live report
Dewolff I DeWolff al Santeria Toscana di Milano: una notte di rock energico
di Giovanni Sottosanti
Concerto del 02/03/2025
Geleen forse non è neanche un paese, esiste sulla cartina geografica dei Paesi Bassi, ma viene definito come quartiere facente parte della provincia di Limburgo. Tra i 32000 abitanti accreditati, ci sono tre ragazzotti baldanzosi che ormai da oltre quindici anni si aggirano per il mondo sotto il nome di DeWolff, cercando di lasciare la propria impronta indelebile nella storia del rock blues. Attivi dal 2009, undici album da studio più cinque live già alle spalle, chilometri e chilometri di concerti con un seguito di critica e pubblico che negli ultimi anni sta crescendo a vista d'occhio. Ascoltati come opening act dei Black Crowes all'Alcatraz di Milano, ottobre 2022, non mi fecero una grossa impressione e non ebbi la curiosità di approfondirne la conoscenza. Li seguii con poca attenzione, la loro proposta musicale mi parve un rock blues vigoroso ed energico, quasi hard, senza particolari guizzi di fantasia e inventiva. Quando però i tre ragazzi, i fratelli Pablo e Luka van de Poel e Robin Piso, hanno deciso di andare a risciacquare gli strumenti e le corde vocali nelle salutari acque del Mississippi, ecco che lì mi si è accesa una lampadina e mi sono detto "vuoi vedere che forse ci siamo, hanno raggiunto la quadra, hanno chiuso un cerchio".
Nientemeno che i mitici Fame Studios a Muscle Shoals, Alabama, come sede di incisione del nuovo disco, con tanto di copertina altamente evocativa sotto la scritta 3614 Jackson Highway. Basterebbe il nome Muscle Shoals per richiamare alla mente musicisti storici, nomi giganteschi di gruppi e cantanti solisti che dentro quelle quattro mura hanno scritto la storia della musica, creando un suono che è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica.
Quando alle 21.15 i tre guadagnano il palco, la Santeria Toscana 31 si presenta discretamente piena, il pubblico caldo e appassionato, tra fans di vecchia data e nuovi adepti, speranzosi di applaudire il futuro del Southern Rock.
I tre partono subito all'arrembaggio con Night Train, cui segue Natural Woman, primo pezzo figlio dei Muscle Shoals. Il suono sottopalco è un guazzabuglio indefinito di strumenti e voce, per cui abbandono saggiamente la mia prima fila per posizionarmi accanto il mix. E da lì inizia un altro concerto, sicuramente più godibile e con una definizione dei suoni quantomeno accettabile. Pablo van de Poel è un frontman con i fiocchi, voce e chitarra, padroneggia la scena con un impegno fisico non indifferente. Il fratello Luka picchia sulle percussioni e partecipa alle parti vocali, mentre Robin Piso ricama con Hammond, piano e tastiere. Siamo in pieno trip anni '70, tra rock, hard blues, psichedelia, southern rock e southern soul, in una terra di mezzo in cui i Led Zeppelin incontrano i Cream, i Faces vanno a un party con gli Stones, mentre gli Allman sfrecciano in moto insieme ai Lynyrd. Non inventano niente di nuovo, sia chiaro, qualcosa ovviamente suona già sentito e masticato, ma ci mettono sicuramente tanta energia, simpatia e spontaneità, non risparmiano una goccia di sudore e, soprattutto, danno la netta sensazione di divertirsi ancora tanto. Picchiano duro con Treasure City Moonchild, poi rallentano la corsa su Out On The Town. Will O' The Whisp paga il tributo ai Cream, mentre Love Like You mette tutti a cantare. Con Ophelia e Snowbird si torna ai Muscle Shoals, per riempirsi i polmoni e respirare una volta di più colori e suoni che sanno di paludi, spazi aperti e tramonti argentati. Poi i bis, anzi il bis, perché Rosita è un pezzo unico che ne contiene altri cento, si ferma, riparte, un concerto nel concerto, con riff e assoli a rincorrersi per tutta la sala. Pablo scende dal palco e abbraccia l'intera Santeria Toscana, fino in fondo, al bancone del bar, dove ordina una birra e riparte. E via di nuovo. Dopo oltre venti minuti finisce, anche se, fosse per loro, andrebbero avanti all'infinito. Un'ora e quaranta è volata in un baleno, senza un momento di stanca o di noia. Non tutto è stato perfetto, non tutto indimenticabile, non riscriveranno la storia del genere, ma i tre DeWolff il loro spazio se lo sono già conquistato e sembrano assolutamente in grado di mantenerlo, se non di accrescerlo.
