Cesare Basile

Cesare Basile

Brescia


18/02/2006 - di Christian Verzeletti
CESARE BASILE

18 febraio 2006
FREEMUZIK (BS) Un concerto della durata di un'ora è di solito un'esibizione insoddisfacente, a cui capita di assistere durante quegli showcase promozionali organizzati per offrire qualche anteprima agli addetti ai lavori.
La data di Cesare Basile al Freemuzik è stata invece una performance tutt'altro che scarsa, a cui non è servito prolungarsi né concedere alcun bis.
Il set è stato breve e ben centrato attorno alle canzoni: poche parole, nessuna posa e nessuna concessione allo spettacolo. Accompagnato da Marcello Caudullo alla chitarra, da Michela Manfroi al pianoforte, da Marcello Sorge alla batteria e da Beppe Sindona al basso, Basile ha suonato e lasciato che fossero i suoi pezzi a comunicare ciò che aveva da dire: un messaggio essenziale nei testi e nei suoni, sviluppato in un rock dosato ed autentico.
"Dal cranio", appena più ruvida della versione su disco, e "Finito questo", appoggiata sulla spazzole e sulle punte di una chitarra elettrica, hanno introdotto ad una performance in cui la band è stata sin dall'inizio in sintonia con il carattere torvo delle canzoni e del loro autore. Da una parte i rintocchi del piano di Michela Manfroi e dall'altra gli sporadici squarci delle Fender di Caudullo e dello stesso Basile hanno composto delle alternanze già evidenti ne "La suonatrice di hammond" e in "Fratello gentile".
La scaletta ha dato spazio ai pezzi del nuovo "Hellequin song" e ad alcuni brani dei dischi precedenti, recuperando una "Venere" che si è allungata in un finale elettrico: anche nei momenti più distorti Basile ha dimostrato una rara coscienza dei propri pezzi tornando sempre sul canto e non lasciando che le parti strumentali prendessero il sopravvento.
Atmosfere rispettivamente underground e blues sono così emerse da "Dite al corvo" e da "Continuous lover", ma la parte migliore della serata è arrivata con "L'albero di Giuda" e "Ceaseless and fierce", quest'ultima segnata dalla slide di Caudullo. Una menzione particolare alla batteria di Marcello Sorge, che si è rivelato ancora una volta perfetto nello scandire suoni e parole: le sue entrate e il suo lavoro alle spazzole e alle bacchette hanno dato un passo in più anche ai pezzi più trascinati.
Il concerto non ha avuto picchi altissimi, ma ha goduto di una continuità davvero intensa. Da parte sua Basile ha cantato rivolgendosi spesso ad un leggio e sollevando lo sguardo solo nei passaggi più carichi di rancore. Alla fine ha concluso con una "Hellequin song" che evitando qualunque tono eclatante ha fatto sfilare i fantasmi della sua poetica: Cristi sofferenti, amanti tormentati, masnade di sensi di colpa e di peccati hanno costituito una danza macabra sempre più attuale.
Dopo un'ora il bisogno di musica dei presenti era soddisfatto, segno che Cesare Basile è davvero uno dei pochi in Italia in grado di far arrivare la sua musica dritta e profonda, senza bisogno di tanti giri. Scaletta:
Dal cranio
Finito questo
La suonatrice di hammond
Fratello gentile
Il deserto
To speak of love
Apocrifo
In coda
Venere
Dite al corvo che va tutto bene
Continuous lover, silent sister
L'albero di Giuda
Ceaseless and fierce
Hellequin song

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