Francesco De Gregori

Francesco De Gregori

Roma - Auditorium Parco Della Musica


06/07/2018 - di Giovanni Sottosanti
Ecco stasera mi piace così 

Con queste stelle Appiccicate al cielo

Ecco, questa è una di quelle sere che vorresti dipingere su un muro per poterla ammirare sempre, guardarla da più angoli possibili e restarne sempre ammaliato. E` una sera in cui soffia leggero il ponentino, pronto a mitigare il caldo afoso del giorno che sta calando. 

De Gregori decide che non puoi fissare un limite alla meraviglia e alla bellezza, perché lui è sempre pronto a stupirti. Apre la serata dell`Auditorium con Che Razza De Città, ballata dolce amara scritta negli anni `70 da Gianni Nebbiosi, romano, medico, psichiatra, psicoanalista e…cantautore ! De Gregori usa la canzone come  omaggio alla città che ama, denunciandone nello stesso tempo il degrado ormai irrefrenabile. In formazione a cinque come nel tour di Ottobre scorso, Alex Valle al dobro, chitarre e pedal steel, Paolo Giovenchi alle chitarre, Carlo Gaudiello piano e tastiere e Guido Guglielminetti al basso, Francesco sfoglia le pagine del suo canzoniere scegliendo anche quelle meno consuete. Numeri Da Scaricare è un blues cupo e nero sul tema della guerra "E` l`inferno che avanza/ma non ti devi preoccupare". Due Zingari disegna la poesia nel cielo di Roma "e due zingari stavano appoggiati alla notte/forse mano nella mano e si tenevano negli occhi". Buenos Aires è un tuffo nel passato, calde atmosfere anni `80, sapore d`estate in bianco e nero. Torna il tema della guerra con Il Cuoco di Salò e inevitabilmente girano i brividi sottopelle quando Don Ciccio soffia dentro l`armonica l`intro di Caterina "poi arrivò il mattino e col mattino un angelo". Meraviglia. Sorry 

Dal disco tributo a Dylan arriva Non è Buio Ancora e anche qui è un gran bel sentire. Dopo il viaggio in Africa con Celestino, (Vai in Africa, Celestino!) ecco un altro momenti di quelli che il cantautore romano ti stampa ogni volta lì, proprio nel cuore "pioggia e sole cambiano la faccia  alla persone". Sempre e Per Sempre, biglietto di sola andata da qui al Paradiso. Grande versione, intensità a mille, la band ormai ha trovato una propria precisa identità anche senza percussioni. De Gregori veste poi i panni del folksinger, direttamente dal Greenwich Village, voce, chitarra, armonica e Cose viene servita così, scarna ed essenziale. A un certo punto dimentica anche le parole, si ferma e riparte, senza paura, senza vergogna. Inaspettato, gradito e atteso da tempo torna a brillare Raggio di sole, scalda i cuori di struggente nostalgia insieme con le successive La Leva Calcistica, Generale e Buonanotte Fiorellino

Arriva poi una delle sorprese della serata, quella Mira Mare, che, in quasi trent`anni di militanza ai concerti del Principe, non ricordo di aver mai ascoltato. L’esecuzione è notevole, gran pezzo, spesso dimenticato. Dopo Bambini Venite Parvulos, altro momento unico e indimenticabile con Santa Lucia "per le persone facili che non hanno dubbi mai" Sul finale della canzone l`omaggio strumentale all`amico Lucio Dalla con l`intro di Com`è Profondo Il Mare, preludio alla successiva 4/3/1943, cantata da De Gregori con rispetto e commozione. "Un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà", accolta da una vera ovazione e cantata da tutto l`Auditorium ecco La Donna Cannone, seguita dall`immancabile Titanic

Con Falso Movimento emerge la grande poetica del De Gregori più recente "stasera sono un libro aperto/mi puoi leggere fino a tardi". "Adesso canterò una canzone un pò vecchia" dice Francesco e parte Alice, immortale e collettiva. Per il finale, come  consuetudine nell`ultimo tour, invita sul palco la moglie per un intenso e applaudito duetto su Anema e Core. "E qualcosa rimane" non poteva che essere Rimmel a suggellare il patto di eterna fedeltà e gratitudine al Principe

"O farli rimanere buoni amici come noi"

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