Patti Smith

Patti Smith

Brescia - Chiesa di San Giuseppe


17/12/2018 - di Marcello Matranga
Il cerchio si chiude.

Dopo aver visto Patti Smith per la prima volta nella bolgia di una Bologna sopraffatta dall’evento del settembre 1979, in quella che fu la sua penultima performance (poi ci fu solo Firenze), prima dell’oblio durato anni. Ed è straordinario guardare scorrere la parabola artistica di Patti Smith, dalle folle oceaniche ai concerti in ambiti più vivibili ed affascinanti, come quello che, ieri sera, ha visto la Smith esibirsi all’interno della chiesa di San Giuseppe, accanto  a Piazza della Loggia, nell’ambito di Tener-A-Mente Con lei sul palco Tony Shanahan al piano e chitarra per una serata emozionante, ben oltre le attese, pur in un ambito certo non nuovo per la Smith visto che proprio per la stessa manifestazione, nel 2007,  era già stata ospite di un bel set nella chiesa di San Nazaro e Celso, sempre con Shanahan e il violoncellista Giovanni Sollima.

Che la Smith ami in maniera particolare il nostro paese è cosa nota, ed anche ieri sera non ha mancato di ricordare le meraviglie artistiche custodite in Italia. San Giuseppe è sold out da tempo per questa esibizione. Patti sale sul palco alle 21.15 in un ambiente freddo per la temperatura, ma caldo per l’affetto e l’amore che i presenti le tributano ad ogni canzone. Il set inizia con una bella versione di Wings penalizzata dalla citata temperatura che non agevola la performance vocale. Patti ne risente, si vede, ma classe ed esperienza le permettono di accantonare i disagi, con i racconti che precedono ogni canzone. L’atmosfera si riempie di emozioni palpabili quando partono pezzi come Ghost Dance, ipnotica ed ammaliante come poche. Emozione che traspare evidente quando la Smith racconta di quando ha scritto la canzone dedicata suo figlio prematuramente scomparso. After the Gold Rush è la celeberrima canzone di Neil Young che Patti rivisita da par suo. Non sorprende che un pezzo del genere possa far parte di una scaletta visto la personalità, la storia, le battaglie in difesa di argomenti come quelli trattati nella canzone di Neil.

La parte finale del set è un piccolo capolavoro che si estrinseca nella magica sequenza che vede scorrere una strabiliante Dancing Barefoot seguita a ruota da una magnifica interpretazione di Pissing in A River che regala brividi nel suo incedere solenne e vibrante. Because the Night parte ma la Smith ha problema di intonazione e blocca la canzone scusandosi per l’imprevisto. Un the caldo rimette le cose a posto ed ecco che la ballata simbolo dell’edonistico abbandono, del desiderio fremente ed arroventato, e dell`amore descritto come "un angelo travestito da lussuria", decolla in tutta la sua potenza. Patti Smith irretisce con la sua performance, incurante dei settantadue anni che non scalfiscono la sua magnetica capacità di risultare catalizzante agli sguardi della platea. People Have the Power con i bambini sul palco insieme a lei che li definisce, giustamente, “futuro e speranza del mondo”, chiude un concerto molto bello. Bravo Tony Shanahan a supportare la parte musicale dividendosi tra chitarra acustica e pianoforte. Ottima l’organizzazione di una serata che ha saputo tradurre speranze in una bellissima realtà.


Fotografie di: Giovanni Daniotti

Setlist

Wings, Ghost Dance, Peaceful Kingdom/People Have the Power, The Jackson Song, After the Gold Rush, Beneath the Southern Cross, Oh Holy Night, Dancing Barefoot, Pissing in River, Love is All We Have Left, Because the Night, People Have the Power.

 

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