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Intervista Offlaga Disco Pax -
Offlaga Disco Pax

interviste

Offlaga Disco Pax

18/03/2005 di Andrea Salvi

#Offlaga Disco Pax#Italiana#Alternative New Wave

Offlaga Disco Pax è un gruppo che non può lasciare indifferenti. Fuggenti, unici e “avanti” a tal punto da non riuscire a liberarsi di un immaginario passato che li perseguita come un’ossessione contagiosa, da qualunque angolazione li si tenti di ritrarre risulterà sempre essere quella sbagliata. Una piccola rivoluzione è avvenuta dalle parti di Reggio Emilia, quella di un “Socialismo tascabile” lanciato alla conquista del mondo a suon di pop music.

  

   
   Intervista ad OFFLAGA DISCO PAX

Offlaga Disco Pax è un gruppo che non può lasciare indifferenti. Fuggenti, unici e “avanti” a tal punto da non riuscire a liberarsi di un immaginario passato che li perseguita come un’ossessione contagiosa, da qualunque angolazione li si tenti di ritrarre risulterà sempre essere quella sbagliata.
Una piccola rivoluzione è avvenuta dalle parti di Reggio Emilia, quella di un “Socialismo tascabile” lanciato alla conquista del mondo a suon di pop music.


Benvenuti su Mescalina, cominciamo con le presentazioni…
D) Daniele: chitarra, pedalini e altro...
E) Enrico: basso, moog, Casio, orpelli, grafiche, classe 1977.
M) Max: voce, testi, ideologia a bassa intensità.

Cosa vi ha spinto a formare un gruppo e come vi siete incontrati?
E) È andata più o meno così. Max rispose ad un annuncio sul “Re degli Affari” che proponeva relazioni sessuali promiscue e ai limiti della legalità. All'appuntamento per sua somma delusione ci presentammo io e Carretti  travestiti da Batman e Robin. La nostra visibile incertezza nel decidere se consegnargli il costume del maggiordomo Alfred o quello di Batgirl suscitò nel nostro interlocutore un inquietante impeto di disgusto; strappatoci il primo dei due costumi fece seguire una semplice ma efficace esternazione: "Offlaga!!". A me e Robin, folgorati, non restava che sorridere con complicità rispondendo: "DiscoPax!!!", consci di aver trovato colui che ci avrebbe  in futuro liberato dalla schiavitù tecnocratica. Al resto hanno poi pensato Poison Ivy e Penguin.
M) Esclusa la storia degli annunci, tutto il resto è vero. Circa. Era l’inizio del 2003.

I nostri lettori conoscono ancora poco di voi… come siete arrivati ad ottenere praticamente dal nulla la possibilità di pubblicare un disco?

M) Abbiamo vinto il Rock Contest organizzato da Controradio a Firenze nel marzo 2004. Dopo la finale alla Flog siamo stati agganciati da Santeria. Qualche mese di telefonate, mail, incontri e alla fine si sono decisi a pubblicare il nostro esordio. Fin troppo facile per sembrare vero. Forse hanno influito i tanti attestati di stima giunti da più parti all’etichetta su di noi.

E il vostro nome cosa cela? Offlaga Disco Pax… tre parole piuttosto misteriose!
M) Offlaga è un paese della bassa bresciana. Il nome è talmente strano e affascinante (solo il nome, Offlaga è un paesello piuttosto anonimo) che alla fine lo abbiamo scelto, optando per un compromesso non proprio storico con l’altra ipotesi che avevano individuato Enrico e Daniele (Disco Pax), titolo di un brano elettropop di un gruppo sepolto nei primi anni ottanta reggiani.

Le citazioni non si limitano solo a questo… avete trovato da voi una definizione per il vostro genere: “pop narrativo elettorale”. Da dove nasce la scelta di adottare uno stile tanto particolare?
D) Il pop per definizione è la musica popolare... più che adottarlo siamo stati adottati.
M) Oddio… pop… forse nel senso di Repubblica Pop-olare, come la DDR. Ci piace giocare con le definizioni, gli slogan. Questa in particolare (pop narrativo elettorale) è una trovata di Enrico.
E) Pop sta per popolare infatti, narrativo sta per forza, elettorale chiude il cerchio riunendosi con popolare. Lo stile ha adottato noi, diciamo.

