Mariposa

live report

Mariposa Brescia

18/05/2007 di Christian Verzeletti

#Mariposa#Italiana#Alternative

MARIPOSA

18 maggio 2007 - Morya Alter Bar (BS) I Mariposa sono un gruppo in continua evoluzione, in continua ricerca, forse anche di sè stessi. Nemmeno un periodo di stop di oltre un anno, dovuto a dissidi interni, ha mutato il loro approccio spasmodico, anzi, proprio quegli attriti che avevano portato allo scioglimento sembrano aver generato nuove urgenze nel suono della band.
Questo è quanto stanno comunicando dal palco con una serie di concerti che dicono molto di più dell'ultimo album di cover in studio, "Best company": proprio dal vivo infatti l'ensemble riesce a dimostrare il motivo di un ritorno che li rilancia come una delle poche formazioni della scena indipendente italiana con qualcosa di diverso da dire.
Il concerto al Morya di Cellatica è stata l'occasione per liberare un suono che rispetto ai "vecchi" Mariposa è cresciuto e si divincola ora in strutture più solide. La prima parte della scaletta è centrata su brani ancora inediti, che presumibilmente stanno preparando il terreno per un prossimo nuovo vero disco: l'impatto è duro, costruito su ritmi funky e su pesi più rock, che ad un primo momento spiazzano chi ancora si attende il teatro-canzone sperimentale di qualche anno fa.
I Mariposa continuano a proporre la loro personalissima versione di un progressive alternativo, ma lo fanno su ritmi molto più spinti che obbligano il cantante Alessandro Fiori ora all'urlo ora alla danza. In "Sombrero mescalero", "Can I have bon bon" e "Paparazzi & girls" predomina un avant-funky che deve molto all'ingresso in formazione di Valerio Canè al basso. Tutta la band poi si produce in variazioni a tema mutando suoni e sintonie, ma tra i tanti aggeggi che compaiono sul palco quello più suonato è un campanaccio, simbolo appunto di una forza ritmica più sfrontata.
La cover di "Oily way, outer & inner temple" dei Gong conduce quindi verso la seconda parte del concerto: più che di un passaggio da una zona all'altra, da un suono all'altro, si tratta di un viaggio, di vero e proprio trip psichedelico con tanto di tè servito direttamente sul palco che provoca effetti deliranti di flauto a traverso, tastiere e clarinetto. Con "L'asta degli oggetti scivolati" si scivola proprio dentro la fase più surreale del set da cui scaturiscono il sempre grande sarcasmo di "Rimpianti a gas" e i rigurgiti anti-cattolici di "Radio marea".
Quelli che dovrebbero essere i bis costituiscono poi un ulteriore set in cui trova spazio una quantità di bizzarrie sperimentali che vanno da una banjo riprodotto alle tastiere ad un ritmo popolare che batte sfiorando il prog in "Enrico IV". Come suo solito Enrico Gabrielli si inventa sul momento un'improvvisazione andando a recuperare il tema dell'"Ispettore Derrick" prima di una "Vamps di rumore" condotta a strappi impressionanti.
La sorpresa finale è una versione di "Ghostbusters" che ribadisce la nuova direzione ritmica dell'ensemble: il pezzo si rivela infatti un vero e proprio studio sul funky che sotto una goliardia corale nasconde continui cambi di suoni.
Ora possiamo dirlo: i Mariposa sono tornati. E ancora una volta suonano diversi e imprevedibili. Ad oltranza.

SET LIST:
Sombrero mescalero
Can I have bon bon
Paparazzi & girls
Oily way, outer & inner temple
L'asta degli oggetti scivolati
Rimpianti a gas
Radio marea

Tutto in 40 minuti
Enrico IV
L'ispettore Derrick
Vamps di rumore
Ghostbusters