Giovanni Truppi

Giovanni Truppi

Un uomo libero tra amore e politica


16/03/2020 - di Barbara Bottoli
Giovanni Truppi conferma la propria esperienza umana di ricerca e messa in discussione, dopo Poesia e Civiltà del 2019, inizia il nuovo decennio con un Ep intitolato 5 composto da cinque tracce, di cui due inediti, accompagnato da quattro artisti: Calcutta, Brunori Sas, La Rappresentante di Lista e Niccolò Fabi, nel quale si presenta un cantautore ancora più attento, empatico e capace di interpretare in modo assoluto, fisico e penetrante. Polistrumentista, Truppi si conferma uno degli artisti più culturalmente affascinanti del panorama italiano, l’uso sapiente delle parole è sempre supportato dai suoni, e con il minilp manda un segnale importante: la condivisione, il bisogno dell’altro e la conoscenza, anche di sé, attraverso il prossimo. Le sensazioni che si vivono attraverso i brani del cantautore sono confermate dalle sue parole, in questa intervista rilasciata a Mescalina e, come al termine dell`ascolto dei suoi brani, si resta sospesi.

Mescalina: 5 esce dopo poco tempo da Poesia e civiltà, che era stato definito un album “politico”. Stavolta hai scelto cinque brani che trattano prevalentemente d`amore, tra cui due inediti: Procreare e Il tuo numero di telefono. Una costante nei tuoi brani, anche passati, è la presenza fisica, una potenza “animale”, sessuale delle relazioni, penso ad esempio a Mia, Cambio sesso per un po’, Come una cacca secca, o anche alla copertina di Giovanni Truppi, come se nell’assenza di regole ci sia la poesia dei legami. Ma esiste un legame tra politica e amore? O tra anarchia e amore?

Truppi: Poesia e civiltà è stato in effetti percepito come un disco politico, allo stesso tempo è un disco diviso quasi a metà in cui una parte è costituita da canzoni d’amore. La scelta delle canzoni di Cinque non ha seguito un principio “a monte” ma mi fa piacere (evidentemente ne avevo, inconsciamente, l’esigenza) che questo Ep abbia come centro l’aspetto “sentimentale” della mia scrittura. La fisicità (e il modo in cui si relaziona con le parti di noi che ci rendono diversi dagli altri animali) è per me un tratto fondamentale dell’esperienza di essere umano, per questo mi interessa - innanzitutto personalmente - e cerco di rappresentarla nel mio lavoro. Mi sembra che il legame tra politica ed amore sia evidente (anche se l’amore non viene spesso nominato nei programmi o nei dibattiti) ed anche quello tra l’amore e l’anarchia: sono tutte parole che hanno a che fare con lo stare insieme.   

 

Mescalina: Sei, indubbiamente, uno dei cantautori più interessanti del panorama italiano degli ultimi vent’anni. Appari come una persona estremamente informata, l`immagine che traspare è quella di un uomo che cerca di capire, conoscere, in grado di mantenere un equilibrio tra pragmatismo e idealismo. Chi è Giovanni Truppi?

Truppi: Credo di apparire molto più informato di quanto non sia, nel senso che il lavoro mi porta a passare molti momenti in cui il centro della mia attività è solo la musica (registrare dischi, fare concerti) e divento isolato rispetto a quello che accade intorno. Capire chi sono, conoscere quello che mi circonda e il tempo che sto vivendo è un interesse molto forte, lo è a prescindere dalla mia attività artistica e mi viene naturale portarlo anche lì. Forse anche questo modo di “economizzare” gli sforzi unendo i miei interessi personali col lavoro di scrittura fa parte della convivenza tra concreto ed ideale che descrivi e che effettivamente cerco di vivere e di raccontare.

 

Mescalina: 5 è un EP che contiene quattro duetti (con Calcutta, Brunori SAS, La rappresentante di lista e Niccolò Fabi). Come sono stati scelti gli artisti e come avete proceduto nella realizzazione in studio? Sono quattro personalità molto diverse tra loro, ma unite da un impegno musicale-sociale-culturale, chi altri avresti voluto partecipasse? Veronica Lucchesi aveva già partecipato ad una versione di Conoscersi in una situazione di difficoltà, come mai in 5 è presentata con Fabi? Nel già citato Il tuo numero di telefono c`è solo la tua voce: come mai?