Siete considerati un gruppo di culto fin da quando non avevate nessun disco all’attivo. Un paradosso?
D) Uno strano movimento mediatico...
E) Di culto include in partenza l'idea di sotterraneo o sbaglio? Non lo trovo tanto paradossale, quanto è invece incredibile che a nostra insaputa i nostri figli vagabondassero mal vestiti in rete da tempo.

Proprio un brano come “Robespierre”, il pezzo che vi ha fatti conoscere attraverso il tam tam di internet, ha contribuito a far crescere la curiosità attorno a voi. Come è nato?
E) È andata esattamente così. Domenica pomeriggio. "Oggi facciamo un pezzo disco, dai". Premo "disco" sulla Casiotone.  Arrivati a sera, moog aggiunto, il pezzo è pronto (bpm più, bpm meno). Discotecari della domenica appunto.
M) Era la fine di maggio del 2003 e venne fuori in sala prove. Come tutti gli altri. Non ricordo se nacque prima il riff di basso o se fu l'elenco scandito a ispirare quel riff. L'abbiamo suonata per la prima volta a Roma pochi giorni dopo. Ai tempi non eravamo certi che avesse tutto questo appeal. Robespierre è la nostra "Smell's like teen spirit" (e non ci sono più le mezze stagioni).

…oggi siete però finalmente usciti allo scoperto con il vostro primo album “Socialismo tascabile – Prove tecniche di trasmissione” appena pubblicato. Qual è la prima cosa che vi viene in mente a questo pensiero?

E) La copertina e la faccia di Giacomo Fiorenza (che ha seguito il gruppo in studio - ndr). Più la prima emozione poco meno di un anno fa nel sapere che sarebbe successo.
D) Mi emoziona molto pensare che il nostro disco sarà in vendita in tutta Italia. Non sembra vero...
M) Era ora! Abbiamo fatto la prima session il giorno di ferragosto… Ma non voglio dire che ci abbiamo messo molto a farlo (meno di due settimane) ma che quei giorni sono stati infinitamente frammentati. Il master finale risale alla fine del 2004…

All’ascolto l’album risulta molto compatto, ma tra i nove brani contenuti ce n’è uno (Enver) che si discosta dalla struttura degli altri. Di cosa parla e chi è il protagonista a cui si rivolge?
M) Il testo di Enver venne fuori in uno stile per me insolito e fu scritto in un momento di infinita tristezza di un paio di anni fa. Enver Hoxha, storico leader dell’Albania isolazionista e autarchica al potere ininterrottamente fino agli anni ottanta, era un dittatore paranoico. Più o meno come l'ingovernabile sentimento di abbandono che descrivo nel testo.
Il protagonista a cui mi rivolgo è una ragazza, se non si era capito.






Il richiamo verso l’Europa dell’est è persistente nei vostri testi, in “Khmer rossa” c’è persino una voce femminile che dà man forte a quella di Max. In che lingua viene declamato il testo?
M) Dana “Comaneci” Roman traduce simultaneamente il testo in Rumeno. A Roma in uno dei nostri primi concerti lo improvvisammo con una ragazza che traduceva in Russo. Sono però molto affezionato alla lingua rumena: mio padre la parlava correntemente e io da piccolo ne ero molto impressionato. L’idea della traduzione simultanea è di Enrico. Enrico è un pazzo scatenato.
E) A Roma l'unico ad improvvisare fu Max che si ritrovò a sorpresa una traduttrice alle spalle. La versione migliore e a me più cara…
M) Bello scherzo. Bastardi… La cosa divertente è che venne meglio al primo giro con la sorpresa che nel bis, dove invece sapevo già la cosa.

Max, hai affermato che tutti i tuoi testi sono autobiografici. Metà di quelli raccolti in questo disco racconta episodi legati alla tua infanzia/adolescenza mentre l’altra metà coinvolgono il te stesso di oggi. Che differenza c’è tra il ragazzo di allora e il personaggio che sale sul palco a raccontare/raccontarsi?
M) Di allora spero di avere mantenuto il candore. Di certo mi è rimasta la voglia di dormire fino a tardi e il senso di appartenenza. Sono un sentimentale. Spero lo si ritrovi in quello che scrivo e racconto.

