live report
The Del Fuegos The Del Fuegos in Italia: divertimento su e giù dal palco
di Autori vari
Concerto del 17/06/2026
A volte ritornano...e meno male! La band di Boston ha appena finito un breve, ma intenso tour in Italia, che ha messo fine a un'attesa durata ben trentacinque anni. Ma non si pensi a un raduno di reduci: i fratelli Zanes, Dan e Warren, voce e chitarra, Tom Lloyd al basso, Colin Brooks alla batteria e Claudia Zanes, ai cori e alle tastiere, hanno molte frecce al loro arco, e l'hanno ampiamente dimostrato in queste cinque date: venerdì 12 all’Istituto Salesiano San Bernardino di Chiari (BS) all’interno del Chiari Music Festival, sabato 13 a Grosseto per un secret show, domenica 14 al Flog di Firenze, lunedì 15 ai Giardini Estensi di Varese e mercoledì 17 al Teatro Studio di Bolzano. Ogni concerto è stato elettrizzante e divertente. Perché, quando chi suona sul palco si diverte, lo stesso entusiasmo contagia anche il pubblico. Mescalina, che li segue da sempre, c'era a tre concerti, ed ecco il racconto.
CHIARI E GROSSETO - GIOVANNI SOTTOSANTI
Ci sono stati anni gloriosi e pioneristici, in cui i bassifondi del rock'n'roll pullulavano di band in grado di incendiare scantinati, club e scalcinati locali di periferia, dando vita, forma e colore ai sogni più selvaggi e irrealizzabili. Un manipolo di ammunitati del rock'n'roll, soul e r&b, armati semplicemente di chitarre, basso e batteria, ma in grado di risvegliare gli anni '80 dal torpore e da pericolose derive disco dance, con produzioni pericolosamente omologate verso plastificate sonorità bombastiche e da classifica.
I Del Fuegos, da Boston, Massachusetts, furono tra i capipolo di questa restaurazione del rock'n'roll, riportando in pista quelle sonorità sporche, stradaiole e proletarie già santificate in quegli anni da Springsteen, Petty e Mellencamp. Quattro dischi tra il 1984 e il 1989 consumati dalle puntine dei nostri giradischi, concerti memorabili, pezzi mandati a memoria come inni generazionali, e poi il nulla. Carriere soliste variamente assortite, un ritorno discografico nel 2012, alcune sporadiche reunion e di nuovo anni di silenzio. Quando i ricordi sembravano ormai destinati a ingiallire e impolverarsi negli scaffali insieme con i dischi, ecco che, come per magia, grazie ad Andrea Parodi e Pomodori Music, i Del Fuegos sono tornati meravigliosamente in pista, spazzando via in un colpo solo la polvere dai solchi dei nostri sogni.
Maurizio Mazzotti, Marcello Matranga e tutti i meravigliosi ragazzi di ADMR Chiari accolgono con la solita impareggiabile carica di passione e simpatia la prima data italiana della band di Boston. Mi perdo purtroppo in parte l'esibizione del primo gruppo in cartellone, i Southlands, da Pavia con rock, blues e southern nelle chitarre e nelle corde vocali. Edward Abbiati & The Rattling Chains chiudono invece sul palco di Chiari tre anni di To The Light Tour, con un concerto vibrante, coinvolgente ed emozionale. La durata ridotta del set proposto non inficia per nulla la qualità dell'esibizione, e allora Three Chords & The Truth e Nothing Left To Say celebrano l'ultimo album, mentre Oh Baby Please pesca dal passato di Me & The Devil, album realizzato nel 2014 insieme a Chris Cacavas.
Just About Now e I Got Hurt spingono sull'acceleratore, Never Gave Up si sporca di garage prima del finale, in cui l'armonica di Jimmy Ragazzon colora di blues e amicizia To The Light e l'immancabile In The End, trascinante eredità dei gloriosi Lowlands.
Il tempo del cambio palco e poi basta un attimo per capire che il tempo si è fermato. Tutti a bordo della DeLorean perché il 1984 è qui, oggi, adesso, su quel palco dove i Del Fuegos entrano stilosi, impeccabili, cazzuti e carichi come un fucile a pallettoni. Dan Zanes, capelli blu elettrico, si muove snodabile e snodato, galleggia sul palco con leggerezza e carisma da vero rocker e in alcune movenze ricorda il miglior Mink DeVille. Warren ripone la penna nel taschino e torna ad amoreggiare con la telecaster, mentre la sezione ritmica pulsa senza tregua. Tom Lloyd percuote incessantemente il suo basso, saltellando in modo quasi ipnotico, nel frattempo Colin Brooks martella la batteria come non ci fosse un domani. Menzione doverosa per Claudia Zanes, moglie di Dan di origine haitiana, un concentrato di straripante energia e contagiosa simpatia, capace di colorare di soul e r&b il repertorio della band. Sono sufficienti l'iniziale Hand In Hand e le successive Backseat Nothing e Sound Of Our Town per abbandonare le sedie e ritrovarci tutti in piedi sotto al palco.
