Wilco

live report

Wilco Wilco a Roma: la fantasia al potere

di Giovanni Sottosanti

Concerto del 31/08/2026

#Wilco#Rock Internazionale#Songwriting

Nell'attesa che qualcuno spenga il calorifero globale di questa estate 2026, l'unico vero refrigerio per il corpo e per lo spirito continua ad arrivare dalla musica. La Cavea dell'Auditorium di Roma ospita i Wilco, per la loro prima data italiana dopo tre anni di assenza dalla nostra penisola. Fin dalle prime note Jeff Tweedy e i ragazzi dimostrano una forma psicofisica invidiabile, oltre a un'alchimia di gruppo praticamente perfetta. Un caleidoscopio di suoni, colori e suggestioni che ingloba perfettamente l'anima geniale e multiforme della band, con Tweedy sempre più leader incontrastato e condottiero. Insieme con il bassista John Stirratt, incarna l'anima primigenia della band, portando in eredità quel suono roots rock e country folk che ne contraddistinse gli inizi, con lo splendido e irripetibile A.M. (1995). Da questo primo episodio della loro discografia, vengono incluse nella setlist Box Full Of Letters e It's Just That Simple, entrambe collocate più o meno a metà concerto, per un segmento in cui rivivono le origini rurali della band. Già dal successivo Being There (1996) in avanti, i Wilco spiccarono il volo verso una dimensione avanguardista, sperimentale e psichedelica, con influenze indie pop capaci di coinvolgere e convogliare attorno a loro un pubblico estremamente variegato ed eterogeneo. È proprio la giovane età dei presenti a colpire positivamente: soprattutto il parterre è pieno di ragazzi entusiasti, curiosi e affascinati dal menù che Tweedy & band hanno apparecchiato per la serata.

Dall'iniziale Handshake Drugs, passando per If I Ever Was A Child, fino alle dissonanze armoniche della sempre splendida Via Chicago, è tutto un susseguirsi di entusiastiche ovazioni. Dopo la spigolosa I Am Trying To Break Your Heart, dal capolavoro Yankee Foxtrot Hotel, arriva uno dei momenti più intensi ed emozionanti, perché California Stars regala una melodia eterna, di quelle che ti si appiccicano addosso per non andarsene mai più. Evicted suona lisergica, molto Sixties style, mentre Bird Without A Tail/Base Of My Skull porta in dote l'oasi acustica di Cruel Country. Colpisce soprattutto la padronanza assoluta dei sei sul palco; oltre ai già citati Tweedy, Stirratt e Cline, anche Pat Sansone alla chitarra, Mikael Jorgensen alle tastiere e Glenn Kotche alla batteria svolgono alla grande il proprio compito, rafforzando l'immagine di una band capace di svariare con estrema facilità da un genere musicale all'altro. Lunghi assoli psichedelici in odore di Grateful Dead, sfuriate elettriche degne di Neil Young, improvvisazioni zappiane e ballads westcostiane tra Gram Parsons e CSN.

La voce di Jeff Tweedy è un marchio di fabbrica inconfondibile, mentre sorprende una volta di più la sua efficacia quando imbraccia l'elettrica. Su Nels Cline si potrebbe discutere all'infinito, tra chi lo adora e chi non lo sopporta, nel suo eterno distorcere il suono e andare volutamente fuori tempo. Anche lui ormai un marchio di fabbrica D.O.C., come nelle torrenziali e insuperabili Hummingbird, Jesus, etc. e Impossible Germany. In mezzo c'è anche spazio per una dedica all'illustre concittadino di Chicago, Papa Leone, opportunamente omaggiato con Theologians. Dopo Heavy Metal Drummer e I'm The Man Who Loves You, i bis sono una sequenza straripante di fuochi d'artificio, in cui esplodono in sequenza The Late Greats e Spiders (Kidsmoke), con le conclusive Monday e Outtaside (Outtamind) che arrivano da Being There a chiudere il cerchio, per una meravigliosa e funambolica storia musicale iniziata oltre trent'anni fa.

Wilco, la fantasia al potere, oltre ogni etichetta e genere musicale predefinito.


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