Morrissey

live report

Morrissey Morrissey in Italia: due concerti, una devozione che non si spegne

di Angela Del Rosso

Concerto del 19/07/2026

#Morrissey#Rock Internazionale#Songwriting

Non è facile dire cosa rappresenti Morrissey oggi. Negli anni Ottanta è stato capace di trasformare inquietudini e fragilità in poesia. Oggi le sue dichiarazioni fanno spesso più rumore delle sue canzoni, ma rimane un grande artista, cui non si può rimanere indifferenti, e la partecipazione del pubblico durante le sue performance dimostra quanto il legame con lui resti forte e intenso.

Quelli di Cernobbio e Asti sono stati concerti senza effetti speciali superflui, costruiti sulla forza delle canzoni e sul carisma di un autore che può dividere, ma che sul palco sa creare, ora più che mai, un rapporto profondo con chi lo ascolta, parlando a generazioni diverse e conservando intatta la propria forza emotiva.


Sì, sono tornata a vedere Morrissey per la seconda e la terza volta in un anno: al cuore non si comanda, e se Moz passa in Italia bisogna esserci. Morrissey è un artista unico e originale: una figura complessa, romantica, egocentrica, carismatica, ironica, poetica e provocatoria. Ed è questa combinazione di tratti, difficile da separare dalla sua musica e dalla sua immagine pubblica, ad averlo reso una presenza inconfondibile nella cultura musicale dello scorso e del presente secolo. Il suo ritorno in Italia comincia al Lake Sound Park di Cernobbio, all’ex Galoppatoio di Villa Erba, il 19 luglio e finisce il 21 luglio ad Asti Musica.

19 Luglio- Lake Sound Park Villa Erba, Cernobbio

Villa Erba non è un posto qualsiasi, si trova in un suggestivo parco sul Lago di Como, ma, soprattutto, è stata la dimora di famiglia di Luchino Visconti, uno dei registi preferiti di Morrissey, insieme a Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini. Il pubblico è molto variegato: c’è chi lo segue dai tempi degli Smiths (sempre siano benedetti…), chi lo conosce soprattutto come cantante e autore solista (che è peraltro la parte più lunga della sua carriera), chi viene da vicino e chi da molto lontano, chi lo vede per la prima volta e chi lo segue con zelo nel suo sempiterno tour.

La serata a Cernobbio si apre con il tradizionale montaggio di video, amato e odiato dai fan e non conosciuto da chi vede Moz per la prima volta, che ben inquadra il suo immaginario e comprende, tra le altre, immagini della guerra in Vietnam, di Benny Hill, dei Sigue Sigue Sputnik, dei Kraftwerk, dei New York Dolls, di David Bowie e pure di Little Tony. Dopo i video, finalmente arriva Morrissey con la sua band: camicia nera aperta sul petto, cembalo tra le mani e un mazzo di fiori infilato nei jeans. Nel corso della serata cambierà look più volte, passando prima a una camicia gialla e poi a una t-shirt blu, che alla fine del concerto lancerà al pubblico, come lancerà due foulard, che durante lo show usa per asciugarsi il sudore, coprirsi il volto, infilarli nella tasca dei pantaloni e poi indossarli a mo’ di pareo.

Intanto, sullo schermo scorrono fotografie di celebri artiste e artisti, da Brigitte Bardot a David Byrne, ma anche brevi spezzoni di film in loop, per un effetto di immersione totale nell'universo di ispirazioni in cui vive Morrissey. L’avvio è affidato a Billy Budd, quindi segue “I Just Want To See The Boy Happy”, e tra una canzone e l’altra Moz alterna ironia e riflessioni sarcastiche. L’audio all’inizio non è ottimo, e lui sembra avere difficoltà a sentire la sua voce sul palco, ma successivamente migliora, come il suo mood, condito da british humour e sarcasmo. Accanto ai classici solisti e degli Smiths vengono suonate alcune canzoni dell’ultimo interessante disco Make-Up Is A Lie, uscito a marzo 2026, tra cui emergono Kerching Kerching e Zoom Zoom.

Comunque, le emozioni più intense arrivano con pezzi solisti classici come First of the Gang to Die, Suedehead, Every Day is like Sunday, suonati spesso dal vivo, e con rarità quali la struggente Now My Heart is Full e la clamorosa Life is a Pigsty, un vero colpo al cuore. E poi ci sono le canzoni degli Smiths... come A Rush and a Push and the Land Is Ours, la tagliente How Soon Is Now?, introdotta sarcasticamente da "se vi sentite soli, beh lo siete”, Shoplifters of the World, velatamente (ma non troppo) dedicata al presidente degli Stati Uniti e Ia malinconica, straordinaria I Know it’s Over. Su Irish Blood, English Heart con Oscar Wilde sullo sfondo, le luci diventano rosse, il suono si fa ancora più affilato, il pubblico salta e qualcuno del pubblico prova a sorpassare la barriera e a dare la mano a Morrissey, riuscendoci pure, nonostante la severa security. La successiva Jack the Ripper è eseguita in un’atmosfera quasi irreale, con il palco immerso in un fitto fumo rosso mentre due grandi mani bianche dominavano la scenografia.

Dopo aver presentato la band, Moz si presenta così: “Mi chiamo Massimo, vivo a Milano e suono l’ukulele. Imito i pappagalli e ho uno show tv per i bambini”. Poi canticchia il ritornello di Girlfriend in a Coma, trasformandolo in Girlfriend in Lake Como, prima di salutare con sarcasmo dicendo “Vi amerò per sempre, finché la polizia non mi porterà via e mi seppelliranno!".

