Cassandra Raffaele

interviste

Cassandra Raffaele Dalle visioni di Chagall alle influenze battistiane fino allo stato attuale della musica

17/12/2015 di Veronica Eracleo

#Cassandra Raffaele#Italiana#Alternative

Un'artista poliedrica che della musica ama la libertà e la leggerezza, la stessa che avverte quando ammira i quadri del pittore Marc Chagall. Tanta leggerezza così come fluttuare nell'aria con un paio di pattini. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Cassandra Raffaele sul suo nuovo disco, Chagall, su come sono nate le canzoni e le collaborazioni con Elio, Brunori e Nico and The Red Shoes, ma anche di Battisti e dello stato attuale della musica italiana e dei tanto odiati (e amati) talent show a cui lei stessa ha partecipato.
Mescalina: Hai chiamato il tuo disco Chagall: qual è il tuo rapporto con questo artista e come mai hai fatto questa scelta? Pensi di avere qualcosa in comune con Chagall e se sì cosa?

Cassandra Raffaele: Ho voluto omaggiare l’arte di Chagall, un grande artista visionario, che mi affascina molto, per la sua rappresentazione della vita e dell’amore. Quando penso ad un quadro di Chagall penso alla leggerezza, alla bellezza, alla rivoluzione del concetto di colore e forma. Tutti elementi riconducibili, in parte, al mio modo di vedere la musica, come un quid che dà leggerezza, che ti lascia fluttuare nell’aria con un paio di pattini a rotelle ai piedi. Perché no.

Mescalina: Hai scritto un disco con dieci canzoni dove ognuna appartiene a un genere differente dalle altre: indecisione, anima poliedrica che ama più generi o semplice ispirazione? Qual è il genere a cui ti senti più legata?

Cassandra Raffaele: Adoro il genere “libertà”. E in questo sono monotematica. La pratico come attitudine nella vita e nell’arte. Non scelgo mai gli arrangiamenti sulla base di un genere. Piuttosto, cerco di seguire didascalicamente la storia che racconto. Seleziono gli ambienti. E per Chagall ho scelto 4 ben definite famiglie di suoni: chitarre elettriche sporche, ritmiche grezze, piani elettrici analogici e synt digitali. Scelte le “stoffe” e i “colori”, preparo le canzoni come se fossero scene. Mantenendo sempre un leitmotiv, un filo che le lega. E per questo, faccio scelte, “gioco”, mi lascio sedurre dagli strumenti, dai suoni. Per me la musica è un mezzo per esprimere, non un cofanetto da etichettare. Di etichette nella musica, soprattutto in Italia, ce ne sono fin troppe, purtroppo.

Mescalina: In Chagall ci sono tre collaborazioni importanti: Elio, Brunori e Nico and The Red Shoes. Potresti raccontarci com’è nata ognuna di queste canzoni e le singole collaborazioni?

Cassandra Raffaele: Ho deciso di ospitarli nell’album anzitutto perché li stimo molto. Con loro ho anche dei comuni denominatori, una buona dose di ironia, quanto basta per non annoiarsi nella vita. In ognuna delle canzoni, ho immaginato la loro presenza. In Meditazione, Elio poteva essere il perfetto guru strampalato e irriverente, così come Dario Brunori poteva interpretare il ruolo del marinaio. Nicole è stata una scoperta sul web. Mi ha colpito subito per il suo carisma e la sua voce vellutata. Non appena finita la pre-produzione, ho fatto ascoltare loro i brani, pensati proprio come salotti accoglienti. Ed è stato bello vedere con quanta naturalezza si sono “accomodati”.

Mescalina: Nel disco c’è anche un omaggio a Lucio Battisti con “I fiori di Battisti”: cosa ha significato lui per te e in che modo - se ce n’è uno - ti ispira la sua figura nella composizione dei tuoi brani?

Cassandra Raffaele: Battisti è parte della nostra storia musicale italiana. Quella che ha ribaltato gli schemi strutturali della canzone, portandola verso gli schemi anglo-americani. Battisti è “le bionde trecce”. Quella semplicità sconvolgente del motivo leggero. È un riferimento un po’ per tutti quelli che scrivono canzoni, anche involontariamente. Nel nostro codice genetico ci sono tracce “Battistiane”, “De Andreiane”. Perché siamo un po’ la sintesi di quello che abbiamo ascoltato.

Mescalina: Il tuo disco mostra la tua anima poliedrica non solo attraverso i vari generi in cui ti sei espressa, ma anche attraverso il tuo modo di raccontare: c’è ironia, profondità, un pizzico di malinconia. Con quale di queste caratteristiche si identifica di più la Cassandra Raffaele che sale sul palco e con quale ti identifichi di più quando non sei sotto i riflettori?

Cassandra Raffaele: Sono una anima malinconica che pratica con tenacia l’allegria nella vita e sul palco, ma che è anche “felice” di essere triste, così come diceva Victor Hugo a proposito della malinconia.

Mescalina: È partito da poco il tuo tour: chi ti accompagna e cosa si deve aspettare il pubblico che ti verrà a sentire?

Cassandra Raffaele: Sono supportata da una band di giovani musicisti siciliani, tutti impegnati in più strumenti. Aspettatevi uno show elettrico: energia, colore e leggerezza.

Mescalina: Avevi delle aspettative quando hai chiuso le registrazioni di Chagall che sono state attese o che sono state deluse? Cosa ti aspetti che succeda con questo disco rispetto alla tua carriera professionale?

Cassandra Raffaele: Sto puntando sul live. Sto lavorando sodo in tal senso, con un obiettivo: suonare in grandi spazi, davanti a tantissima gente.

Mescalina: Parte del tuo percorso musicale ti ha portata sul palco di X Factor, programma molto criticato da molti tuoi colleghi e da molti critici musicali. Cosa ti ha spinto a partecipare, ti sei mai pentita di averlo fatto e cosa dici a tutti i musicisti che guardano ai reality come al male supremo della musica e alla sua non evoluzione?

Cassandra Raffaele: Ho partecipato senza una meta ben precisa. Ma ho capito il senso della mia scelta, facendola. Avevo bisogno di una scossa, per dare un taglio alla vita che facevo e decidere la mia strada. Lavoro sicuro in ospedale o artigiana della mia musica? Ho scelto quest’ultima, con coraggio e follia. Alcuni critici e musicisti trovano che i talent siano la causa della crisi della musica. La causa no. Sono solo lo specchio di quello che stiamo vivendo culturalmente, di un meccanismo di sopravvivenza di un mercato, quello degli interpreti, che altrimenti non vivrebbe più. Per me il vero dramma è che la gente non compra più dischi.
Se vogliamo fare del bene veramente alla musica dovremmo smettere di lamentarci, spegnere la tv, comprare un biglietto, andare ad un concerto e comprare i dischi. È difficile? Ma sì, scegliamo la strada più rassicurante e spicciola, sosteniamo che i talent hanno rovinato la musica. Si risparmia.

Link: 

http://www.cassandraraffaele.net

https://www.youtube.com/watch?v=sQuIKY8r6b8