Geleen, provincia dell'Alabama.
Nientemeno che i mitici Fame Studios a Muscle Shoals, Alabama, come sede di incisione del nuovo disco, con tanto di copertina altamente evocativa sotto la scritta 3614 Jackson Highway. Basterebbe il nome Muscle Shoals per richiamare alla mente musicisti storici, nomi giganteschi di gruppi e cantanti solisti che dentro quelle quattro mura hanno scritto la storia della musica, creando un suono che è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica.
Quando alle 21.15 i tre guadagnano il palco, la Santeria Toscana 31 si presenta discretamente piena, il pubblico caldo e appassionato, tra fans di vecchia data e nuovi adepti, speranzosi di applaudire il futuro del Southern Rock.
I tre partono subito all'arrembaggio con Night Train, cui segue Natural Woman, primo pezzo figlio dei Muscle Shoals. Il suono sottopalco è un guazzabuglio indefinito di strumenti e voce, per cui abbandono saggiamente la mia prima fila per posizionarmi accanto il mix. E da lì inizia un altro concerto, sicuramente più godibile e con una definizione dei suoni quantomeno accettabile. Pablo van de Poel è un frontman con i fiocchi, voce e chitarra, padroneggia la scena con un impegno fisico non indifferente. Il fratello Luka picchia sulle percussioni e partecipa alle parti vocali, mentre Robin Piso ricama con Hammond, piano e tastiere. Siamo in pieno trip anni '70, tra rock, hard blues, psichedelia, southern rock e southern soul, in una terra di mezzo in cui i Led Zeppelin incontrano i Cream, i Faces vanno a un party con gli Stones, mentre gli Allman sfrecciano in moto insieme ai Lynyrd. Non inventano niente di nuovo, sia chiaro, qualcosa ovviamente suona già sentito e masticato, ma ci mettono sicuramente tanta energia, simpatia e spontaneità, non risparmiano una goccia di sudore e, soprattutto, danno la netta sensazione di divertirsi ancora tanto. Picchiano duro con Treasure City Moonchild, poi rallentano la corsa su Out On The Town. Will O' The Whisp paga il tributo ai Cream, mentre Love Like You mette tutti a cantare. Con Ophelia e Snowbird si torna ai Muscle Shoals, per riempirsi i polmoni e respirare una volta di più colori e suoni che sanno di paludi, spazi aperti e tramonti argentati. Poi i bis, anzi il bis, perché Rosita è un pezzo unico che ne contiene altri cento, si ferma, riparte, un concerto nel concerto, con riff e assoli a rincorrersi per tutta la sala. Pablo scende dal palco e abbraccia l'intera Santeria Toscana, fino in fondo, al bancone del bar, dove ordina una birra e riparte. E via di nuovo. Dopo oltre venti minuti finisce, anche se, fosse per loro, andrebbero avanti all'infinito. Un'ora e quaranta è volata in un baleno, senza un momento di stanca o di noia. Non tutto è stato perfetto, non tutto indimenticabile, non riscriveranno la storia del genere, ma i tre DeWolff il loro spazio se lo sono già conquistato e sembrano assolutamente in grado di mantenerlo, se non di accrescerlo.
Geleen, provincia dell'Alabama.