Hugo Race Fatalists

Hugo Race Fatalists

Hugo e i Fatalists: l` esplorazione continua


11/04/2019 - di Laura Bianchi
L’ex Bad Seed Hugo Race torna in Italia per un tour con i Fatalists (membri dei Sacri Cuori) e con un album nuovo, “Taken By The Dream”, pubblicato il 26 aprile da Glitterhouse Records e Goodfellas. Per l`occasione, abbiamo potuto fare una lunga chiacchierata con lui, sul suo percorso e sul nuovo disco.
D. Bentornato Hugo Race! Qual è l`intenzione artistica di questo nuovo progetto coi Fatalists?  

R. Le canzoni sono venute come in un flusso, attraverso me, circa un anno fa. A quel tempo, non avevo intenzione di fare un album di canzoni. Avevo lavorato su qualcosa di completamente diverso, musica elettronica senza parole, che è diventato il nuovo progetto Gemini 4. Ma mi ero preso una pausa in una delle mie spiagge da surf, in fondo all`Ocean Road, in un piccolo villaggio, dove tutto quello che puoi sentire è il martellare dell`Oceano Antartico e il vento che ulula attraverso gli alberi, resi scheletrici dagli incendi. Fu lì che le prime canzoni arrivarono, in frammenti, nel cuore della notte, con un fuoco di legna ardente. E pensavo che quel suono mi avrebbe dovuto riflettere, più dell`oscurità generale che sentivo di descrivere in 24 Hours to Nowhere.  Questo infatti è un disco sui sogni; nei sogni, c`è qualcosa in più che solo incubi, e queste canzoni sono sulla gioia, tanto quanto il dolore, perché sono essenzialmente la stessa cosa. Averlo capito è servito da catalizzatore per la composizione.

D. Il nome Fatalists contiene in sé una matrice profondamente legata al fato. Per te, fare arte è scelta, destino, caso o caos? Esiste una linea, compositiva, artistica, esistenziale, che ti ha portato di nuovo a incidere un disco con questa band, dopo altre esperienze di segno diverso?  

R. Beh, in effetti avevo appena realizzato una serie di album, che erano tutti molto diversi dagli altri. Avevo esplorato un territorio selvaggio, attraverso Dirtmusic, Gemini 4 e John Lee Hooker’s World Today, tutti documenti che trattano di realtà alternative e  in un certo senso ispirati da altre persone e luoghi lontani. E poi, all`improvviso, sentivo nella mia testa formarsi canzoni  di natura personale, che parlavano del mio passato in modo molto soggettivo. Fatalists, per me, è uno spazio in cui posso esplorare la mia canzone, scrivendo in un senso classico, con un gruppo di musicisti veramente eccellenti e molto sintonizzati sul mio lavoro. So che sembra strano, ma non riesco davvero a scegliere quale musica farò dopo. Sono fatalista in questo senso, perché, quando arriva l`ispirazione, la interpreto come un segnale di una nuova strada da seguire. Per me, fare arte è un processo totalmente intuitivo, e il mio ruolo chiave in questo è solo permettere che accada, lasciando fare maieuticamente alla musica, come se fosse l`ostetrica di idee, che vengono da chi sa dove. Credo nel potere del caos in senso positivo, e lo uso per generare idee che non posso formulare intellettualmente, in particolare nella composizione. E, sai, la musica riflette il caos della nostra realtà come le parole da sole non riescono a fare. Questa non è sicuramente una raccolta di canzoni che avrei potuto scrivere in precedenza nella mia vita, poiché riflettono molto la mia esperienza di decenni. Quindi, lì dentro c`è una sorta di verità personale sulla natura della realtà, sull`essere vivi e su cosa diavolo significa tutto questo (se mai esista un senso...).

D. Quanto hanno inciso i tuoi viaggi in Africa nel tuo discorso compositivo? E quanto invece i precedenti lavori elettronici?  