Ed è subito un fluire incessante di ricordi ed emozioni forti, vibrazioni che pensavi sepolte e strade che tornano a illuminarsi dei colori giusti. Ma è con Night On The Town che scorrono anche le prime lacrime di emozione, per uno dei pezzi più evocativi scritti dai ragazzi di Boston. If You Don't Know Me By Now, tratta dal repertorio di Harold Melvin & the Blue Notes, viaggia tra soul e r&b e viene dedicata al grande Dave Alvin. The Longest Day spara fuori tutta l'energia e l'immediatezza del primo disco, mentre Hold Us Down torna a frugare i solchi di Boston, Mass. Colpiscono da subito la grande empatia dei cinque sul palco, la compattezza di squadra e la netta sensazione che si divertano ancora da matti a stare là sopra.
Evil Ways omaggia Willie Bobo, percussionista statunitense, poi Out For A Ride e Long Slide (For An Out) riprendono la corsa, Lonely Weekends è una cover di Charlie Rich, mentre Coupe DeVille regala una botta emozionale di rara intensità. I'm Your Puppet, splendida ballad dalla penna del grande Dan Penn, scalda di soul e r&b le possenti corde vocali di Claudia, prima che l'artiglieria elettrica dei fratelli Zanes parta all'assalto di Nervous And Shakey, Don't Run Wild e It's Alright. Take It To The Limit degli Eagles è un'altra oasi acustica e carica di suggestione, poi è il momento dell'assalto finale con una corale I Still Want You, seguita dalla conclusiva Wear It Like A Cape.
Il giorno dopo, Grosseto racconta una situazione completamente diversa: location tipo club, palco a mezzo metro dal pubblico per un altro viaggio nei selvaggi tempi che furono. Energia, gioia e divertimento escono dagli amplificatori in un interscambio continuo, setlist praticamente identica alla sera precedente, fatta eccezione per Shame al posto di Lonely Weekends e per una Walking The Dog posta nei bis, nera come la pece e traboccante contagiosa energia. Per tutti quelli che li davano finiti, antichi e ormai prossimi alla pensione.
The Boys are back in Town e hanno tutta l'intenzione di restarci.
VARESE - LAURA BIANCHI
Ci pensa Warren Zanes, intelligente ironia che fa il paio con una chitarra al fulmicotone dalla deliziosa eco vintage, a mettere le cose al loro posto; introducendo Take it to the limit, rende omaggio alla madre, che ha concesso loro l'immensa fortuna di attingere a piene mani alla sua collezione di dischi ("non avevamo bisogno di andare a comprarli, ci bastavano quelli che erano in casa..."), e snocciola una serie di nomi dell'Empireo rock, blues, soul, country, che fanno capire le radici della loro ispirazione.
Siamo a Varese, nel fresco dei Giardini Estensi, in una sera di tarda primavera, e ci stiamo divertendo tantissimo. Non solo è per la gioia di rivedere e risentire insieme uno dei gruppi più amati degli anni Ottanta, e più imitati nei decenni seguenti; ma è soprattutto perché la felicità di suonare, il divertimento e la sintonia giocosa che si creano sul palco tracimano anche in mezzo a noi, facendoci dimenticare qualche problema di casse, e ci portano in breve sotto il palco, per ballare e cantare con la band. Dan Zanes ripudia il cliché del sessantenne patetico e bolso, e i suoi capelli blu elettrico sono in perfetta sintonia con il fisico scattante, la voce roca e inossidabile e con la chitarra che fa cantare, in dialogo con quella del fratello e con il basso di Tom Lloyd, l'altro laureato del gruppo ("Siamo una delle poche band ad avere due PhD!", esclama sorridendo il professor Warren), mentre il giovane Colin Brooks sta al passo con rullate energiche, ma anche con soffici accompagnamenti, quando le tinte si stemperano.
A questo proposito, la vera chicca della serata, che dà la misura del suo calore umano, è la dedica che la band offre a una coppia, che ha richiesto Stand By You, dallo splendido Smoking in the Fields, scelta come canzone simbolo del loro matrimonio. "You're a true inspiration for us!", esclama un commosso Dan, invitandoli a ballare nella "dance hall" davanti al palco. I due non se lo fanno ripetere, e tutto il pubblico li accompagna con grande emozione e con simpatia.
Menzione speciale per Claudia, la moglie di Dan, che domina il palco con una presenza scenica totale, cori sempre adeguati, tastiere dolcissime, percussioni precise e pure filmando noi che cantiamo il ritornello di I still Want You o Have You Forgotten. Gli Zanes Brothers e i loro soci sono abitati dalla musica, dalla punta dei capelli fino a quella dei piedi, che si muovono instancabili, a inseguire e acciuffare i sogni di rock and roll di quarant'anni fa, e ci guidano, con maestria, eleganza, autentica felicità, in un mondo che, lo sappiamo bene, esiste solo qui, nello spazio di due ore, nell'alchimia densa di energia che sa dare solo la bella musica suonata con passione. Perchè It's Alright, quando i sorrisi si allargano, e il corpo recupera la forza dimenticata. Quando poi, sull'ultima canzone, tutto il gruppo si improvvisa marching band e passa tra di noi, per fermarsi subito a firmare dischi, libri, fare foto e chiacchierare, si ha la conferma della carica umana che i cinque dispensano. Anche fosse solo per questo, dobbiamo ringraziarli. E dire loro di tornare presto.