The Rolling Stones

The Rolling Stones

Varsavia / National Stadium


08/07/2018 - di Andrea Lenti
Confesso che ho una passione un po’ malsana per assistere all’ultimo concerto dei Tour degli Stones. L’anno scorso me ne andai a Parigi, quest’anno Varsavia, con quella curiosità un po’ “guardona “ e smargiassa per poter eventualmente raccontare a tutti di quel giorno in cui ero presente all’ultimo concerto della storia della bandiera.

Varsavia non ha il physique du role per essere l’ultima volta, non ha nobiltà rock e tradizione, ma gli anni passano impietosi ed il destino fa sempre il suo mestiere su tutti noi, figuriamoci su 4 signori fra i 71 ed i 77 anni.  A parte questo motivoprima di partire per un loro concerto non so dire perché continuo ad andare a vedere gli Stones. Non lo so per davvero. Nei 2 concerti che ho visto nel 2018 credo abbiano cambiato 1 canzone, la setlist è più prevedibile delle sorti del prossimo campionato di serie A,  mi tocca entusiasmarmi leggendo che in un posto han fatto Fool to Cry e nell’altro Under my Thumb; hanno decine di gemme semi-nascoste nel loro repertorio che non fanno mai, mai un regalo o un colpo d’ala. Mick Jagger come un esperto cane da caccia, anno dopo anno delimita i confini della sua battuta restringendo sempre più il terreno. Zero rischi e 19 -canzoni -19 fatte con classe e maestria.  

Gli Stones non promettono nient’altro che la loro credibilità , le loro facce sono diventate il Monte Rushmore del rock and roll.  E si va a vederli per avere delle conferme, che Mick è immortale e che ha un fisico da 40nne e che Keith sta meglio di 10 anni fa ed è tutto un ghigno satanico e risate clamorose . Due ore e 15 di rock chitarristico, blues e r’n’b’ come quasi non si vede più in giro, 75 minuti che uniscono in una sola grande anima 60-80.000 persone di 3 generazioni diverse in un ballo liberatorio e in una illusione di eterna gioventù e immortalità.  Le setlist monotone diventano un dettaglio ed ogni volta scopri di amarli come non mai, quei 4 figli di puttana inglesi che hanno il grande merito di non avermi mai , dico mai fatto una morale o suggerito cosa è giusto o sbagliato nella vita. Che hanno attraversato questi 56 anni facendo tutto quello che avevano voglia di fare ed hanno pagato e anche goduto per questo, che hanno zigzagato fra decine di morti  fra il loro seguito, che sono quasi morti pure loro e resuscitati . Insomma , alla fine che si fotta pure la setlist, quel che conta è che anche stavolta forse ho trovato il perché continuo ad andarci: il senso di appartenenza a qualcosa di grande, migliaia di persone da mezzo mondo che anche a Varsavia hanno affollato le strade con le maglie con le lingue più strane indossate come vessilli di battaglie gloriose. Il far parte di una comunità di gente con lavori diversi, idee diverse , lingue diverse, portafogli diversi ma uniti  dal fatto che gli Stones, per una ragione o per l’altra, hanno cambiato in meglio la nostra vita. Ci sarà un altro tour ? Ci sarà un nuovo disco ? Lo dirà il tempo, che però è noto a tutti che non aspetta nessuno.