E poi…nel bis, il capolavoro dei capolavori… her majesty There Is a Light That Never Goes Out, a mio modesto parere una delle canzoni più belle mai scritte, commovente, intensa e cantata da tutti. Morrissey la interpreta indossando una t-shirt blu che omaggia proprio Lake Como, e che poco dopo si sfila, restando a petto nudo per poi uscire di scena. Ma tutti noi ci fermiamo, a luci spente, davanti a un doppio ritratto di Pasolini: definitivo omaggio alla sua amata Italia di Moz, che già aveva esordito con un eloquente: "My favorite actress is Anna Magnani!"

Setlist

Billy Budd

I Just Want to See the Boy Happy

First of the Gang to Die

How Soon Is Now?

Make-Up Is a Lie

A Rush and a Push and the Land Is Ours

Suedehead

Kerching Kerching

Zoom Zoom the Little Boy

Now My Heart Is Full

Life Is a Pigsty

I Know It's Over

Everyday Is Like Sunday

Notre-Dame

Sure Enough, the Telephone Rings

Shoplifters of the World Unite

Irish Blood, English Heart

Jack the Ripper

Encore:

There Is a Light That Never Goes Out


21 luglio- Asti Musica, Piazza Alfieri, Asti

Da un parco sul Lago di Como si passa a una storica e raffinata piazza di Asti e dall’egida cinematografica di Visconti si passa a quella letteraria di Vittorio Alfieri. Il concerto, fortissimamente voluto (Alfieri docet..) da Paride Candelaresi, assessore alla cultura, grande appassionato di musica e fan di Morrissey, ha concluso la rassegna musicale Asti Musica.

A las cinco de la tarde, come direbbe Garcìa Lorca, con diverse persone già in fila per l’ingresso, si sente la voce di Morrissey provenire dal palco: è lui che fa il soundcheck e che prova First of the Gang to Die e un’altra canzone straordinaria eseguita raramente. Riusciamo a vedere e sentire Moz e a farci vedere da lui, arrampicandoci su alcune panchine per essere poi cacciati (ma solo alla fine) dalla security, e capiamo che l’uomo di Manchester è di buon umore.

Il concerto, programmato con tutti posti in piedi, per una poco spiegabile decisione degli organizzatori (comunicata il giorno prima per mail) si dovrebbe svolgere con il pubblico seduto in posti a sedere non numerati, ma in realtà il pubblico ignora le sedie e rimane in piedi fino alla fine, accompagnando ogni brano con cori e applausi (ecchettelodicoaffare…). Il buon umore di Moz avvertito durante il soundcheck è confermato dalle battute, meno sulfuree rispetto a quelle fatte a Cernobbio, e dall’atteggiamento rilassato tenuto durante la serata. Morrissey entra sul palco indossando una camicia rosa che, a metà concerto, sostituisce con una blu, poi cambiata nel finale e nel bis con una maglietta, poi lanciata al pubblico. Poche le parole rivolte al pubblico in italiano, tra cui “Grazie” e “Amore grande”, cui il pubblico risponde ringraziando a sua volta. Rispetto a Cernobbio, ci sono alcuni cambi nella setlist. Sono suonate The Monsters of Pig Alley, il migliore pezzo dell’ultimo album, e Alma Matters, che è sempre un piacere sentire. Ma la sorpresa della serata, provata nel soundcheck, è stata The Youngest Was the Most Loved, dal bellissimo disco del 2006 Ringleader of the Tormentors, registrato a Roma nel 2006 e suonata per la prima volta dal 2014. Il momento più emozionante è arrivato, nel finale, che è stato, anche qui, la commovente e intensa There Is a Light That Never Goes Out, cantata da tutto il pubblico, alla fine di una doppietta di concerti che confermano non solo l'ottima forma, fisica e spirituale, dell'artista, ma anche la potenza di tutta la band. Vale la pena citarli tutti: il fedelissimo Jesse Tobias alla chitarra, l'applauditissima italo-olandese Carmen Vandenberg alla seconda chitarra ("Ciao bellissimi! È sempre un piacere suonare in Italia!"), Matt Walker alla batteria, l'eclettica Camila Grey alle tastiere, Juan Galeano all'implacabile basso.

Le polemiche non ne hanno scalfito il magnetismo. Morrissey continua a dare voce alla malinconia con la sua ironia tagliente, conquistando sia chi lo segue da sempre sia chi lo scopre oggi. Comunque, le polemiche vanno e vengono. Le canzoni restano. E, dopo tanti anni, restano ancora terribilmente difficili da ignorare; perché al cuore non si comanda.


Setlist

Billy Budd

I Just Want to See the Boy Happy

Suedehead

How Soon Is Now?

The Youngest Was the Most Loved (suonata per la prima volta dal 2014)

Notre-Dame

First of the Gang to Die

Make-Up Is a Lie

A Rush and a Push and the Land Is Ours

The Monsters of Pig Alley

Alma Matters

Kerching Kerching

Zoom Zoom the Little Boy

Life Is a Pigsty

Everyday Is Like Sunday

Sure Enough, the Telephone Rings

Shoplifters of the World Unite

Irish Blood, English Heart

Jack the Ripper

Encore:

There Is a Light That Never Goes Out