Lucio Leoni

interviste

Lucio Leoni Il "qui e ora" di Lucio Leoni

31/10/2020 di Barbara Bottoli

#Lucio Leoni#Italiana#Alternative

Il 2020 sarà un anno che ricorderemo: il mondo intero vive tra paura, tensione, negazione ed utilizzo di termini che fino a qualche mese fa nemmeno conoscevamo; eppure sapere che esiste la musica che può ancora stupirci, farci perdere nei pensieri che si accavallano senza un senso apparentemente logico, col ricordo di quello che davamo per scontato e con un nuovo punto di vista per molti è stato liberatorio. Lucio Leoni dimostra la bellezza della creatività, confermandosi anche con Dove sei pt.2, un grande "creatore".
Dove sei Pt.2 è la seconda parte dell'album di Lucio Leoni, è la parte della crescita, dell'azione, del realizzare ciò che da “giovani” si idealizzava. Forse è un Lucio Leoni a tratti più intimo, più emotivo, ma in questa intervista che ha rilasciato a Mescalina si mostra ben conscio delle risorse che ha, di quelle a cui può attingere e come assemblarle; sembra che se da una parte le scelte sono necessarie, dall'altra portino a nuove strade che non si erano previste, ma essendoci vanno percorse, e, che tutto ciò che accade può essere occasione. Restiamo convinti che Leoni potrebbe stupire anche oltre la musica.

 

Mescalina: Ciao non ti nascondo la grandissima gioia nell'avere l'occasione di poterti fare queste domande, visto che dopo averti scoperto con l'album Il lupo cattivo ho seguito ogni novità, immergendomi in tutto ciò che si può trovare della tua carriera artistica e ogni volta resto affascinata poi e meravigliata prima da come ti presenti ad ogni uscita. Mi spiego meglio: se nell'album Lorem Ipsum c'era stata Luna che già nel video ci regalava un dialogo interiore interpretato magistralmente, anche dal punto di vista recitativo, ne Il lupo cattivo il brano Le interiora di Filippo è un mix sciogli-lingua di parole velocissime e concetti, ora, nella seconda parte del tuo Dove sei il video di Nastro magnetico è ipnotico: da una parte c'è la corrispondenza delle parole con le immagini e contemporaneamente è come se le immagini non corrispondessero all'interiorità. Confesso di averlo guardato la prima volta aspettandomi l'effetto sorpresa alla fine, in realtà era sorprendente ogni cambio di scema. Il video è in collaborazione con i Mokadelic e il collettivo Zero. Ci racconti come è nata la collaborazione e come il processo creativo di queste scene sovrapposte che vediamo, scorporandosi nella mente dell'ascoltatore ?

Lucio Leoni:E’ nato quasi per caso. Mentre lavoravo al progetto Dove sei mi sono ritrovato in mano questo testo che aveva la forma di una sceneggiatura. Per un po’ di tempo ho pensato che ne avrei fatto altro: non poteva essere una canzone; poi ho pensato che invece la cosa più interessante da fare con uno scritto di quel tipo li era proprio forzarlo in un contesto diverso dal suo e, viceversa, forzare la forma canzone ad accogliere altri mondi. Ne è venuta fuori una forma mista che, da un lato mantiene vizi e connotati tecnici (note di regia, movimenti di macchina etc) e dall’altro racchiude i concetti di strofe e ritornelli. A quel punto ho capito che non era più una roba solo mia ma che anzi, doveva esplorare in maniera ancora più ambigua ambiti che non mi riguardano direttamente: da li l’idea di contattare i Mokadelic. Musicisti straordinari con capacità di lettura del suono sopraffina e profondità, tridimensionalità immediata; gli ho chiesto di lavorare in maniera diversa dal solito, cioè a partire dallo script (di solito lavorano a partire da un premontato) senza dargli punti di riferimento video: la loro, dunque è stata una seconda rilettura di una sceneggiatura esistente e quando i suoni si sono appoggiati al testo era già cambiato il senso di quanto avevo scritto. Alla fine di questo processo abbiamo scelto di arrivare al fulcro, cioè affidare il tutto al mondo cinematografico. Niccolò Falsetti e Stefano De Marco di Zero hanno riletto e riscritto la loro versione, trasformando Nastro Magnetico in “Addio Amore” un cortometraggio che va verso lidi che ne io ne i Mokadelic avevamo esplorato in termini di senso e di racconto. E’ stato un processo molto interessante, una sorta di lavoro al contrario che ha tirato fuori una roba che vive su tre livelli e che mi emoziona molto ogni volta che la ascolto o la guardo.

Mescalina: Dove sei è un album che è stato suddiviso in due parti, una uscita a maggio e una adesso, in autunno, quanto ha influito il periodo storico che stiamo vivendo e come sono stati selezionati i brani che compongono le due pubblicazioni? Dove sei è un'affermazione, è una fotografia del “qui e ora”, ma credi che ciò che sta accadendo nel mondo ci stia dimostrando come siamo veramente? Che immagine ne sta uscendo?

