Atoms For Peace

live report

Atoms For Peace Le Zenith, Parigi

06/07/2013 di Fernando Rennis

#Atoms For Peace



Ti siedi all'ombra della Tour Eiffel e senti il ritmo selvaggio dell'Africa che zittisce il brusio dei turisti affannati in cerca dell'ultimo souvenir. Segui quel suono tribale e ti ritrovi a Parc de la Villette dove il sole ha paura di battere su djembe che tra le pelli e i legni conservano il sapore della Madre Terra. I francesi se la prendono comoda, lo Zenith si riempe timidamente soltanto quando l'arpeggio di Nagalo Ni Piny Odag ha già incontrato le voci di Joseph Nyamungo e Charles Okoko.

Il gruppo di apertura, la Owiny Sigoma Band è un giro del mondo in poco più di mezz'ora, il continente africano sullo sfondo ed archi ed elettronica a scrollar di dosso la sabbia del Sahara ai quasi seimila presenti. Le espressioni che le luci del palco illuminano a sprazzi sono soprattutto di sorpresa, qualche mano inizia a spuntare e, ipnotizzata dal suono, volteggia nell'aria. Al termine del set una cascata di applausi sembra dare un po' di tregua al caldo che infiamma il palazzetto.

Con un po' di ritardo la testa di Thom Yorke e quella di Flea fanno capolino da dietro le quinte e tu sei lì a chiederti come sia possibile che due mondi così diversi si possano amalgamare alla perfezione, la domanda te la rifai più tardi quando anche il fisico non proprio scolpito di Yorke viene messo in mostra adeguandosi alla prassi del Red Hot di suonare a torso nudo. Di domande però gli Atoms For Peace te ne fan venire parecchie. La prima sicuramente è: perché? Ce n'era davvero bisogno? Superata questa prima crisi d'identità si passa a qualcosa di più tecnico, ragionando su quanto possano perdere i brani di Amok (2013) e dell'esordio solista di Thom (The Eraser, 2006) nella versione live. Brancoli nel buio tra i flash che immortalano ombre e movimenti rapidi e poi parte Before Your Very Eyes... e di colpo hai capito tutto.

Hai lì davanti a te il savoir-faire di chi ha macinato anni di studio, palchi e chili di polvere sopra i riconoscimenti e allo stesso tempo la frenesia infantile di chi ha voglia di sperimentare, di non avere paura di dire che non si ha mai abbastanza. E allora Oxford, Los Angels, l'Africa, Parigi sono tutto e niente allo stesso momento, non importa chi sia il leader dei Radiohead e chi il bassista dei Red Hot Chili Peppers. Conta essere lì in quel momento e farsi cantare in faccia 'you have to take your chance', quando le luci si spengono per far rifiatare un pubblico un po' troppo composto, ché l'Opera non è poi così lontana ma rimane pur sempre al Nono Arrondissement, Flea fa suonare il suo basso come il synth iniziale di Default. Il live la rende più bella, più veloce, più psichedelica, il ritornello è l'esplosione che sul disco manca. Flea e Thom sono due sciamani che s'immolano per la dea della Musica, lo fanno senza riserve, è ancora il secondo pezzo, ma gli applausi non finiscono più.

The Clock col suo profumo arabo ti fa capire che i dubbi legati alla performance da prima data del tour li puoi lasciare in tasca: gli Atoms For Peace sono un muro contro il quale ti vai a schiantare a 200 km/h e non puoi farci proprio nulla. Ingenue conserva la tenerezza del disco, dal mondo arabo ci si sposta in Brasile con una bossa che li per li ti spiazza ma poi ti ritrovi con la pelle d'oca e a cantare in coro 'if I'm not there now phisically, I'm always before you'. No, Thom, non fa nulla se il fiato non è più quello di una volta, il timbro fa sempre la sua porca figura.

Forse Eisenhower mentre pronunciava il suo discorso sugli 'Atomi per la Pace' non pensava che qualcuno avrebbe usato il suo slogan per un brano musicale ed il nome di un gruppo, eppure quando Flea parte con l'intro del pezzo pare quasi vederli questi atomi che si dischiudono nell'aria, la tensione dei primi brani, i muscoli e i nervi tesi lasciano spazio all'intimità. Se Unless non è particolarmente convincente nel disco, anche dal live pare non andare oltre il semplice riempitivo, forse perché è seguita da una coinvolgente And It Rained All Night.

L'occhio del ciclone della prima parte del live set però è l'accoppiata Harrowdown Hill e Dropped, quando ti riprendi dal blackout capisci che gli Atoms For Peace non sono solo Yorke e Flea. Certo, i due sono catalizzatori impareggiabili, ma Godrich ai synth, chitarra e programmazioni, Joey Waronker alla batteria e Mauro Refosco alle percussioni sono indispensabili per l'armonia nucleare della band. Dropped nel live perde tutti i suoi freni inibitori e diventa un pezzo quasi punk che aumenta di velocità, quando di freni per tutti i presenti non se ne vedono nemmeno l'ombra. Al termine del pezzo, che chiude anche la prima parte del live, Thom è a terra schiantato dall'intensità e quel demone di Flea continua a saltare e a ballare tra gli applausi.

Il primo encore si apre con quella che è diventata un must nei live degli Atoms, Feeling Pulled Apart by Horses viene interrotta da Thom perché c'è qualcosa che non va, si riprende dall'intermezzo musicale e via dritti al galoppo. Rabbit in Your Headlights e Paperbag Writer spuntano dal passato di Yorke, tra la sua collaborazione con DJ Shadow (progetto UNKLE) e una b-side dei Radiohead si passa al pezzo più devastante dell'intero set. Amok è sconvolgente, la reazione che hai dopo esserti svegliato nel cuore della notte dopo un incubo, prima di rientrare in qualsiasi riduzione estetica è intensa, tribale nel suo incedere misterioso e serrato, urbana nella selva di suoni che la pervadono, straziante nel finale esplosivo dove la tensione si spezza e non ci sono più confini, 'I'm sending out choirs of angels, trying around pieces of string to run amok...'. L'ultimo encore è Black Swan, che mantiene il suo fascino ma non riesce ad abbassare la temperatura di un ambiente ormai incandescente.

Un fiume di persone si muove lungo la strada del parco, ti viene voglia di fermarti e guardarle bene, ti saltano subito all'occhio le facce che conservano lo stupore, qualcuna è più consumata e qualcun'altra più fresca. Si confondono le parole, le impressioni, le età e le razze, spuntano dei rasta e più in là un bambino con la sua maglietta dei Radiohead. Eisenhower c'aveva preso, gran bella cosa gli atomi per la pace...

 


Setlist:
01. Before Your Very Eyes
02. Default
03. The Clock
04. Ingenue
05. Atoms For Peace
06. Unless
07. And It Rained All Night
08. Harrowdown Hill
09. Dropped
10. Cymbal Rush
Encore #1:
11. Feeling Pulled Apart By Horses
12. Rabbit In Your Headlights
13. Paperbag Writer
14. Amok
Encore #2:
15. Black Swan