interviste
Perturbazione La cura delle risonanze interiori della musica
"Abbiamo costruito questo progetto pezzo per pezzo, senza filtri e senza compromessi, cercando una verità che speriamo risuoni anche dentro di voi. Ora non è più nostro, è vostro. Trattatelo con cura”.
I Perturbazione hanno annunciato con queste parole sui social l’uscita del loro nuovo album Risuona, invitandoci ad averne cura:
“Non ascoltatelo di sfuggita. Mettete il telefono in un'altra stanza. Sedetevi sul divano, spegnete le luci, prendetevi il tempo di leggere le parole, di perdervi tra le trame degli strumenti e di lasciare che le canzoni respirino insieme a voi, traccia dopo traccia. Vi chiediamo di accogliere questo disco come si accoglie un ospite a cui si vuole bene: dandogli tutta la vostra attenzione.
Buon ascolto profondo.”
Il disco, disponibile in formato fisico e digitale per The Saifam Group dal 9 ottobre, è un progetto speciale con dieci canzoni altrui rilette e reinterpretate dalla band in italiano. Di solito in questi casi si sceglie di omaggiare un solo artista, o si propongono cover di brani molto noti, ma i Perturbazione, con la classe, la grazia elegante e l’intensità di uno sguardo profondo che li hanno sempre contraddistinti, sono andati in tutt’altra direzione, tornando idealmente in qualche modo all’approccio appassionato degli esordienti, dei ragazzi che in sala prove cantano le canzoni che sentono risuonare appunto dentro di loro, quelle che non hanno scritto, ma sentono che parlano anche di loro.
La storica band di Rivoli aggiunge allora:
“Con il tempo, però, si comprende che le cover più riuscite non sono necessariamente quelle più fedeli all’originale, ma quelle che riescono a svelare qualcosa di nuovo attraverso le note e le parole di qualcun altro. […] Ci siamo messi a nudo, cercando un suono e delle parole che fossero uno specchio fedele di ciò che siamo oggi”.
Non è la prima volta che i Perturbazione rileggono in italiano un brano che amano: era già successo infatti con la riproposizione in italiano di Get Me Away From Here, I'm Dying dei Belle and Sebastian in In circolo, come Portami via di qua, sto male, non a caso suonata dal vivo a Germi a Milano qualche giorno fa. E a questo giro Risuona apparentemente non è il nuovo album dei Perturbazione, ma in realtà lo è, perché questi brani, inserendosi nella lunga tradizione delle canzoni straniere tradotte e reinventate in italiano fin dagli anni Sessanta, sono stati scelti e riscritti in italiano con cura e amore evidenti fin dal primo ascolto: come si faceva una volta nell’audiocassetta per la ragazza/il ragazzo che ti piaceva, hanno pescato pezzi dalla colonna sonora della vita, un’operazione intima e rispettosa, che è servita non tanto e non solo a omaggiare gli originali, ma soprattutto a traslare pienamente queste dieci tracce dal/nel mondo emozionale e musicale dei Perturbazione. Questi brani appartengono alla band, insomma, a un livello più profondo e personale e, per quanto non sia stata un’operazione sistematica, attingono soprattutto a un panorama musicale di artisti ascoltati e album pubblicati negli stessi anni di alcuni tra i dischi più famosi dei Perturbazione: abbiamo infatti qui riletture di brani degli anni Zero di Notwist, Interpol (da due dischi di culto generazionali come Neon Golden e Antics!), I Am Kloot (che nella mia personale bolla degli anni Zero erano per chi raggiungeva un livello pro di finezza e profondità di ascolti, una carta speciale per far annuire compiaciuti anche gli appassionati di musica più esperti), Stars, ecc. E tanti di questi pezzi, agrodolci, delicati, introspettivi, a non conoscere gli originali, potrebbero essere stati scritti dai Perturbazione. Si prenda