live report
Micah P. Hinson The Tomorrow Man a Milano: il magnetismo di Micah P. Hinson
di Laura Bianchi
Concerto del 18/11/2025
Lo avevo visto due anni fa, in un concerto memorabile. Lo rivedo stasera, alla Santeria Toscana di Milano, tappa di un breve tour italiano. Micah P. Hinson, quando passa, lascia il segno. Ancora più se il disco che sta presentando, The Tomorrow Man, per Ponderosa Music, lascia un segno indelebile su quanti lo ascoltano, perché indica una tappa artistica ed esistenziale importante per il cantautore Chickasaw ("nativo americano è un nome fottutamente stupido"), nato nel Tennessee, ma cresciuto nel Texas, e che a 44 anni può dire di aver vissuto almeno tre vite.
Magnetico, sarcastico, minuto, sguardo tagliente nascosto dal cappello a tesa ampia e battuta pronta, ma comunque fragile, sotto l'apparenza dura, con intercalari a base di "fuckin'" e di "bullshit", Hinson dimostra una padronanza del palco e un rispetto per il pubblico che ce lo fanno amare da subito; l'urgenza di proporre tutti i brani del nuovo disco è in totale sintonia con la profonda convinzione di aver creato un lavoro intenso, urgentemente sincero fino alla violenza con cui mette a nudo le difficoltà attraversate dall'artista, e che vengono chiarite in modo totale in un lungo discorso, verso la fine del concerto. Il cantautore ringrazia Alessandro Stefàna, che l'ha "letteralmente salvato" dalla depressione in cui era caduto, durante e dopo un matrimonio sbagliato, al punto che, parole sue, "mi ha fatto pensare di impiccarmi nel mio garage". Stefàna accenna un sorriso pudico e riservato, ma applaude non appena Hinson cita Vinicio Capossela, che l'ha voluto a Calitri, per lo Sponz Fest, e gli ha fatto conoscere Taffaele Tiseo, il direttore dell'Orchestra di Benevento presente nel nuovo disco.
Stasera, con l'eccellente multistrumentista bresciano, anche produttore del disco - non si contano gli strumenti che suona, dalla lap steel all'armonica a bocca, dal banjo alle tastiere - non c'è un'orchestra, ma il batterista Paolo Mongardi, "the coolest motherfucker", che segue le montagne russe della partitura imposta dal cantautore, con delicatissime trame in punta di corda e di voce, e dolci spazzole ad accennare il ritmo, come in Think of Me
e, in altre situazioni, cavalcate furibonde, con crescendo da capogiro, oppure reminiscenze country spruzzate di malinconia, come The Last Train To Texas:
Il nuovo disco è proposto tutto, "from start to finish", per la gioia del foltissimo pubblico, che ascolta in silenzio religioso quanto ha da raccontare questo cantastorie di perdenti che non pèrdono mai del tutto, e che sanno trovare, alla Cohen, la crepa da cui entra la luce.
Hinson tiene la chitarra stretta davanti a sé, scudo e insieme cassa di risonanza per il cuore, e ne lascia passare ogni battito, permettendoci di entrare nella sua anima, così imperfetta, bella, ricca di verità: e noi da lui accettiamo tutto, anche qualche accordo scordato, anche qualche tremito nella voce, pur in grandissima forma, anche qualche "fuckin'" di troppo, perché percepiamo che il miracolo della bellezza e della verità si sta compiendo davanti a noi. Sappiamo poi che l'ultima traccia del disco, Oh Sleepyhead chitarra e voce, interpretata alla fine, così lontana dalla versione orchestrale che lo apre, e che viene proposta full band all'inizio del concerto, nacque come ninnananna per una sua figlia, e ora ci giunge "attraversando lo spazio e il tempo", mantenendo intatta la preziosa magia di un passato irrevocabile altrimenti che con la musica.
In Hinson, come si diceva decenni fa, pubblico e privato si saldano; le sue esperienze si intrecciano con quelle umane in generale, dai rapporti con Dio, come in I don't know God
a quelli coi figli, estendendosi a riflessioni sul mondo moderno e sull'indifferenza, che giudica il vero male della nostra società, per il quale l'unico rimedio sembra essere "scegliere ogni giorno di essere gentili uno con l'altro, perché siamo solo esseri umani dotati di ragione, senza differenze, e invece vedo solo nuove schiavitù, genocidi, guerre...noi sappiamo quale sia il fottuto problema: bisogna incoraggiarci l'uno l'altro perché... something must fucking change!". E non può essere una migliore chiosa a quanto Hinson pensa e dice, che riflettere sui versi di People, un bis regalato in esclusiva a noi, comunità raccolta attorno a chi canta bellezza e verità.
When I was young
I saw people helping people all the time
Because you were people helping people in their prime
I find that people loving people was the norm
Because you were people helping people before the long, dark storm
As I grew up
I saw people hurting people all the time
Because you were people hurting people in your prime
I thought that people hating people was the norm
Because you were people hating people during the long, dark storm
Now I am old
I see people ignoring people all the time
Because we are people ignoring people in their prime
I find that people killing people is now the norm
Because we are now people killing people after the long, dark storm.
Thanks, Micah. And come back soon.
FOTO DI FRANCO VALSECCHI
SETLIST
Oh Sleepyhead (full band)
One Day I Will Get My Revenge
Think of Me
Take It Slow
The Last Train to Texas
There's Only One Name
Mothers & Daughters
Speech + I Don't Know God (Solo)
I Thought I Was the One
Take Off That Dress for Me
When We Embraced
Beneath the Rose
What Does It Matter Now?
Ignore the Days
Carelessly
Hallow
Walls
BIS:
Oh Sleepyhead (Solo)
People
I Was Just Standing There
500 Miles