Ben Harper

Ben Harper

Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia


11/05/2014 - di Dario Rivera Magos
 Ho appena letto su facebook un interessante aneddoto accaduto nella giornata di ieri a Roma ad un musicista di strada fiorentino. David Samuele Cristian Vaggelli, questo il suo nome, ha voluto condividere con i suoi amici virtuali quanto accadutogli mentre era in Piazza della Repubblica e aveva appena cominciato a suonare Waiting on an angel di Ben Harper.

All’improvviso fra il pubblico intorno a lui ha notato Ben Harper in persona, il quale dopo aver assistito alla performance del musicista di strada lo ha ringraziato con un cenno ed ha lasciato una cifra consistente nella sua scatola, accartocciando la banconota al punto da non rendere visibile il suo ammontare, per poi allontanarsi con discrezione verso l’albergo nel quale alloggiava.

Ci sono artisti che hanno ricevuto in dono un talento straordinario e pur essendone pienamente consapevoli non lo ostentano con atteggiamenti altezzosi e pose da star, ma preservano umiltà e semplicità, dando l’impressione di non volersi porre ad un livello superiore rispetto, e per rispetto, a chi li ascolta e ha contribuito a farli diventare quello che sono.

Ben Harper oltre ad appartenere a questa categoria è un musicista ed un interprete straordinario, e i suoi live sono esperienze difficili da raccontare, perché varcano il confine del mistico, perché l’artista californiano regala emozioni con naturalezza e profondità, coinvolgendo emotivamente il pubblico  portandolo con sé in una dimensione parallela fatta di delicatezza, introspezione e armonia.

Il live solo nella sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di domenica 11 maggio è durato due ore e cinquanta minuti, durante le quali Ben Harper ha ripercorso alcune fra le principali tappe di una carriera ricchissima, portando con sé le cose che con ogni probabilità ama maggiormente, e che sono più preziose per lui: i suoi strumenti, la sua voce e la sua mamma.

Nel corso della serata c’è stato infatti spazio anche per Hellen Harper con cui Ben ha recentemente prodotto un album (Childhood Home)composto dai canti di matrice spiritual-religiosa che Ben cantava insieme a sua madre da bambino.

Hellen Harper quindi non si trova sul palco per caso o per un atto di ruffianeria, ma anche perché, oltre ad essere un’ottima musicista, ha il merito di aver accompagnato e incoraggiato suo figlio sin da piccolo a coltivare l’enorme talento di cui era dotato.

Ben, cresciuto nel negozio di strumenti musicali dei nonni materni, ha potuto cimentarsi così sin da subito con quelli che sono diventati col tempo i suoi compagni di gioco e in seguito di viaggio, e questo aiuta a comprendere più facilmente come la musica e il palco siano la sua pelle e il suo habitat naturale.

La scaletta del concerto ha concesso spazio, oltre ai cinque brani eseguiti con la mamma, a numerose canzoni per lo più appartenenti alla prima parte della carriera di Harper, da Welcome to the cruel world a Don`t Take That Attitude To Your Grave, da Excuse Me Mr. a Burn One Down, passando per Please Bleed, Steal My Kisses, Roses from My Friends, Amen Omen e tante altre, oltre alle tre bellissime cover Fade into you dei Mazzy Star, Heart of gold di Neil Young fino ad un’intensissima versione di Hallelujah di Leonard Cohen.

Tra le doti più apprezzabili di Ben Harper vi è la capacità di riuscire ad attraversare vari generi musicali, dal rock al folk, dal soul al blues, senza mai apparire banale e fuori luogo, così come la naturalezza con la quale  passa da uno strumento all’altro, come ieri, quando ha eseguito il repertorio proposto per il concerto accarezzando con le sue mani chitarra classica, elettrica, acustica, dodici corde,  lap steel guitar, pianoforte e ukulele, col quale ha concluso il live eseguendo Suzie Blue, cantandola senza l’aiuto del microfono e creando un’atmosfera intima molto emozionante. 
 
Uno dei brani di Childhood Home cantati con la mamma è stato la bellissima Born to love you, i cui versi potrebbero essere utilizzati per spiegare il rapporto di Ben con la musica “I was born to love you, was thinking just the other day of something i`ve been trying to say, but i couldn`t find the way to tell you. I was born to love you”; dunque, se Ben Harper ama la musica follemente, si può dire che indubbiamente il suo sia un amore ricambiato dalla musica stessa, così come lo è stato ieri dal numeroso pubblico presente in sala.