Fabryka

interviste

Fabryka Dalla Puglia con amore

01/02/2014 di Annalisa Pruiti Ciarello

#Fabryka#Italiana#Alternative Indie-pop Indie-folk

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con i Fabryka, band pugliese dal profumo internazionale; giunti alla seconda fatica, sono pronti per raccontarsi e raccontare com’è nato Echo. S’è parlato del Festival di Sanremo, della tecnologia che spesso facilita i rapporti e battezza la nascita dei sodalizi artistici (nel caso della collaborazione con Max Casacci, grazie a Twitter) o velocizza la reperibilità di musica liquida, anche se come dicono i Fabryka non bisognerebbe fermarsi ad un ascolto veloce su Spotify. L’amicizia è il punto di partenza per questa band, accompagnata dalla passione per la musica, tutta. Semplici e spontanei, i Fabryka, non hanno paura di scoprirsi e di farsi conoscere dal pubblico. Nell’attesa di un live nella vostra città, godetevi l’intervista.
Mescalina: Chi sono i Fabryka, come e dove sono nati? Presentatevi ai nostri lettori. 

Fabryka: I Fabryka sono una band formata da 5 amici, Tiziana, Stefano, Alessandro, Raffaele e Agostino. 
Siamo nati nel 2006 , come duo di musica indietronica. Stefano si dedicava alla parte strumentale, all’elettronica e Tiziana alla parte melodica.
Da duo siamo arrivati alla formazione in 5. Il nostro sound è cambiato tanto, dalle prime registrazioni  fino al nostro secondo album Echo. Non più musica elettronica, ma parti interamente suonate con strumenti elettrici e acustici. Le nostre differenti personalità entrando in contatto hanno determinato arrangiamenti, scelte melodico/ritmiche, testi, suoni che riconosciamo, che ci appartengono e di cui siamo felici.

Mescalina: Chi semina raccoglie: 5 Days è uscito qualche annetto fa; cosa avete raccolto da questo EP?

Fabryka: Abbiamo maturato un nostro sound in cui confluiscono le singole esperienze musicali di ognuno di noi. Con 5 Days abbiamo cominciato a esplorare in maniera totalmente spontanea delle strade diverse da quelle che avevamo battuto fino a quel momento e che ci ha portato ottimi riscontri. Poi abbiamo rimodellato ulteriormente il sound in Echo e probabilmente ci sarà un’ulteriore evoluzione. Chissà.

Mescalina: Cos'ha significato per voi?

Fabryka: Innanzitutto una scommessa con noi stessi e la voglia di mettere in gioco le nostre passioni, di dire la nostra, di non rimanere chiusi nella sala prove.

Mescalina: Vi va di raccontare al nostro pubblico com'è nata la collaborazione con Max Casacci e con Tommaso Cerasuolo?

Fabryka: Il primo contatto con Max è stato grazie a un tweet che aveva lanciato durante la nostra esibizione al concerto del primo maggio a Roma nel 2012, in cui esprimeva entusiasmo per i nostri pezzi. Poi l’abbiamo incontrato di nuovo a Torino dove venne a sentire un nostro live e in cui era presente anche Tommaso con cui ci eravamo già esibiti qualche mese prima per una rassegna di live in Puglia. E lì, seduti ad un tavolino sotto i portici di Via Po, tra una chiacchiera e l’altra, nacque l’idea di provare a fare qualcosa insieme.

Mescalina: Abbiamo appreso nei giorni scorsi della partecipazione dei Perturbazione al Festival di Sanremo, accanto ad altri nomi del panorama indipendente italiano. Cosa ne pensate della loro partecipazione?

Fabryka: Siamo contenti perché abbiamo molta stima dei Perturbazione e della loro musica e siamo sicuri che faranno un’ottima figura. 

Mescalina: E del Festival cosa mi dite? Ci andreste?

Fabryka: Il festival di Sanremo è un evento enorme a livello mediatico e che forse proprio per questo motivo col passare degli anni è diventato più uno spettacolo televisivo che un festival musicale e questo non ha fatto altro che impoverire la proposta che si sta sempre più omologando a certi canoni che non sono di certo quelli dell’estetica musicale. Chiaramente è una vetrina enorme, che può dare una spinta istantanea notevole alla propria visibilità, è l’altro lato della medaglia. Parteciperemmo al Festival di Sanremo ma senza scendere a compromessi sulle nostre scelte artistiche.

Mescalina: “Il secondo album è sempre il più difficile” cantava un vostro conterraneo. Avete avuto difficoltà o è filato tutto liscio?

Fabryka: Abbiamo avuto molte difficoltà perché siamo estremamente meticolosi e questo ci ha portati a passare molte ore in studio, anche più del previsto. Avevamo le idee chiare, tutto studiato nei minimi dettagli, ma quando ti trovi dietro un mixer per completare il lavoro, a volte ti lasci prendere la mano e cominci a rimescolare le carte. Ma alla fine siamo molto soddisfatti del risultato.

Mescalina: Cos'è cambiato in Echo rispetto a 5 Days, e in cosa siete cresciuti?

Fabryka: Echo è la naturale evoluzione di 5 Days, è come se fosse la sua cassa di risonanza. Tutto ciò che è stato seminato in 5 Days ha dato i suoi frutti in Echo. Per noi è stato un percorso propedeutico che ci ha portati a maturare il sound e le strutture dei pezzi, ma sono due album che vanno considerati in maniera complementare.

Mescalina: Che musica ascoltano i Fabryka e quando lo fanno?

