live report
Pink Martini Festival Villa Arconati
di Vito Sartor
Concerto del 16/07/2012
I Pink Martini con i loro concerti ci regalano sempre leggere emozioni musicali e lanciano un messaggio che forse può capire solo chi ha cercato di trasformare la propria passione creativa (la musica) in un lavoro. Le alternative per chi vuole intraprende questa strada sono sempre poche, e farsi largo nel mondo professionistico non è mai facile: l’impressione è che il fondatore dei Pink Martini, Thomas Lauderdale (pianista del combo) abbia avuto la geniale idea di trasformare un’esigenza professionale in un progetto/prodotto a cui gli aderenti potessero, più che esprimersi in maniera artistica, divertirsi e guadagnare dei bei soldini.
Osservando le movenze e le attitudini di questa orchestra, si ha la vaga impressione di trovarsi di fronte a quegli ensemble che si incontrano sulle navi da crociera dove il messaggio musicale diventa il puro intrattenimento dei passeggeri. Il viaggio non è una dimensione secondaria per la musica dei Pink Martini, l’orchestra dipinge il sottofondo di musicale di uno spettacolo artificioso, fatto di cartoline, paesaggi sempre diversi che ritraggono svariati luoghi del mondo, fotografie ben ritoccate che danno l’illusione di partire stando comodamente seduti in poltrona.
La prima parte del concerto è dedicata ai grandi successi, alle grandi cover (Je ne veux pas travailler – Edith Piaf), molte delle quali concettualmente cinematiche e non solo per il “sentito sentire”: se avete presente la colonna sonora della commedia Tortilla Soup o del Film Mine Vaganti non possono non venirvi in mente due brani come Amado Mio e Perhaps, Perhaps, Perhaps (Lila Downs). Il fattore cinematico è un importante elemento per l’orchestra di Portland, e strutturalmente la figura della front woman China Forbes alla voce, non è un elemento scollegato dal fattore cinema: oltre alla carriera di attrice, la vocalist funge da vera star, e nonostante il gruppo si alterni piacevolmente, proponendo pieces strumentali, la scena è spesso concentrata sulla China sulla sua figura fascinosa. La signora esprime carisma, simpatia e attitudine ad animare e intrattenere un pubblico giocherellone, questa sera coinvolge la platea in un “danzereccio” omaggio alla Raffaellona Nazionale con il classico Tuca, Tuca tormentone extra stagionato e straa-busato anche nel 2012.
Oltre a interpretare, non troppo seriamente, uno stile tipicamente internazionalpopolare, i Pink Martini nella seconda metà del loro live show si immergono in un impegno strumentale alzando i livelli artistici, lanciandosi in sessioni strumentali, palleggiandosi con maestria lo swing, la salsa, il mambo, ma anche mettendo in mostra un lavoro di arrangiamenti d’archi e pianoforte, assoli di tromba (Robert Taylor voce + tromba in Veronique), interscambi percussivi, latini-jazz e rock, e di esibizioni sintetiche di world music, dove la nostra bella si arrabatta in interpretazioni linguistiche, cantando turco, russo, napoletano (citiamo i brani Ninna Nanna Marinare’, Una Notte a Napoli di Alba Clementi), dove il lavoro di preparazione non sempre è risultato impeccabile.
In un cartellone come il Festival di Villa Arconati, non poteva mancare la spensieratezza, e una certa attrattiva musicale per un pubblico meno impegnato alla ricerca del divertimento.
Foto di Angelo Redaelli
Osservando le movenze e le attitudini di questa orchestra, si ha la vaga impressione di trovarsi di fronte a quegli ensemble che si incontrano sulle navi da crociera dove il messaggio musicale diventa il puro intrattenimento dei passeggeri. Il viaggio non è una dimensione secondaria per la musica dei Pink Martini, l’orchestra dipinge il sottofondo di musicale di uno spettacolo artificioso, fatto di cartoline, paesaggi sempre diversi che ritraggono svariati luoghi del mondo, fotografie ben ritoccate che danno l’illusione di partire stando comodamente seduti in poltrona.
La prima parte del concerto è dedicata ai grandi successi, alle grandi cover (Je ne veux pas travailler – Edith Piaf), molte delle quali concettualmente cinematiche e non solo per il “sentito sentire”: se avete presente la colonna sonora della commedia Tortilla Soup o del Film Mine Vaganti non possono non venirvi in mente due brani come Amado Mio e Perhaps, Perhaps, Perhaps (Lila Downs). Il fattore cinematico è un importante elemento per l’orchestra di Portland, e strutturalmente la figura della front woman China Forbes alla voce, non è un elemento scollegato dal fattore cinema: oltre alla carriera di attrice, la vocalist funge da vera star, e nonostante il gruppo si alterni piacevolmente, proponendo pieces strumentali, la scena è spesso concentrata sulla China sulla sua figura fascinosa. La signora esprime carisma, simpatia e attitudine ad animare e intrattenere un pubblico giocherellone, questa sera coinvolge la platea in un “danzereccio” omaggio alla Raffaellona Nazionale con il classico Tuca, Tuca tormentone extra stagionato e straa-busato anche nel 2012.
Oltre a interpretare, non troppo seriamente, uno stile tipicamente internazionalpopolare, i Pink Martini nella seconda metà del loro live show si immergono in un impegno strumentale alzando i livelli artistici, lanciandosi in sessioni strumentali, palleggiandosi con maestria lo swing, la salsa, il mambo, ma anche mettendo in mostra un lavoro di arrangiamenti d’archi e pianoforte, assoli di tromba (Robert Taylor voce + tromba in Veronique), interscambi percussivi, latini-jazz e rock, e di esibizioni sintetiche di world music, dove la nostra bella si arrabatta in interpretazioni linguistiche, cantando turco, russo, napoletano (citiamo i brani Ninna Nanna Marinare’, Una Notte a Napoli di Alba Clementi), dove il lavoro di preparazione non sempre è risultato impeccabile.
In un cartellone come il Festival di Villa Arconati, non poteva mancare la spensieratezza, e una certa attrattiva musicale per un pubblico meno impegnato alla ricerca del divertimento.
Foto di Angelo Redaelli