live report
Zucchero Baila (Sexy Thing) Under the Moolight - il tour: uno spettacolo a cuore aperto e a occhi lucidi (Stadio Dall'Ara di Bologna)
di Elisa Valmori
Concerto del 06/07/2026
Con 26.000 biglietti venduti, il 6 luglio lo Stadio Dall'Ara di Bologna si prepara ad accogliere il live di Zucchero "Sugar" Fornaciari, nel Tour mondiale che celebra i 25 anni del brano Baila (Sexy Thing) Under the Moolight.
L'apertura dell'attesissimo spettacolo di Zucchero è affidata alla straordinaria voce della figlia Irene Fornaciari che, insieme a The Groove Aviators, scalda le poltrone allestite nel parterre con un repertorio di grandi classici del soul e del rock blues.
Sul calar del sole, mentre il pubblico si affretta ancora a prendere posto, Zucchero viene accolto sul palco dalla cantante e corista di origine camerunense Oma Jali, che già dall’incipit si preannuncia di una vocalità e presenza strepitose.
Zucchero sale sul palco dominato da un grande sole al centro della scenografia, scaldando gli animi sulle note intense di Spirito nel buio (dall'album D.O.C. del 2019), cui segue, senza fronzoli, Music in Me (contenuto in Shake, 2001), dal chiaro sentore gospel, anche grazie all’apporto delle due cantanti e coriste Oma Jali e Keba Williams; brano che, con una progressione vertiginosa, vira verso il sensuale Il mare impetuoso al tramonto salì sulla luna e dietro una tendina di stelle… (tratto dal famoso album Oro, incenso e birra del 1989), dal tiro tribale e dallo scatenato assolo di sax di James Thompson: "io non resisto".
Dallo stesso album, Iruben me smorza il fuoco del brano precedente, con rimandi a montagne innevate che scorrono sugli schermi ai lati del palco, in uno straordinario intreccio di chitarre tra Kat Dyson e Mario Schilirò, sorrette sempre dalla potente coppia di batteristi Adriano Molinari e Yissy Garcia (anche alle percussioni), in una completa sinergia cui Zucchero sembra dare la propria benedizione, a riprova della fiducia che nutre nei suoi musicisti, intonando poi il ritornello con voce piena e toccante.
Tratto dalla raccolta The Best of Zucchero Sugar Fornaciari's Greatest Hits pubblicata nel 1996, la strofa del singolo Menta e rosmarino suona sul riff della chitarra di Kat Dyson come onde sul mare increspato, aprendo sul ritornello come l'aria fresca della sera che a tratti muove anche gli spalti, trasportandone le note, e lasciando spazio alla limpida voce di Zucchero, a tutt'oggi capace di raggiungere altezze vertiginose esponenzialmente ampliate dai cori come "aria serena” in Pane e sale (da Spirito DiVino, 1995), sul tappeto di note basse e piene della colonna portante Polo Jones (musical director, basso).
Le atmosfere rock blues si fanno più pressanti nel segno di Partigiano reggiano (da Black Cat, 2016), accendendo l'energia di Peter Vettese (hammond, piano e synth) e di Nicola Peruch (tastiere) e della sezione fiati (James Thompson, Lazaro Amauri Oviedo Dilout e Carlos Minoso), che si muovono sul groove solido e settato dei batteristi, scatenando gli umori del pubblico sull'irresistibile refrain "un mondo libero, un sogno libero, un canto libero".
Sul tracciato appena segnato, Zucchero intona Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo spot e dall'azione cattolica (dal capolavoro Blue's del 1987), che lascia spazio al lungo assolo di Kat Dyson, chiudendosi con il monito fuck le systeme. Cotanta irriverenza cede poi il posto alle note morbide e sospese di Dune mosse, affidate alla tromba di Lazaro Amauri Oviedo Dilout nel ricordo di Miles Davis che appare sulla scenografia, in bianco e nero sporcata solo di blu e fuxia, insieme al motto blues don't care.