Un brano come "Cinnamon" invece è ispirato ad un racconto di Arturo Bertoldi… quali sono i riferimenti letterari che ti hanno influenzato maggiormente?
M) “Cinnamon” è un breve racconto di Bertoldi di cui ho solo tagliato delle parti, le parole non le ho praticamente toccate. Io e Arturo abbiamo vissuto insieme la militanza nel PCI negli anni ottanta, è un fratello, un amico e segue il gruppo fin dal suo primo concerto. Un pozzo senza fondo di intuizioni e colpi di genio. Non per niente ha fondato il “Movimento per il Socialismo Tascabile” (qualunque cosa sia), ispirandoci il titolo del disco. Leggo cose principalmente italiane: Paolo Nori, Giuseppe Caliceti (che mi ha incoraggiato molto quando ho iniziato a scrivere quattro o cinque anni fa), Simona Vinci. Reputo inoltre Federico Fiumani un grande poeta contemporaneo. Tra gli scrittori stranieri mi piace molto Jonathan Coe.

Sempre "Cinnamon" parte con un giro di basso che pare preso in prestito dai CCCP. Questo mi da l’occasione per porvi la domanda più scontata dell’intera intervista: quali sono le affinità e le divergenze tra i CCCP e gli ODP?
D) Ci potrebbero essere molti punti in comune con i CCCP, troppo facilmente riconoscibili, soprattutto per la provenienza geografica e alcuni suoni che richiamano quel periodo...
ma il paragone rimane comunque una cosa molto lontana.
E) Personalmente in "Compagni Cittadini Fratelli Partigiani" le affinità, da "Socialismo e Barbarie" in poi è divergenza profonda.
M) Grande gruppo, forse il più grande gruppo italiano degli anni 80, ma paragone inaffrontabile. Sono passati venti anni e ci accomuna solo una cultura e una città. Non è poco, ma nemmeno tutto.

“Tono metallico standard” invece racconta un episodio curioso e amaro.,. Max, hai messo più piede nel negozio citato nel brano?
M) Sì certamente, siamo tutti e tre clienti del negozio. Non porto rancore. Fu un episodio molto buffo. Eh Eh.

I vostri brani sono molto evocativi, cinematografici… avete in programma un video per promuovere l’album, magari proprio di “Robespierre”?
D) Ci sono idee per un video, dobbiamo solo trovare il tempo di assemblarle nel migliore dei modi.
E) Trovare l'ispirazione per girare un video di Robespierre è sin troppo facile,  le idee ci sono da tempo, prima di tutto si tratterà di divertirci il più possibile… Siccome probabilmente me ne occuperò in parte anche io, come riguardo al sito, l'uscita è prevista attorno all'anno 2007,  in contemporanea con il nuovo album dei My Bloody Valentine.

“De fonseca”, il pezzo che chiude il disco, è straziante e a suo modo riassume il continuo oscillare della vostra musica e dei vostri testi da un lato spiritoso e “leggero” ad uno maggiormente serio e teso. Questo secondo voi va considerato un limite o una prerogativa del vostro stile da rivendicare orgogliosamente?

D) L'ondeggiare tra canzoni più serie e canzoni meno serie direi che è una prerogativa di quasi ogni gruppo, sopratutto musicalmente. Non riesco a vederla né come pregio né come difetto. Semplicemente rispecchia, come i testi, momenti e stati d'animo diversi.
E) Preferisco che sia l'esterno a definirci, non ci siamo ancora  persi in pavoneggiamenti. C'è chi a fatica riesce a far convivere  le due cose ascoltandoci, suscitare emozioni è comunque importante e al momento ci interessa questo ma non programmaticamente.
M) Per quanto riguarda i testi è semplicemente il mio modo di scrivere, niente di più. Ma ti confermo lo strazio, farla dal vivo per me è una emozione non da poco.

E il pubblico che non vi conosce ancora come reagisce ai vostri concerti?

E) Non è facile accorgersene, con attenzione sicuramente, presa su scale generazionali diverse, il che è molto positivo e soddisfacente  a prescindere dall'idea di piacere o meno.
Vedere un'intera sala di dark/wavers di Sassari curiosi al limite della morbosità durante un tributo a Ian Curtis (che dall'alto ci ha letteralmente fulminato gli strumenti impedendoci di suonare per più di un quarto d'ora) o svuotare metà locale ad Udine dopo solo tre pezzi, dà l'idea di una cosa che viene recepita in maniera diversa anche dal punto di vista culturale/geografico.  
D) A volte mi capita di buttare lo sguardo sul pubblico e mi stupisce vedere molte persone intente a seguire i testi sui libretti che distribuiamo prima del concerto. Naturalmente il seguire un racconto è più impegnativo che ascoltare una canzoncina pop con strofa e ritornello, quindi c'è chi segue e chi va via, ma questo capita spesso anche a concerti "normali".