come esempio la bellissima Sconosciuta di Noah & the Whale, un autentico piccolo miracolo di grazia, intimismo e malinconia dolceamara, per raccontare il senso di estraneità dell’andare a letto con una sconosciuta dopo la fine di una storia importante, eppure anche la speranza che con il tempo forse andrà meglio e la felicità tornerà. Oppure si pensi all’addio definitivo a un amore del passato di Il tuo ex (Your ex-lover is dead - Stars) con Chiara Vidonis, un pezzo che mostra un tatto incredibile e una dolcezza pensosa e “adulta” di raro spessore nel ritrarre il mescolarsi delle emozioni di questa canzone. Anche il brano di apertura, che nel titolo sembra la chiave del progetto, Musica in un’altra lingua (Music in a foreign language - Lloyd Cole), tra sonorità acustiche e tocchi incantati e sognanti, ha proprio il passo riflessivo delle canzoni dei Perturbazione. Ma non mancano nemmeno i brani che da loro forse non ci saremmo aspettati, come gli adattamenti di Killian’s Red dei Nada Surf, che immerge nel fascino avvolgente di riff oscuri e poi abbandona in un profluvio scintillante e caldo di chitarre elettriche, o una magnifica versione di Sedna dei danesi Efterklang, una rilettura che accarezza e abbraccia con bassi anche qui caldi, un testo da brividi e una chiusura lenta ed emozionante, che rende materiche quelle “tue onde” dei versi. Il pezzo originario era del 2012, ma nel disco si torna anche indietro nel tempo con il primo singolo Quel che non ho più, dal brano del 1982 degli Yazoo, e Resta se vuoi, rilettura di Why Won't You Stay degli American Music Club di Mark Eitzel (1991).
Ma non vi diciamo altro sul disco e ve lo lasciamo scoprire una canzone alla volta in questa intervista che il frontman Tommaso Cerasuolo ci ha rilasciato, entrando nelle pieghe degli ascolti e del lavoro che c’è dietro ogni dettaglio di questo regalo autunnale che la band ha confezionato per noi.
Mescalina: Come è nata l’idea di questo disco? La prima impressione è che nella scelta di brani variegati e spesso molto di nicchia, in questa geografia emozionale di note vi abbia guidati sostanzialmente l’amore per la musica, che abbiate scelto dei pezzi che avete sempre amato, che avevate voglia di suonare e/o magari avreste voluto anche scrivere. E può sembrare ovvio, ma non lo è, perché sembra l’attitudine fresca e appassionata che hanno i ragazzi quando mettono su la loro prima band: è stato un modo anche per trovare quell’affiatamento quasi “senza scopo” che si ha agli esordi?
Tommaso Cerasuolo: Brava! Esattamente, nel senso che sono canzoni che mi sono cantato per anni nella lingua originale, parte di quel mucchio di canzoni che per ciascuno fanno parte della propria colonna sonora… della vita! E così metrica, melodia e atmosfera e spirito del brano li avevo… sotto pelle. Provare a tradurre è venuto proprio per gioco… ‘to play’, come dice il verbo inglese che sta per giocare, ma anche per suonare.
Mescalina: Mi colpisce molto che nel disco ci siano molti brani praticamente usciti in contemporanea ai vostri dischi più famosi. In particolare, Conseguenza è proprio da cortocircuito: un gruppo di culto degli anni Zero che reinterpreta un grande classico di culto sempre degli anni Zero. Fa impressione: sembra un furto alle nostre camerette di ventenni dell’epoca, sul serio. Consequence dei Notwist è esattamente dello stesso anno di In circolo, 2002. Che dire…è una rilettura fedele, noto appena forse dei bassi un po’ più cupi nel finale: che ci potete dire di questa cover? Come vi è venuto in mente questo colpo basso per la nostra nostalgia? E nella scelta di vari pezzi di quegli anni avete voluto un po’ ricostruire un panorama musicale di quell’epoca, che è caro a voi, come a noi?