Ad occhi chiusi e corpo fluente ascoltiamo l’arpeggio che, ostinatamente, regge tutta la strofa di Scintille (ancora un brano da Shake, 2001); tutta la curva si accende delle luci dei telefoni, in un momento di solenne dolcezza, tagliato solo dalle chitarre e dalle voci che, dopo lo special finale, introducono Facile in un divertente siparietto tra Zucchero e la sorprendente Oma Jali (limpida come una novella Whitney Houston), brano dal sapore di un tempo, che alleggerisce gli animi prima del solido muro ritmico di Love Again (ancora tratto da Black Cat del 2016), seguita dalle sere d'estate di Blu, all’unisono con le luci che muovono il palco.
Gli spalti si riaccendono nuovamente con Vedo Nero (tratta da Chocabeck, edito nel 2010), su un doppio assolo di batteria a richiamo del pubblico che, ora, si alza in piedi, ed esplode poi nell'atmosfera lasciva di Baila (Sexy Thing, contenuta anch'essa in Shake), raggiungendo il centro del parterre e lasciandosi andare in gioiose danze.
Zucchero, che sino a ora non haproferito verbo, si affida al pubblico accompagnandosi ai limiti del palco, commosso nel sentire l'amore della gente comune, come lui. Sorride, confessa che quest'anno a settembre saranno 71 (anni), racconta di quattro cuccioli di pavone nati durante la pausa tra un live e l'altro, incitando alla genuinità e all'amore per le cose semplici, attaccando con Un soffio caldo, canzone scritta con l'amico Francesco Guccini, che tratta di libertà, in antitesi rispetto al fare del mondo che turba il suo quieto sopravvivere. Proprio la quiete domina questa sezione più acustica del live, in cui l’artista emiliano racconta della sua esperienza con le lingue straniere, soprattutto sulla similitudine tra il francese e il dialetto della sua terra, facendo sorridere il pubblico, senza dimenticare di rimarcare come, nella musica, parole e suoni debbano scorrere in simbiosi. Ecco che intona frammenti di canzoni cresciute con il pubblico, mai divenute hit per ragioni prettamente commerciali, accompagnato dai prodi musicisti che lo seguono a suo piacimento: Un piccolo aiuto, Occhi, Dindondio, Donne.
Ed è subito grande commozione quando sugli schermi ai lati del palco appaiono le immagini di Luciano Pavarotti per il duetto virtuale con Zucchero su Miserere (tratta dall’omonimo album del 1992).
Zucchero lascia poi ampio margine di manovra alla sua band, affidandole l’esecuzione del medley Disco Inferno - Jumping Jack Flash - Honky Tonk Train Blues: il sole al centro del palco diviene una palla stroboscopica accendendosi di mille colori in pieno stile disco music, accompagnata dal messaggio “chi non ama il blues ha un buco nell'anima". Oma Jali e Keba Williams si impadroniscono sapientemente del palco e invitano il pubblico – che raccoglie l’invito - a scatenarsi.
Zucchero torna sul palco, e dà inizio a una sezione quasi onirica con Il volo (ancora da Spirito DiVino, 1995), Diamante (estratto da Oro, incenso e birra, 1989) e Così celeste (sempre da Spirito DiVino, 1995), che inizia sul finale ad alzare le dinamiche in una potente dolcezza.
Si giunge al gran finale: le luci si spengono per un attimo, poi il palco si infiamma nuovamente su un intro dal sapore quasi western che introduce Per colpa di chi (ancora da Spirito Divino del 1995); il pubblico, che popola ormai il parterre in piedi, sèguita a ballare sulle note di Diavolo in me (da Oro, incenso e birra, 1989), con un momento finale dal sapore gospel in cui Zucchero e tutta la sua straordinaria band rilasciano in un colpo solo tutta la tensione esplosiva della serata, sul messaggio di pace e amore che scorre sugli schermi ai lati del palco: "united in diversity".
Il bis viene chiamato a gran voce, e Zucchero e la sua band tornano sul palco per un ultimo, solenne, pezzo, Hey Man (tratto da Blue's, del 1987).
Così, il palco si spegne. Lo spettacolo di Zucchero è trasversale, tribale, potente, e capace, ancora, di infiammare le generazioni, con il suo vastissimo repertorio dall'anima blues, che lo caratterizza da sempre.
"Che la musica scateni una scintilla e arcobaleni rasserenino il mondo".