Truppi: Non ci ho pensato facendolo ma credo di aver cercato, attraverso gli artisti coinvolti, di dare un’idea trasversale di canzone, che è quella in cui mi riconosco. A partire da questo e da una base di grande stima, mi è venuto naturale rivolgermi a dei colleghi con i quali c’era stato negli ultimi mesi anche un incontro umano, avvenuto fuori da logiche lavorative. È difficile dirti di altri che avrei voluto invitare: sono molti i musicisti italiani che apprezzo e allo stesso tempo non cambierei niente di questa fotografia per come è stata realizzata. Il lavoro in studio è stato diverso con ognuno degli ospiti ed è dipeso anche dalla logistica. In sintesi: con Veronica Lucchesi e Dario Brunori abbiamo lavorato a distanza mentre con Niccolò Fabi e Calcutta ci siamo trovati in studio, un po’ come parlarsi per lettera o incontrarsi dal vivo. Dopo gli anni di lavoro a Poesia e civiltà avevo l’esigenza di fare qualcosa di molto istintivo e quindi ho cercato di “seguire” quello che l’istinto mi suggeriva in tutte le fasi del lavoro. Mi sono detto che sarebbe stato più divertente fare con Veronica una canzone diversa da quella che avevamo già registrato e immaginavo chiaramente Due segreti insieme a lei, lo stesso vale per Conoscersi in una situazione di difficoltà con Niccolò e per Il tuo numero di telefono da solo, dunque ho semplicemente ascoltato queste intuizioni. 

 

Mescalina: I fumetti non sono immediatamente associabili a dei brani cantautorali, invece 5 è uscito con le illustrazioni dei brani a fumetti. In passato avevi già scritto per il cinema col brano “Amori che non sanno stare al mondo” per l`omonimo film di Cristina Comencini e per il teatro per lo spettacolo “Il cielo non è un fondale” di Deflorian/Tagliarini. Utilizzare più forme di comunicazione permette di avvicinare più persone? Quanto le esperienze all’ Officina Pasolini potranno arricchirti, influenzarti?

Truppi: Sì, mi sembra possibile che affiancare diversi linguaggi artistici porti persone che ne seguono più naturalmente uno ad avvicinarsi agli altri. L’esperienza ad Officina Pasolini è una bellissima occasione di incontro e confronto con persone alle quali sono unito dalla stessa passione per la canzone e questo mi arricchisce e mi influenza. 

 

Mescalina: Se si pensa per luoghi comuni la creatività, geniale, partenopea l’hai dimostrata nelle modifiche del tuo Kimball. Hai vissuto a Roma molti anni, cosa credi di aver assorbito dalla capitale? Credi che restando a Napoli il tuo percorso sarebbe stato diverso?  

Truppi: Sto riflettendo da un bel po’ su che cosa mi abbia dato Roma e non riesco ancora a darmi una risposta precisa. Roma mi ha fatto diventare uomo, tutto quello che sono oggi è legato a lei, è un rapporto gigante. Credo che per le sue caratteristiche mi abbia permesso di continuare a coltivare la meridionalità aprendomi uno spiraglio sull’Italia e l’Occidente un po’ più grande di quanto avrebbe fatto Napoli. Entrambe queste città hanno una personalità fortissima, sicuramente stare nell’una piuttosto che nell’altra mi avrebbe reso diverso.

 

Mescalina: Sei annoverato tra “gli indipendenti” da seguire, hai ricevuto anche il Premio PIMI 2019 durante il MEI e nel 2017 il Premio Nuovo Imaie per una memorabile interpretazione, ma sempre nel 2019 il tuo brano Scomparire è stato “interpretato” a X-Factor: ciclo naturale di popolarità o spesso l’indipendente viene confuso con “ricercato-intellettuale”?

Truppi: Non sono bravo con i generi, faccio fatica ad usarli sia per descrivere quello che faccio che per definire quello che ascolto. Mi sembra che l’interpretazione della parola “indipendente” abbia subito una trasformazione tutta italiana negli ultimi anni e che ormai indichi qualcosa di molto confuso, forse semplicemente musica in qualche modo “nuova”. Credo che la presenza di Scomparire ad X-Factor abbia a che fare con una maggiore diffusione del mio lavoro, sì.

 

Mescalina: Ritornando alle tue esibizioni appari sempre molto fisico, soprattutto con la chitarra, mentre i tuoi testi sembrano mettere in luce le fragilità, trovando significati alla quotidianità ed ai pensieri. Sembra tu debba dedicare dei momenti all’osservazione, al pensiero, e poi tutto venga espresso in maniera viscerale, ma in realtà i tuoi brani come nascono? e chi c’è nella tua formazione culturale, non solo musicale?

Truppi: La scelta di esprimermi attraverso le canzoni viene anche dalla attrazione per il corpo. Forse anche a causa del fatto che, per vicende personali, la fisicità non è stata all’inizio della vita la dimensione più “naturale” per me, l’ho vissuta come una vera e propria conquista che evidentemente viene in qualche modo ripercorsa anche nei momenti performativi. Le mie canzoni nascono soprattutto da riflessioni, emozioni o idee e dal mondo delle idee arrivano in quello, più fisico, della musica. Ho ricevuto un’educazione cattolica e nella mia famiglia, finché c’è stato, si votava il Partito Comunista. Da piccolo leggevo tantissimo e continuo a farlo il più possibile. A vent’anni ho incontrato Dostoevskij e l’ho amato molto. Tra i miei ultimi amori stabili ci sono Pier Paolo Pasolini e Carl Gustav Jung.

 

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