Graziano Romani

interviste

Graziano Romani

09/10/2018 di Helga Franzetti

#Graziano Romani#Italiana#Rock

Lo showcase di Graziano Romani al “Cavern” del Musical Box di Besozzo (VA), nel tardo pomeriggio dello scorso 29 settembre, oltre che per scaldare le corde vocali e gli animi in previsione del concerto serale, è diventato occasione per un confronto con l'artista reggiano. Graziano ci ha raccontato la sua passione per Springsteen, il rock, la musica soul e l’entusiasmo che lo anima nel continuare a suonare dal vivo con la sua meravigliosa band. Ci riferisce anche cosa bolle in pentola… una sorpresa tutta da scoprire…
Ultima data del tour “Soul Crusader Again” che si chiude in bellezza e con tanti riscontri positivi: cosa ti ha spinto, dopo 16 anni, a scrivere un secondo capitolo?

G.R.: Principalmente mi ha spinto l'amore verso queste canzoni, la loro bellezza, anche se sono un poco oscure, anche se non si tratta degli hit o dei cavalli di battaglia del repertorio del grande cantautore-rock del New Jersey. Mi piacque tanto lavorare al primo "Soul Crusader: the songs of Bruce Springsteen" sedici anni fa, interpretare quei brani rari dal sapore rock-soul fu un'esperienza davvero fantastica, quel disco era il primo che autoproducevo, pubblicandolo con la mia etichetta "Freedom Rain"... Quell'album mi stimolò tantissimo, fu per me una specie di nuovo inizio, una nuova fase. Ed ora, dopo tanti anni, sono tornato sul luogo del delitto con un'altra manciata di canzoni a cui mi sento molto vicino, anche in termini di vocalità. Sono brani intensi, che ho voluto reinterpretare in maniera del tutto personale, con l'aiuto della mia fantastica band e tanti valenti musicisti e amici. 

 
Come artista sei arrivato al successo associato a Springsteen, sei stato il primo a portare nel Bel Paese il Rock Americano e l’unico italiano ad essere inserito in un album-raccolta dedicato al Boss accanto a nomi internazionali di rilievo, ma esiste anche un Graziano Romani che ha maturato un percorso individuale che denota grande professionalità. Che ruolo ha avuto la musica di Springsteen nella tua carriera: come ti ha influenzato e come invece ti ha aiutato a crescere? 

G.R.: Fin dai tempi dei miei esordi, come fondatore e leader della band Rocking Chairs e poi da solista, l'influenza di Springsteen è sempre stata importante. Non l'ho mai negato, è sempre stato un punto saldo, come songwriter, come artista, come uomo. Ma esistono ovviamente anche tanti altri musicisti ai quali ho fatto riferimento, da Dylan a Van Morrison, dal folk-rock alla black music... e proprio grazie alla musica soul continuo ogni giorno ad imparare e maturare, per quanto riguarda la vocalità, il modo di esprimermi nel canto. Per i testi invece è tutta un'altra cosa, specialmente riguardo le canzoni in italiano, i riferimenti e le influenze ovviamente sono altre, ma cerco di scrivere sempre in modo sincero, diretto e personale. 

La tua passione per i fumetti: l’idea di dedicare così tanto spazio nella tua produzione musicale a personaggi dei fumetti come nasce? 

G.R.: Nasce da una sincera passione per i fumetti, che coltivo dai tempi in cui ero un ragazzino. Ho sempre amato gli avventurosi eroi della Bonelli, e l'idea di dedicare interi album a questi celebri personaggi è scaturita in modo inarrestabile... prima realizzai un brano, una specie di inno intitolato "Darkwood", per un club di appassionati dell'eroe Zagor: poi ci ho preso subito gusto, e ho iniziato a scrivere una dozzina di canzoni, registrandole come demo e proponendole poi al grande editore Sergio Bonelli, che entusiasta approvò questo mio progetto. Arrivò il disco dedicato a Zagor, poi quello del famoso Tex, e infine Mister No, quello più moderno a livello di sound. E dopo tre eroi buoni ho realizzato anche un album dedicato a un "kattivo" ovvero Diabolik, con pezzi miei e reinterpretazioni di qualche brano di Morricone tratto dalla soundtrack del film Danger Diabolik del 1968...

Hai cucito un abito su misura ai vari protagonisti costruendo intorno a questi la struttura dell’album, i testi, le ambientazioni, e di conseguenza adattando la musica al contestoCome ci sei riuscito? 

G.R.: Ho immaginato questi dischi come se fossero una specie di 'colonna sonora' delle loro avventure. Mi è piaciuto raccontare in alcuni brani le storie più celebri, oppure descrivere i personaggi principali della saga. E mi è anche piaciuto, per ogni album, includere alcune interpretazioni di brani 'storici' legati al personaggio, canzoni originali dell'epoca, tipo le ballate irlandesi del '700 per Zagor, quelle più country'n'western di metà '800 per Tex, e infine gli standard jazz di Sinatra e Billie Holiday per Mister No...I tantissimi appassionati di questi eroi del fumetto hanno dimostrato di apprezzare molto queste mie opere, questi miei 'concept-album' dedicati ai loro beniamini, e questo mi ha riempito di soddisfazione!