Lucio Leoni: I brani sono stati separati rispetto al contesto e al modo con cui provo a definire i contorni di chi sta cercando di capire cosa vuol dire “essere adulti”. Nella prima parte lo faccio attraverso concetti più universali, condivisi, e da quelli provo ad arrivare al particolare mentre nella seconda parte faccio l’opposto: parto dall’intimo, da i rapporti interpersonali e attraverso quelli provo a trovare una scala universale di riferimento. Quello che è successo in questo 2020 ha cambiato molto (un brano è saltato per esempio). Le canzoni vivono di esperienza ma si nutrono, ovviamente, del contemporaneo quando le scrivi, dunque alcune resistono a ciò che ci accade intorno mentre altre vengono sconfitte dalla storia. Di sicuro sono in continua trasformazione e questi ultimi tempi hanno accelerato l’evoluzione del senso e del segno di quanto espresso in scrittura (il disco è scritto e lavorato nel 2019).

Mescalina: Da una parte stai dimostrando una capacità magistrale nell'utilizzo delle parole che si fonde con l'interpretazione e con una teatralità spiccata che ne fuoriesce, anche se le sonorità sono più movie. Che importanza ha la parola per Lucio Leoni? Intesa sia come parola orale che scritta, ovviamente se le consideri di diverso significato. Inoltre partendo dal teatro-canzone, ora, il singolo che anticipava Dove sei parte 2 si rifà al cinema; è una normale evoluzione o comporterà un cambiamento futuro? Anche perché questa seconda parte dell'album è molto più intima e, permettimi il termine, confidenziale. A proposito di intimità ti va di condividere l'emozione del brano Francesca?

Lucio Leoni: Inutile dire che le parole sono importanti, ma non sono neanche uno di quelli rigorosi in questo senso; mi interessa l’evoluzione del linguaggio e come questo si adatta e si trasforma rispetto ai tempi e alle circostanze che viviamo. La distanza tra parola orale e scritta è breve per come la intendo io: Da sempre ascoltiamo i miti e raccontiamo le storie, e questo continuiamo a fare per interpretare la realtà; in termini pratici la mia scrittura altro non è che una traccia con cui affrontare poi la performance dunque l’interpretazione; quando scrivo già immagino e so che nell’interpretazione qualcosa cambierà. Il cinema arriva in apertura della parte due come contraltare del teatro che invece aveva aperto la parte1 (Mi dai dei soldi); era un modo per affrontare il mondo del racconto in tutte le sue sfumature ma si, diciamo che in assoluto anche dati i recenti sviluppi della vita “Live” credo che qualcosa cambierà nel mio modo di relazionarmi al racconto.

Mescalina: Nei tuoi brani ci sono citazioni, una grande conoscenza, ovviamente Roma, torna la religione, spesso collegata alla scienza: che importanza hanno questi due argomenti? Qualche anno fa aprivi i live a Truppi col quale si possono notare dei parallelismi, sia dal punto di vista culturale che intellettuale, si può sperare in una collaborazione? Incrociando le dita, ti chiedo anche: essendo un artista capace di collaborare con diverse realtà, se potessi sognare cosa realizzeresti e con chi? Anche perché adesso di sogni ne abbiamo bisogno.

Lucio Leoni: Per quanto riguarda religione e scienza devo dire di non essere molto preparato: entrano ovviamente nei miei racconti proprio perché se si guarda al contemporaneo si ha a che fare con queste sfere di influenza ma non sono un esperto né dell’una né dell’altra. Per me sono dei filtri di interpretazione dell’esistenza. Essere messo vicino a Giovanni è ovviamente un grande piacere ma per quanto riguarda una collaborazione non ti saprei dire; le collaborazioni nascono in maniera curiosa e mai determinata (almeno per me) dunque chissà.

Mescalina: Spesso citi “i nonni” che importanza hanno? Quanto gli affetti sono parte della tua musica e quanto lo è l'attualità? Ricollegandomi agli affetti ti chiedo il tuo rapporto con Roma, sempre presente e come, come tutti i romani, c'è un legame viscerale con la Capitale, coi simboli: Roma cosa rappresenta?

Lucio Leoni: Credo, rispetto agli affetti, di averti già risposto prima. Io mio modo di guardare il racconto e la musica è un incastro tra contemporaneo ed esperienza, memoria. I nonni sono parte di quello che siamo privatamente e come comunità, sono la nostra memoria che si affaccia sull’oggi. Per quanto riguarda Roma, boh…io me ne sono andato da Roma, non la sopporto più. Le ho voluto bene ma sono tra quelli che non spera più possa tornare ad essere bella. Roma come tutte le città è fatta di chi la abita e mi sembra uno di quei luoghi che ormai ha perso poesia. La retorica legata alla vecchia Roma e ai vecchi romani è appunto retorica, buona per la nostalgia e la malinconia e da li ancora arriva poesia, che però non vedo più in giro. O quasi.

Mescalina: Hai partecipato alla playlist per i 20 anni di Mescalina ringraziandoti ti chiedo una tua fotografia sul panorama italiano, infatti noto con immenso piacere che hai inserito The Zen Circus, il già citato Truppi, Offlaga Disco Pax, Le Luci della Centrale Elettrica. Il nostro scenario indipendente sembra non avere nulla da invidiare alla produzione estera, ma ancora sembra che non ci si riesca a distaccare dai nomi più conosciuti (v.commerciali): quale potrebbe essere la formula per svoltare?

Lucio Leoni: Non saprei. A differenza tua credo che invece questo paese sia notevolmente indietro rispetto ad altri. La formula per crescere è sempre la stessa: investire sulla scuola, sull’istruzione e l’educazione musicale da subito. Invece da queste parti, se va bene, suoniamo male il flauto dolce nei tre anni delle scuole medie.