Afterhours

Afterhours

Roma


21/07/2009 - di Arianna Marsico
Afterhours
Roma - Ippodromo delle Capannelle 21-07-09
Grande concerto per la band milanese che appare in ottima forma, e soprattutto gioviale sul palco come non la si vedeva da parecchio tempo, sarà per il ringiovanimento della line - up per l'entrata di Roberto Dell'Era e Rodrigo D'Erasmo o sarà l'effetto della paternità su Manuel. Si noti che ho scritto band: mentre fino a qualche tempo fa gli Afterhours sembravano essere solo la meravigliosa creatura del deus ex machina Agnelli, ora sembrano finalmente aver recuperato una dimensione collettiva, suonando come un gruppo in cui ogni apporto è importante (sarà anche l'influsso dell'esperienza del progetto "Il paese è reale"?).
Certo, Manuel Agnelli è il leader indiscusso, ma sembra quasi contento di lasciare un po' di spazio agli altri. L'inizio è affidato a lui, che al pianoforte attacca la dolce "Dove si va da qui". Un inizio delicato, prima che entri in scena il resto del gruppo con una sequenza da brividi: "Il paese è reale" , con i violini di D'Erasmo che acquistano la potenza di una chitarra elettrica; "Male di miele" (stavolta con dedica ai fatti della scuola Diaz al G8 di Genova), esplosiva come sempre; "Quello che non c'è". Al "Perciò io maledico il modo in cui sono fatto /Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco" quasi non si sente più la voce di Agnelli tale è la partecipazione del pubblico.
Il concerto prosegue alternando carezze e potenza, senza aver paura di sperimentare sui pezzi sia come arrangiamenti che come presentazione. "La vedova bianca" è accompagnata da una sorta di "stacchetto" a suon di battimano che con la sua meccanicità sottolinea quel sentimento che "è sbagliato ma ci rende simili" che pervade il testo. "Tutti gli uomini del presidente" viene cantata in falsetto da Dell'Era. "E' solo febbre" si impreziosisce con una dimensione noise che sul disco non è così evidente. Interessanti e forse indicative di possibili direzioni del sound in futuro sono anche le cover proposte: "What a wonderful world" per esempio, in cui Manuel mette in luce una voce roca alla Tom Waits. Colgo l'occasione per sottolineare l'eccezionale performance vocale di Agnelli in questa occasione: quando si mette al piano per suonare "Ci sono molti modi" sfoggia doti canore a volte non impiegate, altre nascoste dalla potenza sonora degli Afterhours. E il risultato è strabiliante: quando canta "Lo so che il mio amore è una patologia vorrei che mi uccidesse ora" sembra proprio un eroe romantico e nichilista. E' difficile poi dire quali siano state le parti migliori della scaletta: pezzi nuovi, come "Tutto domani", e storici come "Voglio una pelle splendida", si alternano senza provocare cali di tensione. Certo, non mancano dolorose (per il pubblico) assenze: si pensi a"Pelle" o "Strategie". Quest'ultima non viene eseguita nonostante le richieste, e Manuel sorridendo spiega che dopo tutti questi anni quel pezzo per loro è diventato "un incubo" anche se il fatto che venga chiesto è "in fondo una manifestazione d'affetto". Non manca però "Bye bye Bombay", cantata da tutti i presenti, dilatata ed esaltante. Rock allo stato puro nei suoni e sincerità esistenziale nei testi. Diciamo che questo concerto potrebbe essere segno di un nuovo corso on stage degli Afterhours: più coralità (non sono mancati anche contributi esterni alla band, da Gabriele Lazzarotti, che ha sostituito Dell'Era quando ha sofferto di polmonite, agli Gnu quartet e Andrea Pesce dai Tiromancino), più interazione col pubblico, meno umoralità. E pensando a quanto sia stato meraviglioso questo concerto, non resta che augurarsi che sia così.

Afterhours Altri articoli