticoloso, organizzato, ma ricordati che ogni uomo conserva da qualche parte le ali di cartone con cui da bambino ha volato". E anche noi, stasera, abbiamo volato, sulle ali della carta di un libro che solo gli ottusi diranno che non esiste, e sui suoni generati dall'amore tra tre musicisti e la loro Polisynth.

Fiaba alla Rodari, che levita nell'aria, come la musica che crea, in una miracolosa sospensione di incredulità, di spazio e tempo. Da vedere, ancora per tre giorni. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria, info qui.