Raffaele Cataldo

Raffaele Cataldo Di me non sai


Accento Edizioni, 2024, 224 pagine, 16 euro Narrativa Italiana | Romanzo

25/01/2024 di Luca Di Pinto
Di me non sai, romanzo d’esordio di Raffaele Cataldo, pugliese classe ’91, racconta l’astruso spettro delle relazioni, cucite addosso con l’illusione di un rigore sartoriale. Qui anche affaccendate a scavalcare gli alti muri di bigottismo e indifferenza, oltre le dighe di un finto perbenismo. A far complessa una già tortuosa rotta (forse impossibile e impraticabile) negli angusti vicoli di rapporti consumati.

Quando Lucio lancia il suo sguardo nella folla, oltre i vetri della sua esistenza, sa ancora poco o niente di quella sagoma così giovane e rifinita, rincorsa febbrilmente con acuta cupidigia. Davide, dalla sua, è già smarrito in un rogo di ossessioni e disincanti, tormentato dal rapporto con Lorenzo.

All' insaputa un po’ di tutti, sorprendendo anche se stessi, Lucio, Davide e Lorenzo saranno i vertici di un triangolo sfuggente. Geometrie complesse e spigolose di elevate aspettative, governate con affanno e spesso a un tanto dal collasso.
 A ragione o no, i tre attori frugheranno sempre più nei pensieri del rispettivo amante (così allestendo un’attività di “caccia” non meno vigorosa di quella sotto le lenzuola), alla ricerca di risposte e di un amore mai del tutto ricambiato.

Esperimento assai rischioso, che fa solo prigionieri. Stretta gabbia in compagnia di un diletto assai bramato, lasciato poi inesploso, inesplorato. E il sapore amaro di un commiato imprevedibile, al tempo stesso pantomima ed avvisaglia, fendente di marmorea e sospettabile sentenza (“L’ha salutato, augurandogli buonanotte. Ma quando Davide ha aperto la portiera, l’ha tirato di nuovo dentro. Ha lasciato cadere la testa sulle ginocchia del ragazzo, ed è scoppiato in lacrime”).

Il desiderio pazzo di Lucio per Davide. Di Davide per Lorenzo. La piena estate nel Barese sfila via i loro indumenti. Con furore, tra i fumi del sudore. E la salsedine che pizzica quei corpi, a trafficare su sedili reclinati. Incontro dopo incontro, sale l’asfissia. Così opprimente quando Lucio “sente” Davide svuotato, chinato mestamente sulle tracce ormai disperse di Lorenzo. E in questa danza di spiriti bollenti, traditi ed intontiti, Davide rintana all’ombra di un ultimo baluardo, il suo telefonino, sebbene un surrogato, ma efficace scrigno che conserva dei frammenti di Lorenzo.

Un’angoscia tira l’altra, se poi il buio di una perdita ancora si rinnova: racconta questo il triste epilogo di quel dispositivo, volendo il caso, fortuito e un po’ beffardo, frullarlo in lavatrice (“Davide non credeva ci fossero altri modi in cui poteva perdere Lorenzo”). Sicché poi a tutti tocca un’”altra” nudità. Non più teatro assurdo, in cui lo scambio è corporale. Bensì distacco ormai  tangibile, il freddo frutto che covava a ogni abbraccio (“Fa appena in tempo a vedere che ha ricevuto un messaggio da un numero sconosciuto – qualcuno che lo saluta chiamandolo «biondo». Lucio ha una stretta al petto”).
Soffia il vento del pudore sui cumuli di versi un po’ strozzati e anche taciuti, gradualmente rivelatisi in un “dominio” propedeutico a stupore e turbamento (“Se ripensa a quei giorni Davide non riesce a credere di aver avuto tanto potere”).