Tommaso Cerasuolo: Neon Golden infatti lo ascoltavamo tanto in furgone! Però non c’è stata una scelta così filologica. Anzi… nella traduzione provi tante volte prima di trovarne una che riesca a… risuonare bene in italiano. Deve acquisire un carattere personale, senza per questo tradire completamente l’originale. È un atto di equilibrio. Proprio per questo è impossibile stabilire una scaletta a monte. Gli arrangiamenti si sono fatti personali a loro volta, una volta tradotto il brano, assecondando la nostra chimica musicale.
Mescalina: Un altro brano pubblicato in Europa nel 2002 e negli Stati Uniti nel 2003 è Killian’s Red dei Nada Surf, che ha dei riff di chitarra e basso forse un po’ insolitamente cupi per voi (e anzi, quasi lo sono ancora di più nella vostra versione): è stata in qualche modo una sfida suonarlo?
Tommaso Cerasuolo: Al principio la suonavamo in inglese, per passione. Ma quando sono riuscito a tradurla e l’ho proposta agli altri, Cris [ndr: Cristiano Lo Mele, ovviamente], chitarra dei Perturbazione e produttore dei nostri dischi, ha proposto di rileggerla provando a rallentarla un po’ e aprendo i delay e il riverbero della chitarra, e ci siamo accorti che acquisiva un suo spirito vicino a Disintegration dei Cure, altro disco con cui siamo cresciuti. La musica è fatta di corsi e ricorsi…
Mescalina: Una canzone che pure mi ha sorpreso trovare in scaletta è Sedna dei danesi Efterklang (2012), che nella vostra versione ha forse qualcosa di più “terreno” e meno etereo dell’originale e suona comunque molto appassionata: com’è stato adattarla?
Tommaso Cerasuolo: Una palestra. Perché la traduzione è di più di dieci anni fa, dopo che pubblicarono Piramida, un fonico nostro amico, Maurizio Borgna, lavorava a Berlino, e loro stavano cercando musicisti italiani per cercare di adattare Sedna, credo volessero tentare di farne una loro lettura crooner, perché poi la nostra lingua ha un fascino all’estero che noi non sappiamo mica capire… Comunque, capitò così, e io ci provai. Poi loro alla fine non ne fecero nulla, ma a me è sempre piaciuta tanto.
Mescalina: Poi ci sono Una prova, rilettura di Proof di I Am Kloot (2003) e Il tuo ex, ovvero Your Ex-Lover Is Dead degli Stars (2004), reinterpretata con Chiara Vidonis. È quasi commovente che vi siate ricordati degli I Am Kloot, un altro gruppo di culto di quegli anni, e Il tuo ex è molto emozionante, forse appena più sobria/meno enfatica nei suoni rispetto all’originale, ma i crescendo e ovviamente il tema del bilancio retrospettivo, eppure in qualche modo, secco e deciso, sono rimasti quelli: un vero gioiellino, che riesce a suonare molto rispettoso, ma pure molto coerente con lo stile dei Perturbazione. Come mai avete scelto queste due canzoni e come mai avete coinvolto proprio Chiara Vidonis?
Tommaso Cerasuolo: Gli I Am Kloot hanno fatto dei dischi stupendi fino al loro scioglimento, quelli prodotti da Guy Gurvey e Mark Potter degli Elbow, concittadini, sono stupendi. Sono band meno conosciute qui in Italia, forse anche perché la raffinatezza dei testi non viene sempre afferrata, ma pace… Il timbro di Chiara ci sembrava perfetto per il duetto di Il tuo ex, ha un candore molto personale, che riflette il suo carattere un po’ timido ma forte. Ci ha confessato, quando l’abbiamo contattata, che era in un periodo un po’ di pausa con la musica, in quei mesi, ma il pezzo le è subito piaciuto e ci ha fatto il regalo di prendere il treno e venire a Torino a registrarla, un tesoro.
Mescalina: Ad aprire il disco c’è invece Musica in un’altra lingua da Lloyd Cole, pure presente nella rilettura con un cameo finale, che chiude il brano: anche questo è un pezzo che si mantiene sognante e delicato come l’originale, ma al contempo suona perfettamente come un pezzo vostro, per l’atmosfera agrodolce e intima, perché l’adattamento in italiano è a mio avviso molto riuscito, insomma, potreste spacciarla per vostra. Com’è venuta fuori questa magia?
