Mauràs

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Mauràs, il calore, il colore, il mare


05/06/2019 - di Arianna Marsico
Intervistare Mauràs con il suo produttore Bonnot è stata davvero una piacevole e divertente sorpresa, come il disco "Dico sempre la verità". Un disco caldo e sincero, che vi facciamo raccontare direttamente dai protagonisti.
Mescalina: Il disco ha un suono decisamente caldo, distante da quello che va di moda adesso, dalla freddezza che certe basi trasmettono. Come hai lavorato con Bonnot per arrivare a questo?

Mauràs: Farei rispondere a lui visto che è qui…

Bonnot:  Sicuramente abbiamo fatto molto brainstorming per capire quale fosse il vestito più adatto da cucire addosso ai testi di Mauro. Per altri versi mi è venuto molto naturale, perché è in continuità con la musica che ho prodotto in questi ultimi quindici anni. Vale a dire che in tutte le produzioni che ho fatto, sia per Assalti Frontali che per altri dischi, ho sempre cercato di avere cura di questo calore, come dici tu, però negli ultimi anni l’ho proprio enfatizzata questa cosa. Quindi se prima mi suonavo io tutti gli strumenti, cosa che mi piace ancora fare come polistrumentista, ho iniziato a cercare un musicista che avesse quel soul in più, quella vibe in più nel singolo strumento.   Quindi nel caso di Mauro io ho suonato il basso, ma abbiamo chiamato Ermanno Fabbri, uno dei migliori chitarristi in Italia, Ninja dei Subsonica alla batteria e due fiati fortissimi, che sono Jeeba e Marco Zaghi. Quindi queste anime, questo soul lo chiamo io, questa umanità che c’è dà molto calore, unita al backline che ho accumulato in questi anni nel mio studio e che sicuramente dà molto calore… Materiali e strumenti vintage, chitarre del ’78, Telecaster del ’78, l’amplificatore  Ampex dei Green Day, il microfono di Freddie Mercury, e tate altre cose… ho centinaia di pezzi. Questo insieme di ingredienti penso sia quello che ha dato il colore del disco.

Mescalina: Come è cambiato il tuo approccio nel passare da produttore e componente di diversi gruppi a lavorare invece pienamente da solo, per quanto con un’ottima spalla, nel realizzare Dico sempre la verità?

Mauràs: È stato un percorso che è durato un po’ di tempo. Ho fatto un po’ di esperienze e nel momento in cui mi sono davvero reso conto di avere con me la persona migliore per occuparsi delle musiche e dei suoni e concentrarmi finalmente solo sulla scrittura ho fatto tesoro di tutto ciò che avevo scritto fino a quest’anno e con il suo aiuto sono riuscito a trovare il mio modo di scrivere in cui mi rivedo di più mi ritrovo meglio. Mi ritrovo più a mio agio, anche quando mi riascolto, non mi era mai capitato di riascoltarmi e piacermi e finalmente ci sono riuscito (ride ndr).

Mescalina: Invece qual è il tuo rapporto con Torino e come ha, se lo ha fatto, influenzato il tuo suono? Penso anche alle collaborazioni di cui abbiamo parlato prima, con Ninja, con Willie Peyote, a quello che avevano creato i Subsonica ai tempi di Casasonica

Mauràs: Sono nato in una delle città più importanti per quanto riguarda il panorama musicale italiano. Sono nate un sacco di realtà a Torino, ancora adesso ce ne sono tantissime, soprattutto variegate: Linea 77, Africa Unite, Subsonica, di tutto di più. Il mio rapporto è che ho assorbito tutte queste cose, tutti questi suoni, tutti questi concerti che ho visto, tutti questi dischi che mi sono comprato e ci ho voluto tirare fuori la mia personalità. Sono di Torino nel senso che i miei genitori mi hanno partorito a Torino, ma non avendolo deciso io non è una scelta di cui mi assumo le responsabilità, nella vita mi assumo la responsabilità solo delle cose che scelgo e non ho scelto io di nascere lì (ride ndr). In realtà spero di trasferirmi il prima possibile per andare dove c’è il mare, mi piace stare dove c’è il sole. Ultimamente Torino è più triste dal punto di vista delle persone,  le vedo sempre più di fretta, forse un po’ perse. In ogni caso, per tornare all’origine della domanda il panorama musicale è sempre florido, fa sempre da stimolo.

Mescalina: Il rap spesso, anche impropriamente, è accusato di veicolare messaggi superficiali. Invece mi ha molto colpita quello di I’ll sleep when I die, che immortala il sacrificio di una persona comune nella sia vita di tutti i giorni. Quanto c’è in questo brano di personale e quanto di visto intorno a te?

Mauràs: Beh di personale molto, infatti è anche una sorta di storytelling, soprattutto la prima strofa. Personale tanto, perché ho lavorato di notte diverse volte, quindi quelle cose proprio visive, come la vista che non riconosce tanto bene i colori vivi… non mi è stato difficile mettere assieme tutte queste cose qua. In generale ti dico che facciamo un sacco di sacrifici che molte volte sono vani, nel senso che poi non sempre vieni premiato. Quando giocavo a pallone, l’anno in cui abbiamo vinto il campionato il mio allenatore ci raccontava sempre che non basta allenarsi duramente per poi vincere il campionato. Quella roba è da fare, perché ti porta a essere al livello zero, però poi la differenza si fa con altre cose. Non è detto che fare tutti questi sacrifici ti dia dei risultati, però il percorso che si fa nel compierli è importante e ti aiuta a formarti, ti lascia dentro delle cose che forse sono più importanti del risultato stesso.

Mescalina: Infine… il brano che pensi ti rappresenti meglio in questa fase del tuo percorso?

Mauràs: Come ti dicevo prima mi rivedo in queste nove canzoni, mi rivedo nella copertina, per la prima volta nella mia vita mi rivedo in tutto quello che c’è lì dentro, anche se sono solo ventinove minuti di musica. La mia preferita è In confusione, perché volevo fare un pezzo così, volevo far venire fuori i Red Hot Chili Peppers, volevo far venire fuori quel tipo di suono nel senso di lessico… ci abbiamo lavorato insieme con Bonnot, e quello è il pezzo a cui sono più affezionato. Però mi rivedo in tutto l’insieme, il lavoro… il titolo poi non ne parliamo, ancora di più… infatti non l’ho scelto io, l’ha scelto lui (guarda Bonnot e ride ndr) quindi davvero mi rivedo in tutto.

Mescalina: I produttori servono a prendere le decisioni (risate ndr). Grazie mille da parte della redazione di Mescalina e da parte di tutti i lettori.

Mauràs: Grazie davvero a voi e un saluto a tutti i lettori. Ascoltatevi il disco e grazia a chi ha letto l’intervista fino alla fine senza rompersi le scatole prima (risate ndr). Grazie davvero.

 

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