Baustelle

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Roma, Villa Ada incontra il mondo


13/07/2017 - di Arianna Marsico
 

Per la data romana dei Baustelle partiamo subito  dalle sbavature della serata, per poi goderci il resto. L’inizio decisamente in ritardo, che in una data infrasettimanale e perdipiù in una giornata torrida non è che sia proprio una cosa simpaticissima. La durata del concerto, inferiore alle due ore: non è un discorso meramente quantitativo, quanto il restare insoddisfatti di fronte a tanta beltà che si vorrebbe gustare più a lungo, visto che al trio di Montepulciano non mancano certo brani di spessore da mettere in scaletta. Ed infine la posizione de La guerra è finita, giocata prima dei bis, che pur di livello non danno lo stesso senso di suggello.

Ma eccoli sul palco, elegantissimi nonostante il caldo assassino, accompagnati dagli altrettanto inappuntabili  Ettore Bianconi alle tastiere, Alessandro Maiorino al basso,Diego Palazzo e Andrea Faccioli alle chitarre ed infine Sebastiano De Gennaro alle percussioni (l’unico comprensibilmente senza giacca). 

La prima parte del concerto è tutta dedicata all’ultimo album L`amore e la violenza. Dalla strumentale Love parte il viaggio nel  synth – pop anni ’70. L’influsso di Franco Battiato si sente ancora più che nel disco, nelle sinfonie elettroniche, in versi come “Io non ho più voglia di ascoltare questa musica leggera” (Il vangelo di Giovanni, che deve tantissimo a Bandiera Bianca del maestro siciliano) pronunciate con una levità senza snobismo, nell’intreccio delle voci di Francesco e Rachele che ricordano i duetti con Alice. Manca solo il saltino come sul finale di Cuccurucucu. Ne La musica sinfonica diventa difficile capire cosa incanti di più: se l’armonia dell’elettronica che sembra farsi orchestra, la poesia delle parole o il canto della Bastreghi, che tiene il palco con grazia impeccabile.  Il brano che chiude la presentazione dell’ultimo disco è Ragazzina, quello che in qualche modo raccorda con Fantasma e col passato.


Charlie fa surf e Un romantico a Milano sono accolte con una ovazione (in fondo chi ogni tanto non si è sentito come Charlie ed il nostro a Milano?), eppure, nonostante momenti intensi come una Bruci la città epurata di ogni orpello, il climax emotivo della serata è un altro.

E’ Piangi Roma, con Rachele che si riappropria del posto lasciato a Valeria Golino nella colonna sonora di Giulia non esce la sera. Un balsamo che lenisce e pugnala il cuore insieme, che idealmente abbraccia tutti i presenti.
La scelta di The Last of the Famous International Playboys di Morissey come cover della serata spiega il ricorrere di discorsi contro l’andare contromano nei discorsi di Bianconi durante la serata.

Prima della pausa arriva quella bomba ad orologeria che è La guerra è finita, ariosa e disperata come solo chi “aveva sedici anni appena” può essere.

Il finale è affidato alla tagliente Veronica n.2 e a La canzone del riformatorio, cruda e vividissima nelle immagini della violenza.

E così, troppo presto, i Baustelle ci salutano. Si prendono tutti per mano, inclusi i compagni di tour, e si inchinano al pubblico per ringraziare.

Amen.



Tracklist

Love
Il vangelo di Giovanni
Amanda Lear
Betty
Eurofestival
Basso e batteria
La musica sinfonica
Lepidoptera
La vita
Ragazzina
Charlie fa surf
Un romantico a Milano
Piangi Roma
Gomma
Bruci la città
La canzone del parco
L’aeroplano
La moda del lento
The Last of the Famous International Playboys (Morrissey)
La guerra è finita

Bis

Veronica n.2
La canzone del riformatorio

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