Sergio Caputo

Sergio Caputo

Salumeria Della Musica - Milano


17/02/2005 - di Luigi Anania
 Sergio Caputo

17 febbraio 2005
Salumeria della Musica (Milano) La Salumeria della Musica è gremita quanto mai, c’era da aspettarselo: Caputo ha speso tanti anni nella città della Madonnia, e, ora che vive negli Stati Uniti, non sono il solo ad attendere da molto tempo una sua trasvolata oceanica per ascoltarlo di nuovo dal vivo.
Da bravo milanese Sergio sale sul palco in perfetto orario: da solo con la sua chitarrina, inizia ad intonare le note di “Non bevo più tequila”, brano tratto da “Storie di wisky andati”, il mio primo L.P. comperato da adolescente. Da ciò intuisco che questo concerto, per me, sarà memorabile. Seguono “Effetti Personali” e “Week End”; sempre eseguiti solo chitarra e voce, brani che conosco a memoria e che adoro visceralmente.
Con “L’astronave che arriva” Caputo inizia ad esser accompagnato dalla sua band, composta da Giulio Visibelli al Sax, Roberto Nannetti alla chitarra, Lello Pareti al contrabbasso e da Ettore Bofanè alla batteria, ed il concerto decolla definitivamente.
La platea è composta da nostalgici e affezionati degli anni in cui, Caputo, era il vertice di una musica italiana colta, ironica e autoironica, unico e solo paladino di un genere tutto e solo suo.
Da “No Smoking”, il suo capolavoro, è tratta “Metamorfosi” in una versione insolitamente lenta e sincopata. Il cuore del concerto è composto da molti dei suoi cavalli di battaglia quali “Bimba se Sapessi”, “Mercy Bocù” (eccezionale nell’esecuzione dal vivo, una delle mie canzoni preferite di sempre), “Italiani Mambo”, “Vado alle Haway” (luogo dove non è mai stato, ci dice un Caputo molto chiacchierone ed istrionico).
“Sabato Italiano” e “Garibaldi Innamorato”, eseguiti con una bravura ed un’energia notevole, ci guidano verso la chiusura del concerto, senza però dimenticare “Spicchio di Luna”, una delle canzoni di Caputo che preferisco, per quella vena malinconica e nello stesso tempo consolatrice.
Ulteriori e graditissimi bis sono una versione molto bella e tenue di “Quando un amore va”, brano inaspettato, e un brevissimo accenno di “Hemingway caffè latino”, fantastica conclusione di un concerto di circa un’ora e mezza di ottima musica, fusione perfetta di blues, swing, jazz e melodie italiane che solo Sergio ha saputo e sa proporre.
A Milano, nonostante gli anni ormai andati, Caputo si è rivelato ancora un grande artista, con tanta voglia di suonare, di divertirsi e di far divertire non solo i suoi fans di vecchia data, ma anche chi voglia scoprire, oggi, uno stile fatto di testi naif, a volte buffi ed ironici ma molto profondi, ed una musica mai banale, danzante tra i vari generi, ma tipicamente italiana nell’indole e nell’approccio alla forma canzone.

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