Enrico Giaretta

interviste

Enrico Giaretta L'alfabeto musicale di Enrico Giaretta, pianista e aviatore

02/11/2019 di Mario Bonanno

#Enrico Giaretta#Classica#Musica da camera

Negli anni Ottanta si chiamavano Q-disc. Si trattava di mini-lp con dentro quattro canzoni. Li incidevano cantanti anche famosi. Per dirne due: la discografia di Ivan Graziani e Lucio Dalla comprende ciascuna un Q-disc. Un trentina d’anni dopo, il pianista Enrico Giaretta ha riesumato il format ma si tratta di una pura coincidenza: Alphabet comprende cinque pezzi, però di lunga durata e di musica soltanto, prima passione e retaggio degli studi classici dell’autore. Un pianoforte molto più che vintage (cento anni), e il tappetto sonoro ricamato da Giaretta, quasi una registrazione unplugged. Nessun taglio, nessuna sovra-incisione. Le divagazioni musicali di quest’album vengono fuori da registrazioni in diretta: non c’è trucco e non c’è inganno, signore e signori. Composizioni inedite, restituite da una tecnica affinata nei templi internazionali della musica jazz: dal Blue Note di Milano al Piano’s di New York.
MESCALINA: Ma è dalla tua lunga collaborazione con Franco Califano che vorrei cominciare. Sei stato il suo pianista per ben 13 anni… 

GIARETTA: Per me si è trattato di una palestra di vita, oltre che artistica. Franco Califano è stato come un padre. Mi ha accompagnato in una fase fondamentale della mia crescita, sia umana che musicale.

MESCALINA: E poi com’è andata con Matt Dusk? La tua Tutta la vita in un momento è diventata Back in town e ha fatto il giro del mondo…

GIARETTA: La mia vera svolta artistica. Avendo venduto oltre ottocentomila copie, credo di poter dire, il brano della mia consacrazione. Come cantautore, non soltanto come musicista.

MESCALINA: Sei un uomo pieno di sorprese. L’altra tua professione è infatti quella di pilota di aerei. Prima di arrivare a parlare dell’album, mi dici cosa c’azzecca con il diploma di conservatorio?

GIARETTA: Il volo ha molte attinenze con la musica. Credo che in comune abbiano il rigore e l’attenzione a ciò che ci gira attorno. Oggi volo di notte per la Mistral Air, compagnia di Poste Italiane. Il pensiero di portare con un aeroplano potenziali lettere d’amore mi fa sentire molto poetico.

MESCALINA: Veniamo a questo tuo nuovo disco che ho battezzato erede dei Q-disc. Come e perché Alphabet, e  perché questo titolo?

GIARETTA: Alfabeth contiene brani di undici e anche tredici minuti, non lo direi un Q-disc ma un album vero e proprio. Si tratta di un concept: a ogni lettera dell’alfabeto ho assegnato un titolo: Alfabeth per la lettera a. Balance per la b, Crystral per la c, e così via. E’ interamente suonato al piano, del quale ho voluto mantenere il concetto totale che possiede. Le note, certo, ma anche i rumori e l’anima di un pianoforte di cento anni fa che ha tanto da raccontare.

MESCALINA: Alphabet è un disco interamente musicale. Devo chiederti di motivare il perché di questa scelta. Le tue canzoni, soprattutto quelle di Blu,  hanno avuto riscontri di rilievo…

GIARETTA: Questo disco è interamente suonato perché sono principalmente un pianista. Tra tanta musica, nell’album ci sono tuttavia le incursioni di versi che stavolta non canto ma interpreto, racconto.

MESCALINA: Ultima cosa: Alphabet è legato al progetto dell’organizzazione umanitaria Intersos “La scuola salva la vita”, di cui sei sostenitore. Vuoi parlarci di questo connubio?

GIARETTA: Intersos è un’organizzazione umanitaria italiana che si occupa di vittime di guerra, di violenze  e disastri naturali. Tra i tanti problemi chiamati ad affrontare, in questi territori c’è quello della scolarizzazione: 124 milioni di bambini oggi non hanno accesso all’istruzione.  I volontari di Intersos vanno in questi posti, ripristinano le scuole e cercano di riportarvi i bambini. Il loro progetto si chiamava “La scuola salva la vita”, il mio Alfabeth. Come dire che l’alfabeto e la scuola si sono incontrati quasi naturalmente in questo progetto, che continuerà nel mio secondo e terzo disco della serie.