Valeria Sgarella

Valeria Sgarella Oltre i Nirvana


Edizioni del Gattaccio Musica | Musica

03/11/2018 di Arianna Marsico
Ho conosciuto Valeria Sgarella e il suo libro in un modo un po’ all’antica visti i tempi: a Faenza durante il Meeting delle Etichette Indipendenti, direttamente alla presentazione. Niente internet, niente social a fare da tramite. Quasi come quando è nata la Sub Pop Records, l’etichetta di cui si parla il libro di Valeria Oltre i Nirvana, un po’ come quando un gruppo te lo ritrovavi a suonare in un locale senza averlo mai sentito nominare prima, e magari ti  piaceva tantissimo e dopo non riuscivi più a farne a meno.

Oltre i Nirvana è un lavoro mosso da un’immensa passione per la musica e basato su una ricerca certosina, coronata  da un viaggio a Seattle per conoscere e intervistare i protagonisti di una storia a cui non manca nulla per essere avvincente. Il riconoscersi come weirdo tra Bruce Pavitt e Jonathan Poneman è la scintilla che fa nascere un’etichetta in cui benché minime basi di economia sono perfette sconosciute (almeno fino a quando Rich Jensen non inizia a mettere un po’ d’ordine), in cui la bancarotta e trovate geniali come il Sub Pop Singles Club flirtano pericolosamente fino alla rinascita con il ritorno a bordo di Megan Jasper, che lì aveva iniziato a lavorare con la musica anni prima iniziando come intern, ossia tuttofare. Alla Sub Pop si deve l’esplosione del grunge, con il lancio dei Nirvana, dei Soundgarden e dei Mudhoney, tanto per citare alcuni nomi. Ma il rapporto con le sue band, complice anche la disorganizzazione finanziaria, è stato spesso tutt’altro che idilliaco, tant’è che i Mudhoney per un periodo si allontanarono e i Nirvana incisero Nevermind con la Geffen (anche se fu stipulato un accordo che lasciava alla Sub Pop una percentuale sulle vendite del disco). La passione per la musica e una capacità di andare oltre le apparenze nell’approcciarsi a un gruppo hanno creato più che un’etichetta con i suoi artisti scritturati una grande famiglia disfunzionale (che ha abbracciato anche gli italici Jennifer Gentle), in cui gioie e dolori si uniscono in modo indissolubile (dalle feste alle lacrime per Kurt Cobain, Chris Cornell, Andy Kotowicz).

Leggendo le pagine scritte Valeria vi sembrerà di stare proprio lì a Seattle, nel quartier generale della Sub Pop degli esordi tra scatoloni di dischi e telefoni che squillano impazziti (e a chiamare per esempio potrebbe essere Courtney Love). L’ideale sarebbe leggerle nella propria stanzetta, tra i propri dischi, chiusi nel proprio io e nei propri sogni. Come un gruppo grunge agli esordi che ancora non sapeva di essere grunge.

 


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recensione di Arianna Marsico