R. Mantenere una mente aperta, su chi pensi di essere e cosa stai facendo, permette che la luce entri. I preconcetti a volte ci impediscono di scoprire cose che non sapevamo esistessero, perché pensavamo che non potevano essere reali. L`Africa si è rivolta verso l`esterno in modi che non posso descrivere, mi ha davvero cambiato il mio modo di concepire le interazioni fra come persone e musicisti, e mi ha mostrato quanto sia profondo il blues nel DNA umano. Ha cambiato il mio modo di pensare alla musica, punto e basta. Ma l`elettronica per me è una storia molto più lunga. Originariamente, provenivo dalla musica rock, ma ho sempre amato la produzione in studio ed ero affascinato dagli effetti psichedelici degli anni `60; così, quando mio fratello Tim portò a casa i primi album Kraftwerk, le prime cose dei Pink Floyd e Hawkwind, mi innamorai della musica elettronica quanto del rock e del folk. Quando ho iniziato a creare dischi, negli anni `80, cercavo una sintesi di questi due mondi, e l`ho provato intensamente nel mio primo album da solista nel 1989, quando abbiamo ottenuto i nostri Akai S1000 per la prima volta (e un synth PPG), strumenti a quel tempo totalmente radicali. Da allora, ho continuato a sperimentare e non c`è quasi nulla che io faccia ora che non contienga risonanze elettroniche forti. Ha perfettamente senso, perché riflette la nostra realtà – intendo, la nostra relazione con la tecnologia. Con Gemini4, abbiamo deciso di andare fino in fondo e creare un intero mondo di elettronica. Sai, la musica è una lingua; infatti sono molte le lingue, tutte dicono cose simili in modi diversi, ma l`effetto emotivo di ogni lingua sull`ascoltatore è diverso.

D. Hai definito il periodo trascorso a Berlino un trauma collettivo che ha prodotto grande musica: secondo te, quali sono le scene musicali maggiormente interessanti, oggi?  

R. Tutto è cambiato, con l`immediata disponibilità di musica in streaming da tutto il mondo sul tuo dispositivo, e le scene musicali non si evolvono più nell`isolamento. Quando siamo arrivati per la prima volta in Mali, tutti stavano ascoltando musica con gli auricolari, con gli mp3 strappati l`un l`altro, sai, come se fossero tutti in una stanza! Il processo era già iniziato, da un polo all`altro. E `stato rivoluzionario. La contaminazione è la chiave del mondo 2020, in cui anche micro scene distanti fisicamente si influenzano a vicenda in tempo reale. Ma non c`è ancora nulla di così reale come suonare musica dal vivo per un pubblico, e questo per me è dove il processo si ferma. Non penso più veramente in termini di scene musicali, perché giriamo tutti in un gigantesco gorgo di suoni.

D. Si parla molto di musica alternativa, e la tua produzione è spesso stata fatta rientrare in quest`ambito. Cosa è per te oggi il significato di musica alternativa? c`è ancora spazio per questa?  

R. Sì, penso che ci sia ancora spazio per la musica alternativa, anche se non sono più sicuro cosa significhi. Un`enorme quantità di idee di produzione sperimentale dalle cosiddette scene underground si sono evolute nel corso degli anni e sono diventate mainstream. Se parliamo di musica rock, quello che vedo molto è che la forma e lo stile hanno sostituito il contenuto reale. Ma il modo in cui la musica rock si è combinata con l`elettronica e con le forme di musica tradizionale ha creato uno spazio enorme, in cui molte cose sono ora possibili, e vedo Dirtmusic in questo contesto, come una sorta di musica futura transnazionale, in cui non ci sono tabù culturali / politici artificiali o confini. Forse questa è la nuova musica alternativa, ed è già qui!

D. Nel tuo memoriale, Road series, scrivi testualmente : I beat off depression`s seductive advances with self-medication and alcohol. Vodka is the drug of choice, bleaching my brain cells and the light of day with its acid breath. I know this is part of the deal I signed up to, way back when I didn`t know any better – back then I might have imagined all this as somehow romantic. Provi ancora le seductive advances della depressione, vera malattia del secolo? E le combatti ancora nello stesso modo?  

