live report
Paolo Fresu Heroes Omaggio a David Bowie Festival di Villa Arconati e la Lectio Magistralis di Paolo Fresu coi suoi Heroes: come si fa un vero omaggio a Bowie
di Laura Bianchi
Concerto del 08/07/2026
#Paolo Fresu Heroes Omaggio a David Bowie#Jazz Blues Black#Jazz
Una semplice premessa: capiamoci sulla definizione di "omaggio" a un o una musicista. Non si considerino tali i concerti con tribute band, cover band e simili, che riproducono fedelmente le canzoni dell'artista, magari con gli stessi costumi di scena. Non si parli nemmeno di omaggi per spettacoli in cui una voce narrante racconta alcuni fatti della vita dell'artista in questione, alternandoli a canzoni.
Omaggio è un dono, che viene fatto da chi ha amato quella persona agli altri, accomunati dallo stesso amore; e l'amore, insieme alla musica, scende nel cuore e lo vivifica. Chi è vivo ricorda chi non lo è più, facendo proprio il suo messaggio, rielaborandolo, assimilandolo e restituendolo con una cifra personale, per ribadirne la persistenza.
Quello che Paolo Fresu offre davanti al pubblico di Villa Arconati, stasera, è proprio questo tipo di omaggio. Heroes, dedicato al genio imperituro di David Bowie, coinvolge sei fuoriclasse, ciascuno con le proprie specificità, e li fonde in un unico anelito, in un solo "Grazie" rivolto a chi ha cambiato per sempre le regole dell'arte di scrivere una canzone e interpretarla, fino all'ultimo istante della sua vita terrena.
Il progetto, nato anni fa, è maturato nel tempo, cambiando qualche elemento, ma mantenendo intatto il proprio fascino. Stasera, per la prima volta, a interpretare canzoni come This is not America, Rebel Rebel, Where are we now?, Starman, Life on Mars, Space Oddity, Blackstar, Let's Dance, Heroes, e molte altre, è un emozionato John De Leo, che mette la propria poliedrica voce e la lunga esperienza di sperimentatore al servizio di chi lo fu, prima e più degli altri. Accanto a lui, lo spirito di Bowie soffia nella tromba di Fresu, divenendo concreta presenza; batte il ritmo implacabile dei tamburi inarrestabili di Christian Meyer e del basso di Francesco Ponticelli, anche contrabbasso in una struggente Life on Mars; dialoga col trombone eclettico e le programmazioni di Filippo Vignato; vibra nelle corde della chitarra ispirata di Francesco Diodati.
Così la stragrande maggioranza del pubblico viene coinvolta da questo omaggio vero, mentre pochissimi, che forse si aspettavano un tributo solo strumentale e cover pedisseque degli spartiti bowieani, lasciano il parco. Invece, tutti gli altri capiscono il valore della proposta, che mette in luce l'entusiasmante creatività di un artista che ha regalato bellezza a piene mani. Il jazz, a tratti free, domina la scena, e non è in contrasto con il ricordo della rockstar mutante, anzi: Bowie ne esce sublimato, le sue composizioni brillano di luce propria, liberate come sono dall'impianto pop e rock. Un esempio: l'iniziale This is not America, testo che sembra scritto oggi, musica notturna, autenticamente jazz, in minore, fa spiccare a tutti un volo che si concluderà solo con l'ultima nota del concerto. Un altro: Starman acquista un andamento incalzante e ipnotico, concludendosi con sonorità afro-brasiliane, mentre la voce di Di Leo si inerpica tra vocalizzi e spoken word. Ancora: in Life On Mars si avverte la solitudine dell'uomo nel cosmo, rarefatta eppure materiale. Space Oddity inizia con la versione in italiano, e prosegue con invenzioni ritmiche di batteria e trombone, che ne sottolineano il suo profondo significato, tra alienazione, consapevole distacco dalle convenzioni sociali e tensione verso l'assoluto, suggerendoci di ritrovarci tutti in Major Tom. Perfino un classico dance, come appunto Let's Dance, viene innervato di sperimentazioni funky, e la definitiva Blackstar - in anticipo di decenni, ancor oggi - mantiene il proprio segreto, dischiudendocelo appena, attraverso la tromba di Fresu, che, partendo in sordina, cresce e sfuma, incantando tutti.
Ecco, il vero significato di "omaggio": il trombettista e i suoi Heroes mettono in luce lo sfolgorio dell'anima di David Bowie, e ne prolungano l'esistenza, lasciando in ciascuno di noi il dono prezioso della bellezza condivisa.
GRAZIE A GIOVANNI DANIOTTI PER LE SPLENDIDE FOTO.