Patti Smith And Her Band

Patti Smith And Her Band

Roma, Cavea Auditorium Parco della Musica


10/06/2018 - di Arianna Marsico
Settantadue anni e non sentirli! Non fosse per quei capelli lunghi ormai bianchi (e orgogliosamente bianchi  aggiungerei) sarebbe difficile accorgersi che il tempo è passato anche per Patti Smith. L’energia e il magnetismo che sprigiona sono immutati e non mostrano segni di cedimento durante tutto il concerto (unico neo, sarebbe stato bellissimo che durasse di più). Ispirata e realmente felice di suonare alla Cavea (più volte nel corso della serata elogerà l’opera di Renzo Piano) inizia leggendo un discorso di Robert Kennedy (della cui morte l’anniversario cadeva pochi giorni prima).

Dopodiché non lesina l’artiglieria pesante partendo con la rodatissima band (Lenny Kaye,
Tony Shanahan
, Jay Dee Daugherty e Jackson Smith) con People have the Power, un brano che a più riprese si dimostrerà essere ben più di una canzone. Non mancheranno infatti inviti a prendere la propria vita in mano (“And feel the fucking freedom”), a rispettare l’ambiente per lasciare un mondo migliore in eredità ai bambini, ringraziando Papa Francesco per il suo impegno in materia (mentre, sottolinea, Donald Trump se ne disinteressa).

Il tocco rock- steady di Redondo Beach precede la toccante versione di Mind Games di John Lennon. Ghost dance sembra cantata da una sciamana per quanto incanta, un denso inno alla vita, alla nascita e alla pace.

Con grande generosità lascia poi spazio alla band, che si gode i meritatissimi applausi per poi rientrare con una emozionante Beneath Southern Cross sola con Shanahan, mentre Pissing in  a River affonda la lama nelle viscere.

A questo punto Patti Smith tira fuori un medley che lascia senza fiato. La sequenza Land/Gloria è un fuoco che divampa nel suo corpo e nei suoi movimenti, tra le dita della band, nell’anima dei presenti, con lei che canta “He saw horses, horses, horses, horses, horses, horses, horses, horses” con un’intensità orgasmica che sembra non avere fine.

Potrebbe terminare tutto qui, eppure dopo essere usciti di scena tutti fanno nuovamente capolino sul palco. Una dolcissima Can`t Help Falling In Love di Elvis risuona nella Cavea, calda e cristallina.

Arriva una dedica a Fred Smith, colui  con cui, come dichiarò in un’intervistal`intesa fu così forte e perfetta che eclissò d`un colpo tutto il resto”. E arriva una Because the night che forte come un abbraccio riunisce ciò che solo la morte ha potuto dividere e che sale su fino in cielo dopo aver rubato un pezzetto di cuore ad ognuno, “Because the night belongs to lovers Because the night belongs to us”.