Patti Smith

Patti Smith

Bollate / Villa Arconati


20/06/2015 - di Laura Bianchi
Quanti anni sono passati, Patti? Quaranta? E come mai tanti album nel frattempo sono invecchiati, mentre Horses no?

La Luna, Giove e Venere sono appesi sopra di noi; il lunghissimo tramonto dell`ultimo giorno di primavera, che non si decide a lasciare il posto alla prima notte d`estate, illumina la pianura milanese. La sontuosa Villa Arconati è dietro di noi, e sul palco c`è Patti Smith, con la sua Band stellare: Lenny Kaye alla chitarra e Jay Dee Daugherty alla batteria,  che hanno partecipato alla registrazione di Horses, il figlio Jackson Smith alla chitarra elettrica e Tony Shanahan al basso e tastiere.

Quanti anni sono passati. Eppure il brillare indiscutibile dei testi di quell`album seminale, stasera celebrato nella sua integrità, da un Gloria all`altro,  illumina più di questo lunghissimo tramonto. Patti ha sessantasei anni, ma la sua è un`eterna primavera. Fisica e spirituale, materica ed eterea, poetica e viscerale, Patti è un`urgenza vivente, è la necessità della comunicazione, è la vita che si fa poesia, è la poesia che si fa musica, e gesto. Ha bisogno di contatto col pubblico, lo incita, lo stuzzica, gli sorride; sul palco lei è completamente libera, si muove, salta, legge, sputa, si dimentica le parole, scambia i pezzi nella scaletta, ride ed è immensamente se stessa. Be free!!, ci dice.

Ha parole di effettuoso elogio per Papa Francesco, che chiede a ciascuno di proteggere la terra; su Elegie snocciola un`impressionante litania di santi laici, persone che non sono più in questa vita, ma che sono nei nostri cuori, da Ginsberg a Mapplethorpe, da Jim Carroll a Lou Reed; ma chiede anche a noi di unirci, nel ricordo dei nostri cari, ed il silenzio che accompagna l`esecuzione è la migliore risposta.

Su Beneath the Southern Cross alziamo le braccia al limpido cielo stellato, ipnotizzati dal ritmo delle percussioni, mentre Patti ci chiede urlando di sentire la forza del nostro corpo, della terra, della vita. Lei, sciamana di parole, sputate fuori dall`anima, come nella devastante Birdland, dieci minuti di rabbia e nostalgia, e la voglia di salire up up up; lei, che definisce Because the night a little song for my husband, ma ce la fa cantare in coro, felice. Lei, che ci dice che noi siamo liberi, e che abbiamo the power, e che alla fine imbraccia l`elettrica per darci l`ultima scossa, con una My generation che sa di riscatto, di distorsione, di sberleffo alla vita che passa, di sputo in faccia a chi pensa che ad essere punk siano solo giovani sognatori, e che a sognare siano solo giovani.

Una per una, le corde della chitarra vengono strappate. Patti è esausta, ci ha restituito moltiplicata l`energia che ha ricevuto, ma anche stasera ha compiuto la sua missione: questa è la sola arma che abbiamo ... la chitarra! Non abbiamo bisogno di fottute guerre: noi abbiamo il rock`n`roll!


  SETLIST


Gloria

Redondo Beach

Birdland

Free money

Kimberly

Break it up

Land: Horse / Land of a thousand dances / La Mer(de)

Elegie

Dancing barefoot

Privilege (set me free)

Beneath the Southern Cross

Rock&Roll / I`m waiting for the man (The Velvet Underground cover)

Because the night

People have the power


Encore: My generation (The Who cover)

 

 

 

 

 

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