Nora

live report

Nora Quattro musiciste nella magia dell'International Nora Jazz Festival

di Franco Bergoglio

Concerto del 01/08/2026

#Nora#Jazz Blues Black#Jazz

Non hanno troppe caratteristiche in comune le quattro protagoniste del Nora Jazz Festival di quest’anno, ma tutte, invariabilmente, rivolgendosi al pubblico durante il concerto, hanno speso parole entusiastiche sulla “venue” degli spettacoli. E davvero gli organizzatori del festival potrebbero vantarsi di vendere lo show e il luogo magico: due spettacoli al prezzo di uno! Per arrivare al palco del Nora Jazz Festival - adagiato su un declivio all’ingresso delle rovine punico-romane - si costeggia tutta la baia al tramonto: uno spettacolo naturale unico. Con la laguna alle spalle e le vestigia archeologiche che digradano verso la spiaggia, è facile immaginarsi una nave di commercianti fenici che si prepara ad attraccare nell’abbraccio morbido dell’insenatura. Dietro il palco, sapientemente realizzato senza quinte, si intravede il mare e mentre le note galleggiano sulla baia potete rimirare la luna che sale vicino alla torre d’avvistamento spagnola. Credo di aver convinto anche i meno interessati al jazz a fare una visitina al festival nelle prossime edizioni, anche perché – e veniamo alle specificità del Nora Jazz – il programma ha un sottotitolo, Women in Jazz, che di anno in anno si sforza di onorare, e quindi i concerti vedono alternarsi sul palco leader femminili alla testa di propri progetti artistici, spesso in prima italiana.

I quattro eventi dell’edizione numero diciassette aprono altrettante finestre su mondi musicali diversi: dal jazz, nelle sue varie accezioni, al rock, passando per soul, pop, Africa, e via elencando, senza confini stilistici. Ha aperto i giochi il 30 luglio Georgia Cécile, giovane e fresca interprete scozzese che, alla guida di un classico trio con pianoforte, si è destreggiata tra brani soul jazz di propria composizione (In New York, il più accattivante), qualche oculata ripresa dal songbook americano (The Man I love, George Gershwin) e un inchino al genio immortale di Duke Ellington (The Duke’s Place).

Il 1° agosto entra in scena l’americana Morgan James: voce potente al servizio di un repertorio solido, basato sui classici della sua “musica preferita”, il classico soul “black” alla Otis Redding per intenderci. James predilige giustamente il lato femminile del soul, inserendo in scaletta cover di ieri e oggi pescate tra i brani portati al successo da Aretha Franklin, Nina Simone e Mariah Carey. I momenti topici del concerto sono però quelli dove esce dalla sua zona comfort mettendo la propria voce al servizio di musiche diverse: su tutti una rilettura di Cult of Personality dei Living Colour, dove il black rock originale del gruppo viene riarrangiato in chiave “hard-soul”, se ci è consentito inventare un nuovo sottogenere. (Non conoscete i Living Colour? Malissimo: rimediate subito ascoltando almeno i dischi Vivid e Time’s Up o vi tolgo il saluto!). Coinvolgente e originale anche il bis con Sledgehammer di Peter Gabriel e pubblico in piedi a ballare.

Il 6 agosto va in scena il concerto rivelazione di questa edizione (almeno a mio giudizio). Ayanna Witter-Johnson, cantautrice, violoncellista (ma è brava anche con pianoforte e percussioni), compositrice britannica, capace di mescolare il proprio retaggio famigliare giamaicano a base di reggae con jazz, soul, melodia africana, pop inglese e qualche influenza classica in un melting pot musicale unico. Su tutto l’impasto domina il formato canzone e la voglia di parlare a un pubblico ampio, come si sente nel recente brano You Can Have Everything o in Rise Up, bella melodia su un testo di impegno civile. Entrambi i brani sono stati presentati live con altro materiale originale, ma c’è spazio anche per una cover scelta dal repertorio dello storico gruppo The Abyssinians, al centro del movimento Rastafari. Le potenzialità di Witter-Johnson emergono in pieno nel bis, quando rimane da sola con voce e violoncello, a spogliare fino allo scheletro il classico dei Police Roxanne. Il talento è tanto, l’artista è eclettica al punto giusto - in particolare quando strapazza in tutti i modi possibili il suo violoncello -; vedremo se saprà far pendere l’ago della bilancia verso l’arte o se andrà spostandosi sull’artigianato.

L'8 agosto il festival si chiude con la poesia di Sophia Thakur. Poetessa molto amata in Gran Bretagna, artista dalla forte presenza scenica, apre agli spettatori il suo mondo intimo, costruendo un viaggio dove la parola pian piano si fonde con la musica del gruppo che la spalleggia e un mix sensuale, venato di acid jazz. Tra i temi emergono quello del ricordo, l’amore (e la fine dell’amore), la gioia, la speranza, una tenera lirica dedicata alla madre. Thakur narra mondi intimi, si muove leggera, cerca il respiro della musica, il ritmo. Quando trova quest’ultimo, il concerto si accende, la musica prende il sopravvento e Thakur, dopo aver cercato di sciogliere i cuori dei presenti, invita il pubblico a liberare i corpi ballando. Un bel finale per un festival sempre curioso, che ha il coraggio di esplorare approdi meno battuti dell’arcipelago jazz.

FOTO COPERTINA DI E. SCHIRRU

FOTO GALLERY DI A. MELA