Thomas Halliday

Thomas Halliday I mondi di ieri - Alle origini della Terra


La Nave di Teseo, 2023, Collana I Fari, traduttore Stefano Travagli, 445 pagine, 24 euro Saggi | Scienze

31/10/2023 di Laura Bianchi
Il paleobiologo britannico Thomas Halliday aveva appena trent'anni, quando decise di intraprendere un progetto straordinario: tornare indietro nel tempo attraverso la scrittura. Quando un paleontologo diventa scrittore, e si inoltra nei meandri delle origini della Terra, non può che diventare un poco poeta, invitando tutti i lettori a salire sulla propria capsula temporale, per esplorare con lui le origini della Terra.

Nasce così I mondi di ieri - Alle origini della Terra, che La Nave di Teseo ha avuto l'ottima idea di fare tradurre (benissimo: bravo Stefano Travagli) e pubblicare per la collana I Fari. Non si pensi però che il viaggio sembri una sceneggiatura di film alla Jurassic Park, che tanta parte hanno certo avuto nella diffusione della disciplina - e della moda - della paleontologia, ma anche nel radicarsi di alcune fake news dure a morire. Piuttosto, leggendo il libro ci pare di tuffarci, con una sorta di realtà aumentata, in ere del nostro Pianeta in cui l'umanità non esisteva, ma in cui Madre Natura aveva già dato meravigliosi frutti. 

"Riflettere sui paesaggi del passato significa sentire la voglia di viaggiare nel tempo", sostiene il ricercatore nell'introduzione del libro (p. 23); cinquecento milioni di anni sembrano pochi, se seguiamo il percorso attraverso la sua penna ispirata, competente ed entusiasta. Dall'Alaska glaciale, con la sua steppa, all'Antartide durante l'Eocene, coi suoi pinguini giganti, scopriamo passo passo una vita prima di noi che ci affascina e ci entusiasma, grazie anche a tavole geografiche e zoologiche molto dettagliate, che ci rendono visibili luoghi inaspettatamente diversi da come li vediamo noi (a p. 68, uno stretto di Gibilterra inesistente, Europa e Africa unite, un'Italia sottilissima...), o animali scomparsi da milioni di anni (l'elegantissimo, agile Sharovipteryx, dalle ali la cui forma è "la stessa usata dagli aerei, dai caccia ai Concorde", che popolava il Triassico, 225 milioni di anni fa, a p.196).

Visitiamo la culla dell'umanità, osserviamo la cascata più alta che la Terra abbia mai conosciuto e l'impatto con un gigantesco asteroide, che causa una nuova rinascita per la vita del nostro pianeta; ogni descrizione, sia visiva, sia uditiva, sia olfattiva, viene rappresentata con un affascinante mix di precisione terminologica e di incanto poetico. Quei mondi favolosi e familiari, che ci appartengono dall'infanzia, dai cartoni animati e dalle prime immagini di un libro di testo delle elementari (il nostro "personale Proterozoico", come lo definisce l'autore, ringraziando i suoi maestri della scuola primaria e i suoi genitori, che gli hanno insegnato a trovare in un libro le risposte alle domande), tornano da noi sotto la luce brillante dell'esattezza scientifica, senza nulla perdere del fascino originale. A ribadire l'approccio poetico del progetto, a inizio di ogni capitolo vengono apposte citazioni introduttive di poeti e scrittori provenienti da ogni cultura e da ogni lingua del mondo, per evocare suggestioni nel lettore che lo invitino a interpretare correttamente i dati scientifici contenuti in esso.

Esattamente come un astrofisico osserva l'infinitamente grande e lontano nello spazio, per cercare risposte anche sull'origine del nostro pianeta, e migliorarne la vita futura, il paleobiologo ci conduce, studiando il lontano passato, a immaginare futuri scenari di cambiamento climatico; infatti, nell'ultima parte del volume, egli immagina che, a seconda della quantità di CO2 emessa, la Terra potrebbe arrivare ai livelli di temperatura dell’Eocene molto più velocemente di quanto suggerirebbe qualsiasi ciclo paleontologico, e invita pertanto a "entrare in una relazione mutualistica con i nostri ambienti", diminuendo i consumi e non affidandoci più "alle fonti di energia che contribuiscono al cambiamento climatico" (p. 366).

Un invito pressante, che proviene dai mondi di ieri, perché continuino a esistere i mondi di domani.
 

Thomas Halliday è Associate Research Fellow presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Birmingham. La sua tesi di dottorato ha vinto la Linnean Society Medal per il miglior lavoro di ricerca in scienze biologiche del Regno Unito e ha vinto la Hugh Miller Writing Competition nel 2018. È cresciuto a Rannoch, nelle Highlands scozzesi. Vive a Londra con moglie e figli.