Nei vostri brani testi e musica paiono viaggiare su due piani paralleli…
M) A me sembra che si incontrino spesso.
E) C'è chi la pensa diversamente a riguardo. Parallelo potrebbe significare stessa direzione ma binari molto distanti, diciamo allora che in viaggio ogni tanto ci si saluta.
D) Le sonorità e gli strumenti usati riescono ad adattarsi bene all'immaginario evocato nei testi di Max... diciamo che se sono piani paralleli sono molto vicini tra loro.

A quali gruppi italiani o stranieri vi sentite più vicini per stile o attitudine?
D) Lo stile e l'attitudine del gruppo sono facilmente riconoscibili in una sorta di immaginario Elettronico - Wave tra il 1975 e il 1984, ma non penso tralasci fughe giovanili in un futuro molto vicino al presente che ci circonda. Elencare gruppi non sarebbe troppo leale, diciamo che negli ultimi anni poche sono le cose interessanti a cui potersi sentire vicini, quindi ci si allontana dal presente per un immaginario più retrò...
E) Dal brano Enver in poi ho notato similitudini assolutamente fortuite con gli LCD Soundsystem, se non altro per amor dell'analogico, il parlato ironico, la passione per il citazionismo, oltretutto siamo coetanei a livello progettuale. Ma il loro risultato finale si distanzia alquanto dal nostro, James Murphy è un genio, e i paragoni di certa critica fanno prima di tutto arrossire oltre che onorare. In Italia non mi viene in mente nulla, se non gli Uochi Toki con i quali  non sarebbe male collaborare prima o poi.
M) Sono un grande ammiratore dei Diaframma, che seguo da sempre, degli Assalti Frontali di “Conflitto”, di Elliott Smith e di molti altri gruppi. Ho una certa predilezione per le cose in italiano, comunque.

Dato il vostro stile decisamente originale, non avete mai pensato di interpretare delle cover?

D) Dal mio punto di vista vedo le cover come una reinterpretazione di un brano in modo che suoni nuovo, diverso. Non credo che al momento ne sentiamo la necessità, ma potrebbe anche risultare un'operazione interessante...
E) Per il momento ci interessa di più coverizzare noi stessi proponendo versioni dei brani aggiornate o deviate a seconda dello stato, inserendo magari citazioni qua e là  di cose pertinenti o a noi care, come già fatto per esempio in qualche concerto con una versione strumentale (o strumentalizzata) di Atmosphere dei Joy Division in coda a Piccola Pietroburgo. Questioni di svago e sentimento insomma.

Tre dischi che stanno attualmente girando nel vostro lettore...
D) - .. and you will know us by the Trail of Dead: "Worlds Apart"
- L'Altra: "Different Days"
- Hood: "Outside Closer"
M) - Emiliana Torrini: “Fisherman’s woman”
- Kyrie: “Le Meccaniche del Quinto”
- Nouvelle Vague: “Nouvelle Vague”
E) Soffro di triplice personalità, scusate...
- UochiToki/DiscoDrive/Settlefish
- Lcd soundsystem/Villalobos/Jah Division
- Throbbing Gristle/Section25/HappyMondays

Per finire una domanda birichina: cosa rispondereste se qualcuno mai vi muovesse la critica di sfruttare un immaginario politico giusto per accattivarvi le simpatie di una fetta di pubblico più ampia?
E) Se avessimo esordito su major e Bertinotti fosse presidente del consiglio la domanda birichina ci farebbe versare qualche goccia di sudore, al momento siamo assolutamente in pace con noi stessi da questo punto di vista.
M) Nessuno ci ha fatto questa critica in modo diretto fino ad ora. Non siamo un gruppo “militante” nel senso tradizionale e abituale del termine. Siamo quello che ascoltate nel disco, quello che leggete nel libretto dei testi, quello che vedete sul palco o nelle nostre grafiche. Non ci siamo appropriati di qualcosa che non ci appartiene. Quello che siamo è esattamente quello che sentiamo.
D) C'è chi lo fa usando luoghi comuni alle volte un po’ imbarazzanti. Noi non abbiamo riferimenti politici al presente. Che poi la politica di vent’anni fa possa essere ancora attuale è un altro discorso.

Buona fortuna!