La tua passione per il rock è evidente anche in BEETWEEN TRAINS del 2008 che, in un certo qual modo, rappresenta un viaggio nella sua storia. Un repertorio particolare, arrangiamenti curati con interpretazioni sentite ed emozionanti. Sei riuscito a cogliere l’anima di questa musica. Raccontaci com’è nata l’idea di un progetto del genere.

G.R.: Innanzitutto sono un cantautore, scrivo le mie canzoni, testi e musica. Ma mi stimola anche interpretare i brani di altri, in un certo modo mi piace renderli miei... con “Between Trains” ho immaginato un'opera che potesse raccogliere molti degli artisti che adoro, con canzoni rare del loro repertorio rilette a volte anche pesantemente, ma sempre con rispetto, con amore. Warren Zevon, Robbie Robertson, Joni Mitchell, Bob Dylan, Peter Gabriel sono solo alcuni dei grandi songwriters che ho voluto reinterpretare. Il guaio è che per ovvi motivi di spazio ne ho dovuti escludere parecchi altri... magari un “volume due” per il prossimo futuro? Sarebbe Bello! 

 
Percorrendo la tua carriera ricordiamo numerosissimi incroci con nomi nazionali ed internazionali. Quali di loro è riuscito a trasmetterti di più, sia umanamente che artisticamente?

G.R.: Ricordo con piacere tante collaborazioni, sia su disco che dal vivo, con tanti grandi artisti sia stranieri che italiani... con alcuni di loro dalla collaborazione è poi nata anche una bella amicizia. Comunque posso dire che ognuna di queste esperienze è stata positiva, stimolante, utile per maturare sia artisticamente che umanamente. Butto giù un pò di nomi, ma la lista sarebbe molto lunga... Elliott Murphy, Willie Nile, Ian Anderson dei Jethro Tull, Sonny Landreth, Franz Di Cioccio della PFM, Willy DeVille, Elio e Le Storie Tese...

 
Oggi sei qui anche per dirci che stai preparando qualcosa di nuovo? Di cosa si tratta? 

G.R.: Ci sarà tempo e modo per parlarne approfonditamente, nei prossimi mesi... Il nuovo disco uscirà a fine ottobre, è il mio ventunesimo album in studio ed è un "duet album", dieci canzoni, dieci duetti. Sono entusiasta del risultato, si intitolerà "A Ruota Libera/Freewheeling: A The Duet Album" e mi vedrà appunto duettare con artisti e gruppi italiani e internazionali, collaborazioni nate dalla sincera amicizia e dalla condivisione... faccio qualche nome: Gang, Ritmo Tribale, Andy White, Michele Gazich, Carolyne Mas, Cisco ex voce dei Modena City Ramblers, Cheap Wine... E inoltre mi è venuta l'idea di fare illustrare le canzoni a 10 grandi fumettisti, che hanno realizzato appositamente 10 inedite "strip" a fumetti in esclusiva per il disco... Ne riparleremo! 
 

Nel tuo nuovo lavoro sarà presente anche un pezzo in dialetto reggiano che racconta di un disertore, un pezzo contro la guerra, tema già affrontato in passatoTre colori (2007) nasceva su ciò che simboleggiano il verde, il bianco e il rosso della nostra bandiera, purezza, speranza e passione di una generazione cresciuta su quegli idealiOggi cosa vedi in una terra in cui valori come la democrazia e i diritti sanciti dalla Costituzione vengono messi in ombra da un ritorno dei nazionalismi e da una propaganda che rischia di logorare una società sempre più intollerante?

G.R.: Sono molto legato alla mia terra e alle mie radici, e sì, il mio album “Tre Colori” rappresentava in un qualche modo anche l'essenza di chi vive sulla Via Emilia e gli ideali di una generazione, anzi di varie generazioni... cresciute sulla speranza, la passione, sul lavoro e l'onestà dei padri, di chi ci ha preceduto e insegnato i valori della democrazia e della tolleranza. In passato ho interpretato il brano antimilitarista del 1962 “Confesso” del grande Piero Ciampi, ed ora nel nuovo disco c'è questo “Alla Guerra” cantato nel dialetto delle montagne emiliane... Anche se si riferisce alla Seconda Guerra, il brano risulta ancora attualissimo, purtroppo. Mi ricorda anche la storia di mio nonno, che strenuamente riuscì a tornare a casa dalla guerra dopo sei anni, proprio dalla Russia... E anche in quel testo si fa riferimento alla figura ricorrente del padre, all'appartenenza alla propria terra, ai propri luoghi, alle proprie radici. Canzoni come queste sono importanti per non dimenticare chi siamo, e per affrontare con più coraggio i nostri tempi incerti. Canzoni come queste sono capaci di tenerci accesa l'anima. Ecco cosa credo: le canzoni ci aiutano a stare accesi. Sempre.