Tommaso Cerasuolo: Tanto lavoro, stratificato, ne fai un po’, poi la metti lì, ci pensi e ripensi, cominci a girare attorno alla sintassi. Il dizionario dei sinonimi e contrari diventa un compagno fondamentale. Un po’ quello, un po’ i suoni, le vocali. Io gioco tanto coi contrari. La cosa più bella è stata ricevere una risposta da Lloyd Cole stesso che si diceva divertito piacevolmente dalla traduzione e dal provino grezzo che gli avevamo spedito per capire se potevamo avere la sua approvazione, al punto che alla fine è stato così gentile che gli abbiamo chiesto di registrarsi e ricantare in inglese il finale del brano, che simboleggia tutto il lavoro metaforico di Risuona… Music in a foreign language…
Mescalina: Un altro colpo basso è che avete “saccheggiato” pure un altro album storico di quegli anni, Antics degli Interpol (2004), con Vieni qua (C’mere), un pezzo molto intenso e coinvolgente, che nella vostra versione però parte con un riff che è diventato di basso e poi ha un appeal quasi un ‘60s, ma non mancano pennellate di suoni dolceamari molto nel vostro stile. Anche qui come avete scelto la canzone?
Tommaso Cerasuolo: Vieni qua è nata proprio per il piacere di giocare. Mi piaceva la partenza “È tardi ormai…”, ma poi mi sono reso conto di quante immagini ermetiche e dalle molte possibili interpretazioni contenesse e mi sono detto: “Ti sei cacciato nei guai da solo, bravo!”. C’è voluto parecchio tempo per venirne a capo… Però musicalmente, quando l’ho proposta agli altri, è stato presto evidente che quel suono saturo di due chitarre che si incrociano e dialogano, per come siamo noi, non avesse senso. E allora abbiamo provato a suonarla con questo piglio Sixties, un po’ da Piper, ed è diventata nostra.
Mescalina: Ci sono appunto varie cover di canzoni più recenti nella vostra tracklist: come mai avete scelto come primo singolo Quel che non ho più, dal brano del 1982 degli Yazoo?
Tommaso Cerasuolo: Perché è un brano semplicemente meraviglioso, nella sua semplicità. Di solito una delle cose più complicate con le traduzioni sono i ritornelli: parti tutto gasato con un incipit o una strofa, riesci a giocare con la sintassi e anche a innescare nuove figure retoriche grazie a sinonimi che in italiano schiudono nuove associazioni di significato, e poi arrivi al ritornello e ti rendi conto che non hai modo di non suonare goffo e didascalico… Invece per Quel che non ho più è venuto prima il ritornello, semplice, con una sua linea cantabile e malinconica, che riusciva a rimanere nella scia dell’originale, ma era anche personale, e allo stesso tempo pur giocando con parole semplici che avrebbero potuto far ‘risuonare’ tante altre canzoni italiane, eppure invece rimaneva se stessa. È l’unica canzone ‘famosa’ della tracklist di Risuona, ma in realtà nove persone su dieci ti diranno che la conoscono, ma non si ricordano gli Yazoo, ed è un bene, perché con le traduzioni se il pezzo è troppo celebre ed è già iconico, non funziona, perdi quasi sempre in partenza.
Mescalina: Un altro pezzo meno recente è una classic ballad, Resta se vuoi, rilettura di Why Won't You Stay degli American Music Club di Mark Eitzel (1991). Nonostante fosse un gruppo slowcore, l’originale oggi forse sembra che suoni un po’ più pop, un po’ più stilizzata rispetto alla vostra; voi le avete tolto un po’ di polvere anni Novanta e ora brilla ancora di più, apparendo in qualche modo più essenziale. Come è maturata questa scelta?