Fabryka: Ci piacciono dei generi che sono anche molto diversi tra loro: ci piace la scena indie internazionale come la nuova ondata psichedelica, lo stoner americano e la musica di Debussy o Scriabin, il folk e l’elettronica. Insomma, potremmo fare un elenco lunghissimo di gruppi e spesso ci capita di confrontarci e scambiare qualche ascolto proprio in viaggio tra una tappa e l’altra.

Mescalina: Qual è (se c'è) la band alla quale maggiormente vi ispirate?

Fabryka: Non si può dire che ci sia una band alla quale ci ispiriamo, credo che tutti gli ascolti facciano parte di un background che portiamo con noi , che si modifica continuamente in base a nuovi input e che poi inevitabilmente viene fuori. Senza il passato, senza conoscenza non si può creare nulla di personale e di nuovo.

Mescalina: La vostra musica sembra arrivare da lontano: da cosa nasce?

Fabryka: Nasce dal vissuto di ognuno di noi, dalle esperienze, dagli ascolti, da uno slancio puramente creativo, non c’è mai niente di artefatto. Molti dei nostri pezzi sono nati da idee e intuizioni del tutto spontanee. 

Mescalina: Cosa ne pensate dei nuovi modi alternativi per la fruizione della musica? Ad esempio, che opinione vi siete fatti sulla nuova frontiera che è Spotify?

Fabryka: È un bene che ci siano realtà come spotify o deezer perché aiutano a diffondere la musica facilitandone la condivisione. Ed è giusto che oggi questo avvenga. Ma va fatto in maniera costruttiva, utilizzando queste piattaforme come strumenti per velocizzare la reperibilità di materiale senza perdere l’obiettivo finale che è l’ascolto. E l’ascolto di un disco va fatto in maniera profonda, tutt’altro che rapida e distratta, un gusto che, da quando è subentrato il formato mp3, pian piano comincia a svanire. Insomma, bisognerebbe passare più tempo ad ascoltare i dischi che a skipparli.

Mescalina: Cosa si è perso rispetto al passato musicalmente? Riguardo a ciò siete dei nostalgici?

Fabryka: Si suonava molto di più, si passava molto più tempo a sperimentare, a ricercare. Non arriviamo a dire che i musicisti di qualche decennio fa erano più abili e più curiosi nei confronti del proprio strumento, ma forse era così

Mescalina: Tornando all'album, cosa ne pensate di raccontare cosa sta dietro alle vostre tracce, segreti e significati delle undici canzoni raccolte in Echo?

Fabryka: Echo è un concentrato di esperienze vissute, di emozioni, di ascolti. Si passa sempre nei nostri testi da qualcosa di personale a qualcosa di molto più oggettivo, che può essere condiviso da tutti. Dal personale all’universale. I testi possono parlare di storie d’amore, di delusioni, di gioia o di malinconia ma anche di scelte di vita, di momenti di passaggio, delle tante domande che ci poniamo giorno dopo giorno. Parlare dei testi e qualcosa di inutile forse, perché ognuno può leggervi qualcosa e interpretare un testo con la propria sensibilità. Ma mi contraddico, dandovi delle spiegazioni. Echo è un quesito al quale corrisponde quasi sempre una risposta ed è una risposta positiva, di cambiamento, di luce e di azione, nonostante le sofferenze e malinconie.

Mescalina: A quale brano siete più affezionati?

Fabryka: Sicuramente ognuno di noi ha un brano preferito ma non sarà mai lo stessoJ

Mescalina: Da cosa scaturisce l'esigenza del bilinguismo? In quale delle due lingue vi riconoscete maggiormente?

Fabryka: Non vi è una lingua in cui ci riconosciamo di più. I nostri brani posso nascere in una lingua piuttosto che in un’altra. È sempre stato così e non vogliamo per ora modificare questa linea, perché ci viene naturale e crediamo che entrambe le lingue possano dare degli apporti diversi e interessanti ai brani.

Mescalina: Ultimo film è accompagnato da un video in stile anni '20, immersi in un'atmosfera alla Midnight in Paris: è un'idea vostra o del regista, e perché la decisione di quell'ambientazione?

Fabryka: L’idea del video dell’Ultimo Film è nata dai registi  Fab Design (Annarita Milella, Francesco D’ambrosio).  Essere inseriti all’interno di un film cult come A Star is Born del 1937, che ci permetteva di creare anche un collegamento fra musica e cinema ci ha subito convinto.

Mescalina: Qual è il vostro approccio alla realtà virtuale, in che modo gestite il vostro rapporto con pubblico?

Fabryka: Internet è il più grande media al mondo. Si può comunicare e fare promozione contemporaneamente.
Se durante i nostri concerti,a 890 km da casa, qualcuno canta i nostri brani, crediamo proprio che il merito sia proprio della tecnologia e dei nuovi mezzi di comunicazione.

Mescalina: Che programmi avete per il futuro e cosa vi aspettate dallo stesso?

Fabryka: Suonare, andare avanti con la composizione e nel frattempo portare in giro il più possibile la nostra musica. Non riusciamo a fare pronostici, ci piacciono le sorprese. A breve uscirà il nuovo singolo Un giorno perfetto.

Mescalina: Credo fermamente che il vostro Echo meriti – è il caso di dirlo – delle risonanze e parecchia visibilità, grazie e in bocca al lupo!


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Si ringraziano l'ufficio stampa MA9 Promotion Maryon Pessina e i Fabryka