Sergio Caputo

Sergio Caputo

Brescia


16/03/2007 - di Christian Verzeletti
SERGIO CAPUTO

16 marzo 2007 - La Nave di Harlock (Brescia) Trovarsi Sergio Caputo davanti, pronto a riproporre i suoi vecchi successi in una forma riarrangiata, è sempre una benedizione per i fans e per gli appassionati di buona musica.
Vederlo lasciare il palco dopo neanche un paio di canzoni è però un imprevisto che rischia di mandare a monte la serata: fortunatamente solo i primi tre pezzi della scaletta di Brescia sono stati mutilati da un suono che ha fatto le bizze con la chitarra acustica. Ben disposto, Caputo ci ha scherzato sopra ironizzando sulla presenza di un larsen sul palco ed ha ripreso a suonare di lì a poco chiamando sul palco la band. Ci è voluto qualche pezzo per assestare spie e volumi, ma il concerto ha preso in breve la sua piega nonostante Caputo abbia lasciato la Epiphone in un angolo e si sia dedicato solo al canto per buona parte della scaletta. Il punto di svolta è stata una "Metamorfosi" quanto mai azzeccata che lo ha visto ricominciare a contagiare tutti su tempi jazz.
In evidenza da subito la band composta da Roberto Nannetti (chitarra), Edu Hebling (basso), Giulio Visibelli (sax) e un grande Mauro Beggio (batteria): il loro apporto professionale è stato determinante nel rimettere il concerto sui binari di un'alta qualità.
Le prime ovazioni sono arrivate con "Brioche, cappuccino" con un finale fatto di scatti su cui Caputo si è sciolto la voce al punto da presentare poi l'inedita "Bibidin badidin" in cui ha sciorinato parti vocali su tempi e stacchi sostenuti.
Interessante anche "Guess I miss you again", tratta dal disco strumentale "That kind of thing": qua Caputo, imbracciando una smagliante Ibanez rossa, ha sfoggiato uno smooth-jazz arricchito dagli interventi di flauto di Giulio Visibelli.
Dopo un paio di pezzi eseguiti in solitudine ha riabbracciato la "temibile chitarra acustica" ed eseguito una "Tequila" che, forte di una spinta più rock, è stata uno dei momenti salienti dell'intera serata diventando anche l'occasione per ogni musicista di presentarsi con un assolo.
Il concerto si è così tramutato un tripudio condotto su uno swing ancora più scattante: "L'astronave che arriva" è stata cantata in coro dai presenti, mentre "Il Garibaldi innamorato" ha goduto di uno spettacolare botta e risposta tra sax e chitarra solista. Il set si è chiuso con "Bimba se sapessi", attaccata come nella versione originale con una "citrosodina" cantata a squarciagola e conclusa in alternanza con le voci del pubblico.
Richiamato a gran voce, Caputo è tornato sul palco per un paio di bis regalando una scatenata "Vado alle Hawaii" e l'immancabile "Un sabato italiano", eseguita "anche se di venerdì". Intelligente e pungente, ha salutato e ringraziato tutti, fonico compreso: nonostante qualcosa non sia filato per il verso giusto, la sua esibizione è stata una prova di gran classe.
Certo è sempre un piacere godersi il suo ritorno in patria in occasione di un tour, ma la speranza (remota) è che un giorno decida di abbandonare il suo esilio californiano: di un cantautore come Sergio Caputo la musica italiana avrebbe ancora bisogno, oggi più che mai.

SET LIST:
Io e Rino
Un giorno di settembre
I tuoi grandi occhi
Lontano che vai
Ma che amico sei
Metamorfosi
Blu elettrico
Brioche, cappuccino
Bibidin badidin
Spicchio di luna
Guess I miss you again
Weekend
Effetti personali
Non bevo più tequila
L'astronave che arriva
Il Garibaldi innamorato
Italiani mambo
Bimba se sapessi

Vado alle Hawaii
Un sabato italiano

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