Tommaso Cerasuolo: Anche per questa, rallentare ancora di più la velocità, che già nell’originale è una ballata morbida e dolente, con del soul, e portarla a una dimensione quasi crooner è stata la soluzione che ha permesso di appoggiarsi meglio alle nostre sonorità. I testi e le canzoni di Mark Eitzel sono così preziosi… È uno di quegli artisti che si sono spesso auto sabotati, per temperamento e per carattere, ma ha scritto canzoni immense. Why Won’t You Stay è di Everclear, ma il loro album più affascinante rimane Mercury, anche per la produzione di Mitchell Froom, che in quegli anni dove ha messo mano, nella mia opinione, ha sempre portato l’artista a un livello ancora più alto. Va be’, digressione che non c’entra con l’intervista, mi è scappata…
Mescalina: Se aveste potuto aggiungere un’altra canzone a questo disco, con una rilettura che eventualmente fosse anche il duetto dei vostri sogni, quale sarebbe stata?
Tommaso Cerasuolo: In realtà ci sono quattro canzoni che sono rimaste fuori perché non abbiamo ottenuto l’autorizzazione degli autori originali, che è sempre necessaria, nel caso di una traduzione. Di queste, ci dispiace davvero tanto aver dovuto rinunciare a Una morte con dignità, ovvero la nostra traduzione di Death With Dignity di Sufjan Stevens, ma Carrie & Lowell è un disco molto personale, e così è andata. Ho provato a rendere Mirrorball degli Elbow, che è veramente una canzone straordinaria di un gruppo che adoro, ma era complesso riuscire a restituire un arrangiamento personale, con i nostri strumenti, musicalmente, che reggesse il passo rispetto alla ricchezza degli arrangiamenti dell’originale.
Mescalina: Nel 2024 avete pubblicato e portato in tour l’album La Buona Novella di De André, ora pubblicate queste cover in italiano, belle e infedeli, come si diceva nel Seicento: quando pensate di tornare a scrivere brani vostri? I vostri fan sicuramente vorrebbero anche un vostro nuovo album di inediti…
Tommaso Cerasuolo: Ma grazie per questa riflessione. Io sono abbastanza ignorante, ho una formazione scolastica piena di falle, roba attaccata con lo scotch… conoscevo solo la citazione di De André, sulle traduzioni: “Ci sono quelle brutte i fedeli, e quelle belle e infedeli…” e mi hai aiutato a scoprire questo pezzo di storia dello stile letterario. Grazie! Per rispondere alla domanda: non abbiamo fretta. (dis)amore è del 2020, uscito con la pandemia, è stato un album sfortunato dal punto di vista distributivo e suonato pochissimo dal vivo, per molti motivi diversi, personali e legati alle difficoltà di quegli anni. E tuttavia, rimane una delle cose più preziose che abbiamo mai fatto. E conteneva 23 canzoni. Ci avevamo lavorato con una tale passione e maturità, io credo… Forse tornerà la voglia di scrivere cose nostre quando troveremo una storia più grande, come quella, capace di tenere più canzoni insieme, immagino… O meglio, quando quella storia troverà noi!
Grazie ancora, a presto.
Mescalina: Grazie a te per l’intervista e a tutti voi per questa meraviglia che ci avete regalato! Ce ne prenderemo cura…
Prossimi appuntamenti di presentazione dell’album:
- 12 ottobre ore 21.00, in dialogo con Natalia Ceravolo - Circolo dei Lettori, Torino
- 14 ottobre ore 18.00, in dialogo con Florinda Fiamma - Feltrinelli di Via Appia Nuova, Roma
Link:
I Perturbazione sono
Tommaso Cerasuolo – voce
Cristiano Lo Mele – chitarra, tastiere
Alex Baracco – basso
Rossano Lo Mele – batteria
Foto: Luigi De Palma
Ufficio stampa: Parole & Dintorni (Silvia Eccher)
Promozione Radio e Tv: Parole & Dintorni (Stefano Seresini)
Project Manager: Luca Bernini
Booking: CeAgency
Label: Iceberg under exclusive license to The Saifam Group