R. Mi piace pensare di aver capito con me stesso di me stesso (che è probabilmente un`illusione, dato che siamo molto bravi a ingannare noi stessi). Ma permetto che i miei stati d`animo depressi e i miei umori esaltati si esprimano liberi senza troppo intervenire. Accetto di avere giorni buoni e giorni brutti e che molte cose vadano ben oltre il mio controllo. Non credo in un mondo perfetto, in una vita perfetta, come una garanzia per il futuro sicuro. Penso che il modo in cui rispondiamo alle cose sia fondamentale e che a un certo livello abbiamo sempre una scelta. L`automedicazione è una scelta personale, ma non uso più l`alcol per questo scopo, e apprezzo veramente la sobrietà, con la chiarezza della percezione che essa porta. Penso che il realismo esistenziale possa essere confuso con la depressione e che il modo in cui i medici prescrivono le droghe psicoattive sia fuori controllo. Il fatto che ci sia un`epidemia del genere indica che il modo di consumare, vissuto da molte persone, non le rende felici. Internet non riesce a renderci felici. Eppure, ovunque tu vada ci sono più centri commerciali, ogni giorno ci sono nuove app. Il vecchio detto "una volta che hai quello che pensavi di volere, non lo vuoi più" vale ancora. Credo che ciò che ci rende felici non è acquisire ciò che vogliamo, ma la qualità dell`esperienza nelle nostre vite.

D. Torniamo al disco coi Fatalists: possiede suoni che evocano il cantautorato degli anni Settanta, liriche molto scure, anche un tocco elettronico...ma ci sono altri ingredienti importanti, che danno al lavoro una atmosfera contemporanea, quasi futuribile, che lo rende unico. Qual è stato il vostro percorso, e come vi siete trovati nel metterlo a fuoco e realizzarlo?  

R. Sì, il mio punto di partenza era scrivere canzoni, canzoni basate su quello che considero un modello classico - i cantautori delicati ed emotivi dei decenni passati, persone come Dylan, Tim Harden, Mickey Newbury, cantautori portavoce di una lunga tradizione, dal jazz al blues al rock al pop, tutto combinato in una maturità tipica del 20° secolo, mescolando introspezione e idealizzazione. Ma poi nelle canzoni porto anche chi sono io, con la mia mentalità del 21° secolo, in cui le barriere si sono dissolte, insieme al significato stesso. Fondamentalmente, ho elaborato strutture di canzoni con Checco Giampaoli e Diego Sapignoli di Fatalists, ho registrato le tracce base e poi ho esplorato quello che stavo cercando di dire, costruendo diverse versioni delle canzoni e poi smontandole di nuovo, fino a quando non mi sono sentito arrivato al punto. Il processo ha richiesto circa un anno. Ogni canzone ha subito trasformazioni radicali nel processo, anche quando diversi ospiti sono entrati, aggiungendo le proprie idee. Alla fine, il sogno è tutto basato sull`emozione e sull`esperienza, perché queste sono le cose che veramente influenzano noi e le cose che ricordiamo.

D. Ultima domanda, sulla quale ti saluto e ti ringrazio: è ormai prossimo il tour in Italia. In quali locali preferisci suonare? Piccoli clubs, festival, teatri?...  

R. Onestamente, mi piacciono tutte le situazioni in cui suono, dalle più piccole sedi underground ai più grandi festival, ma la mia situazione preferita è il teatro, in cui la realtà può essere sospesa come in stati onirici. Forse perché penso ai miei album come a film, in cui c`è una narrazione e una storia da raccontare, quindi le parole sono importanti e più comprensibili su un palcoscenico teatrale. In ogni caso, mi piace esibirmi, perché è quando la musica diventa davvero viva, in un modo che uno studio di registrazione non può fare, e il fatto di suonare per un pubblico dal vivo introduce la corda tesa, il filo alto, la paura di cadere nella pura eccitazione, giocando con la nostra incredibile band e tutta l`energia che portano. Sarà fantastico.

Ti aspettiamo presto! Ecco le prime date del tour:


03/05 CATANZARO Museo del Rock 
04/05 CINQUEFRONDI (RC) Frantoio delle Idee
05/05 MOLFETTA (BA) La Cittadella degli Artisti 
09/05 BERGAMO Druso 
10/05 FIRENZE Circolo Progresso 
11/05 RAVENNA Boca Barranca 
12/05 PESCARA Scumm 
17/05 SAVONA Raindogs House 
18/05 ROMA Wishlist Club 
30/05 TORINO Blah Blah 
01/06 LUGAGNANO (VR) Club Il Giardino
05/06 MILANO Germi

 

 

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