Andrea Faccioli

live report

Andrea Faccioli Pet Sounds alla chitarra? All'Arci Bellezza si può!

di Laura Bianchi

Concerto del 20/01/2026

#Andrea Faccioli#Rock Internazionale#Songwriting

Cos'è la bellezza? Quelli dell'Arci Bellezza lo sanno bene: è distribuire a piene mani emozioni, in una serata di metà gennaio, in una Milano congelata dalle preoccupazioni, mentre nel mondo giganti nani minacciano e urlano. È offrire riparo ad anime bisognose di conforto e di quella fragile certezza che solo l'arte e la musica sanno offire. Eccoci quindi ad ascoltare Andrea Faccioli, che ha pensato, mesi fa, un'impresa da lui stesso definita folle: Andrea Faccioli plays Pet Sounds, ossia, trascrivere su chitarra l'intero Pet Sounds, l'album capolavoro dei Beach Boys, indimenticabile sequenza di canzoni brevissime e bellissime, ricche di armonie, sovrapposizioni, voci, strumenti, che da sessant'anni esatti sparge bellezza nel mondo, guidata dal genio di Brian Wilson, scomparso recentemente. Ma la follia è spesso parente stretta della creatività; e lo si percepisce con netta evidenza stasera, non appena il chitarrista sale sul palco, dopo una piacevole chiacchierata - introduzione di Ezio Guaitamacchi e Aldo Pedron, in dialogo con Matteo Cantaluppi, che ha masterizzato l'intero progetto, producendolo per Cassis Records, etichetta dedicata solo a musica strumentale, col supporto di Gibilterra Management.

La mirabile struttura che regge i brani non è minimamente sminuita dalla scelta esecutiva, anzi; il tocco sapiente, anche se emozionato, di Faccioli ("Mi sembra di essere al mio primo saggio di chitarra!", confessa sorridendo) restituisce all'ascolto tutta la coinvolgente genialità delle armonie, che, pur private delle voci inconfondibili di Wilson e soci, sono reinterpretate con cura e dedizione, facendo emergere la complessità della partitura attraverso sei corde, che suonano come seicento, tanta è la ricchezza dei toni e dei timbri che il chitarrista sa trarre da esse.

Faccioli mette la propria grande esperienza (con Cisco, Baustelle, Vasco Brondi e altri) e la grande sensibilità al servizio dello spartito, senza inutili virtuosismi, né tecnicismi eccessivi, ma con la grazia e il gusto di un musicista vero, che si misura con vette inarrivabili di composizione, mantenendo il dovuto rispetto e il senso dei tempi, e lasciando che tutta la fragilità preziosa e la malinconia indescrivibile del suo creatore ci entrino nell'anima. La magnifica God only knows, che Paul McCartney definì "the greatest song ever written.... It's one of the few songs that reduces me to tears every time I hear it. It's really just a love song, but it's brilliantly done. It shows the genius of Brian", ad esempio, sfrutta il sottofondo accentuandone l'impianto folky, per permettere alla melodie di spiccare il volo, con tutta la loro potenza lirica e onirica:

Come bis, Faccioli ci dona due perle: la prima è quella Good Vibrations, che sarebbe dovuta entrare a far parte del disco, e che viene eseguita con coloriture che fanno pensare alla California della Summer of Love, mentre la linea del basso aiuta a non perdere il tempo, secondo quanto l'esecutore intende sottolineare:

La seconda chicca è un altro omaggio, a David Bowie nei giorni in cui si ricordano i dieci anni dal suo passaggio verso un'altra dimensione. Una Space Oddity densa di pathos, come se davvero Major Tom fosse nello spazio a cercarci, ancora e ancora:

Quanta bellezza, anzi, Arcibellezza, superlativa serata per anime medicate dalla musica.