interviste
Bull Brigade I vent'anni dei Bull Brigade raccontati da Eugenio Borra
Arianna Marsico: Perché non si sa mai inizia con un intro quasi profetico, in questi giorni nei quali Torino è nell’occhio del ciclone. Cosa è rimasto e rimarrà della città “che non ha fatto pace con il destino”? Quella della “Rabbia di una protesta ignorata come una sedia puntata contro il cielo” è un’immagine fortissima…
Eugenio Borra: Tutto si può dire dei Bull Brigade tranne che non siano stati influenzati dalla città dalla quale provengono! Indubbiamente è fortissimo il suo sentore all'interno di moltissimi nostri brani. In una prima fase nei primi dischi Torino era rivendicazione, era senso di appartenenza prettamente legato a una scena, al culto del movimento punk hardcore: quindi a tutti quei gruppi della scena torinese che avevano fatto la storia avevano aperto strade inimmaginabili in Italia, in Europa e nel mondo. Quindi c'era questa sorta di voglia di dire: “Anche noi siamo parte di questo”. Ovviamente crescendo a livello anagrafico la band è maturata. Ha preso coscienza di tantissimi altri aspetti e sfumature che di fatto ci differenziano da chi proviene da altri luoghi. Se pensiamo alla classe sociale a cui apparteniamo e ai ritmi che hanno scandito le vite dei nostri genitori sto lavoravano comunque tutti o in Fiat o nel suo indotto prendiamo coscienza anche dell’aspetto identitario, che ha una matrice molto forte e orgogliosa che ci porteremo dietro sempre! La sedia puntata contro il cielo è un simbolo iconico legato a Emiliano Mondonico nella finale di coppa Uefa contro l'Ajax e fotografa e fissa queste immagini di una città che non riesce a fare pace con il destino con tutte le anime che la attraversano.
AM: Che significato ha per voi essere una band punk da oltre vent’anni? Come si arriva a camminare insieme per così tanto tempo, mentre si cambia e il mondo cambia?
EB: Sicuramente vent'anni è una cifra molto molto importante e rappresenta poco meno della metà delle nostre vite. Nel tempo quel luogo immaginario che noi chiamiamo Bull Brigade è sempre stato un luogo all'interno del quale abbiamo saputo aiutarci e sostenerci vicendevolmente. È un luogo all'interno del quale sono entrate anche persone che non suonano nella band ma che hanno comunque imparato a capire cosa significa per noi. Con il tempo questo luogo ha saputo modificarsi e crescere anche in funzione dei cambiamenti che avvenivano all’esterno. Penso che ormai sia un punto fermo delle nostre vite del quale difficilmente riusciremo a fare a meno perché ha saputo generare delle atmosfere che sono entrate anche all'interno delle vite di tantissime altre persone che probabilmente e sicuramente non conosciamo… figuriamoci a noi stessi che ne facciamo parte!
AM: Primo sguardo trasuda di immagini di gavetta, di una voglia di suonare che ovvia a qualsiasi mancanza di mezzi e organizzazione. Cosa vi manca di più di quel periodo? Cosa rifareste anche ora e cosa invece non rimpiangete?
EB: È sempre difficile dire cosa uno cambierebbe del passato e del proprio percorso. Quante volte ci è capitato di sentire ad esempio con un nonno, un padre uno zio dire: “Ah, se avessi la l'età tua con l’esperienza mia spaccherei il mondo”. Tutte queste cose che fanno un po’ parte della macchina del tempo. Penso che quest'anno compirò 45 anni e sono molto felice ed orgoglioso e di quello che sono riuscito a fare, mi ritengo anche molto fortunato! Ho avuto tante fortune, ne cito due. Ho avuto la fortuna di essere colui che ha scritto un disco come Strade smarrite e ho avuto quella di essere colui che ha scritto un disco come Il fuoco non si è spento. Quindi cosa dovrei recriminare? Mi tengo questa fortuna e cerco di affrontare il futuro facendo tesoro di quelle che sono state le mie esperienze passate.
AM: Come sono nate le collaborazioni con Giancane, FASK, Willie Peyote e Claver Gold?
EB: Con Claver Gold e con Giancarlo ci siamo conosciuti in quei momenti particolari che precedono le esibizioni live ad un Festival perché abbiamo condiviso il palco a Ravenna e Firenze. Tra una birretta, una sigaretta e una risata si è consolidata l'idea di condividere un brano all together. Con i FASK capitò che durante una nostra data al Rework di Perugia, che tra l'altro era sold out, ci rendemmo conto che Aimone era nel pogo che cantava e faceva stage diving. Abbiamo detto: “Cavoli, è pure il cantante dei FASK adesso intercettiamolo, conosciamolo e capiamo da dove proviene questa sua passione per i Bull Brigade!” E da lì è venuta poi fuori Prendere fuoco, che è una canzone bellissima. E Willie… Willie è un rapper e proviene come noi dalla Torino street e underground. Ovviamente con le dovute proporzioni, perché poi lui ha avuto una carriera verticale ed è un'artista sicuramente sovradimensionato rispetto a no, però per certi versi abbiamo le stesse strade. Quindi comunque è stato molto semplice pensare e mettere in pratica la canzone.
AM: C’è stato qualcosa di nuovo nel modo di lavorare a questo disco rispetto ai precedenti?
EB: Sì. Abbiamo lavorato con un produttore esterno che si chiama Andrea Tripodi e che ha uno studio a Londra, che ha confezionato “un vestito da festa” alle canzoni dei Brigade. Abbiamo cercato di tenere intatta la componente lirica emotiva e delle atmosfere dei brani però abbiamo affidato la gestione della musica a un esperto del settore… quindi sì, una maniera totalmente nuova per noi di lavorare però della quale siamo estremamente felici!
AM: Cosa pensate che Perché non si sa mai racconterà tra vent’anni? Soprattutto cosa racconterà a chi voglia mettere su una band?
EB: Perché non si sa mai racconterà sicuramente di una band che dopo aver fatto tutto quello che c'era da fare nell'ambito underground ha voluto aprire una porta e provare a vedere cosa c'era fuori…Come si faceva negli anni magici che ancora se ci pensiamo ci mettono i brividi eh… quindi quando appartenevamo alle bande ovviamente uno deve prendere tutti gli accorgimenti del caso…Perché non si sa mai!
AM: Grazie mille da parte della redazione di Mescalina e dai lettori e lettrici!
EB: Grazie infinite a voi e a tutti i lettori! È stato un grande piacere, venite a trovarci e a salutarci in una delle date del nostro tour, vi aspettiamo!
Foto di Arianna Carotta
PERCHÉ NON SI SA MAI TOUR 2026
Venerdì 6 marzo TORINO – Hiroshima Mon Amour SOLD OUT
Sabato 14 marzo BOLOGNA – Estragon Club
Venerdì 20 marzo – RONCADE (TV) – New Age
Giovedì 26 marzo – DONOSTIA (ES) - Dabadaba
Venerdì 27 marzo – MADRID (ES) - Independance
Sabato 28 marzo – BARCELONA (ES) - Upload
Sabato 18 aprile ROMA – Largo Venue
Venerdì 24 aprile MILANO – Magazzini Generali
Sabato 25 arile LONDRA (UK) – New Cross Inn
Label e Management: Motorcity Produzioni
Distribuzione: Tunecore
Edizioni: Motorcity Produzioni di Eugenio Borra
Booking per l'Italia: Barley Arts
Ufficio Stampa e Promozione:
BIG TIME
CLAUDIA FELICI
FABIO TIRIEMMI