Dropkick Murphys

live report

Dropkick Murphys The Dropkick Murphys a Milano: musica come denuncia sociale

di Giovanni Sottosanti

Concerto del 15/10/2025

#Dropkick Murphys#Rock Internazionale#Punk

La musica come denuncia sociale, orgoglio, senso di appartenenza, recupero delle radici, lotta di classe, diritti umani e solidarietà. Ma anche come gioia e rabbia, miste ad energia liberatoria e rigenerante, che esplodono sul palco di un concerto, al di fuori di dogmatismi e schemi precostituiti. Un locale strapieno di colori con prevalenza del verde Irlanda, tanto entusiasmo, a tratti anche troppo, birra come piovesse e canzoni cantate a squarciagola in un unico grande abbraccio. Questo suggestivo scenario avvolge fin dalle prime note Frank Turner e i suoi Sleeping Souls quando salgono sul palco dell'Alcatraz come opening dei Dropkick Murphys. Prima di loro gli Haywire, from Boston, Massachusetts, con un hard punk rock un po' troppo urlato e rumoroso. Frank Turner si conferma invece un grandissimo animale da palco, fautore di un combat folk punk rock di grande e immediato impatto sonoro, figlio diretto di Clash, Billy Bragg, Bruce Springsteen e Gaslight Anthem, ma anche di Bob Dylan e Johnny Cash. Il rocker britannico vanta ormai una carriera quasi ventennale con all'attivo circa una ventina di dischi pubblicati, tra studio album, live e raccolte. Sul palco si muove con l'elasticità, la scioltezza e l'agilità di un quarantreenne, ma con la sicurezza e il carisma di un veterano. Corre, balla, salta e si butta tra il pubblico, concedendosi anche l'avventura del crowd surfing.

Tra punk rock lanciati a 200 all'ora sulla corsia di sorpasso e ballads folk più melodiche e riflessive, scorrono pezzi storici del suo repertorio, come I Still Believe, da England Keep My Bones del 2011, Try At Home, Photosynthesis e Recovery, uniti a brani della produzione più recente, come Never Mind The Back Problems, No Thank You For The Music e Do One, quest'ultima con parte del testo cantato in italiano. Solo in acustico esegue Bob, cover dei NOFX. Il finale è ancora tutto da correre senza freni, con Recovery, Non Serviam e Get Better che incendiano il pubblico e lanciano il pogo sotto palco. Chiude con Four Simple Words, da Tape Deck Heart storico album del 2013. Il brano parte adagio con un intro di piano, quasi come una ballad in stile Billy Bragg, per poi tramutarsi in un punk rabbioso, trascinante e assassino, pubblico in delirio e meritata ovazione per un opening act con tutti i crismi per giocare in prima squadra. Sicuramente, per quanto mi riguarda, la migliore esibizione mai vista di Frank Turner & The Sleeping Souls.

Quando sulle note dell'ormai classica The Lonesome Boatman, cover dei The Fureys, i Dropkick irrompono sul palco, l'eccitazione del pubblico ha ormai raggiunto l'acme. Da qui in avanti è un tripudio di suoni, cori, braccia al cielo e pogo senza confini. La band picchia duro, la voce di Ken Casey è potente e incisiva, gli strumenti viaggiano all'impazzata, da Worker's Song a Middle Finger è un attimo arrivare all'acclamatissima The Boys Are Back, vero inno live della band. Con Johnny, I Hardly Knew Ya si respirano atmosfere Irish e i ritmi rallentano confluendo in un'avvolgente ballad. Personalmente preferisco i Dropkick quando rivestono i loro brani di Irish Folk, piuttosto che quando sparano un fuoco di sbarramento ininterrotto che in alcuni momenti rende i brani troppo uguali. Fiending For The Lies e Longshot illustrano il nuovo album For The Roses, appena uscito. Citizen C.I.A. abbraccia con decisione temi sociali e di denuncia, come la successiva School Days Over, cover a firma di Ewan MacColl, poeta, scrittore, attivista e drammaturgo britannico. Il brano affronta il tema scottante del lavoro e dello sfruttamento della classe operaia e arriva anch'esso dall'ultimo disco, dove vede la partecipazione straordinaria di Billy Bragg. Il traditional Finnegan's Wake e la successiva Good Rats regalano un viaggio attraverso l'Irlanda proletaria che vive nei pub, temi comuni anche nella successiva Chesterfield And Aftershave, dove le radici irlandesi si sposano con il verde di Boston e dei Celtics. Boys On The Docks rappresenta un altro momento epico del concerto, vero inno di battaglia e di chiamata alla lotta per la resistenza, "Together we are what we can't be alone" e "United we stand, divided we fall". Al Casey si tuffa continuamente sulla folla, in uno scambio incessante di energia, abbracci e vibrazioni forti. Skinhead On The MBTA continua l'assalto all'arma bianca, mentre The Green Fields Of France e Bury The Bones abbracciano l'Irlanda dei Pogues.

Stasera non si fanno prigionieri e da qui in avanti si procede dritti senza soste, iniziando da Out Of Our Heads, per proseguire con Who'll Stand With Us? fino a The State Of Massachusetts e Walk Away. Rose Tattoo e Going Out In Style scolpiscono un altro momento forte della serata per due pezzi storici della band.

Chiusura d'obbligo con I'm Shipping Up To Boston, supportata da The Big Man, altro estratto dall'ultimo lavoro discografico.

Dropkick Murphys, concerto vietato ai cuori deboli, per un'ora e mezza senza soste, tirata, adrenalinica, vibrante e coinvolgente.

LE FOTO DI FRANK TURNER SONO DI MARCO SCANDELLA.