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Pippo Pollina

Cento chimere

Pippo Pollina


Lastaria Edizioni - ottobre 2018 Pagine: 270

di Laura Bianchi
Quando un artista, un uomo, supera i cinquant`anni, si fa sentire prepotente il desiderio di fare un bilancio del proprio percorso, artistico e umano, e molti sono gli strumenti espressivi che ha a disposizione: se è un musicista, ci si aspetterebbe un disco, se un pittore, una retrospettiva, se uno scrittore, un libro.

A Pippo Pollina, però, piace sempre sparigliare le carte, contaminare i linguaggi, sorprendere il proprio pubblico, e, in questo caso, dopo edizioni in cinque Paesi europei, si rivolge con un`autobiografia a quel pubblico italiano che egli stesso, a un certo punto di quel percorso, ha deciso di salutare, per intraprendere strade che lo hanno portato lontano dall`Italia, fino a fargli trovare successo Oltralpe e residenza stabile a Zurigo.

Destino comune a molti, profeti ovunque, ma non in patria; destino che ha segnato l`esistenza di questo sensibile cantautore palermitano, sempre e coerentemente impegnato nella difesa dei valori civili e culturali, dalla legalità alla non violenza, dalla comunicazione degli eventi artistici al volontariato.

Pollina ne parla, così, non solo nell`ultimo lavoro discografico, Il sole che verrà, del 2017, ma anche, e soprattutto, nel libro, intitolato come una delle canzoni più intense dell`ultimo album, Cento chimere. Nei sedici capitoli del volume, edito in Italia per Lastaria, il cantautore ripercorre la propria storia, che si intreccia a quella non solo della Sicilia, patria amatissima e devastata da decenni di incuria e egoismi, ma anche di tutto il mondo a noi contemporaneo.

La voce di Pollina è schietta, diretta; è evidente che il suo intento non sia autocelebrativo, né semplicemente riepilogativo, poiché si fa, pagina dopo pagina, più familiare e intima. Il lettore, soprattutto quello a lui coetaneo, vede in controluce anche il proprio percorso, da giorni lontani, quelli della giovinezza, quando la gioia e la volontà/ a braccetto per la città/ed ogni cosa ci apparteneva/perché nulla ci apparteneva, alle vicende recenti, che vedono l`artista raccogliere i frutti di un lungo, paziente lavoro all`inseguimento della realizzazione delle cento chimere del titolo. Pollina però desidera anche evidenziare, con puntuta lucidità, i guasti e le pecche di un sistema economico, culturale, politico, che, dalla metà degli anni Ottanta, ha fatto perdere agli artisti la loro  capacità di coinvolgimento popolare, per livellare i messaggi artistici nella peggiore omologazione, confinando le esperienze di valore in una nicchia quasi invisibile.

Cosa vuol dire, quindi, in questo fosco panorama, coltivare la speranza? Possiamo godere le bellezze della vita terrena con il senso della prospettiva che solo un sano ottimismo riesce a regalarci? Si e ci chiede Pollina, quasi al termine del suo avvincente racconto, che in realtà è un viaggio, dalla Palermo delle camicie bianche, alle tournées internazionali, dagli inizi da busker, all`Arena di Verona e alle collaborazioni con artisti prestigiosi. La risposta sta nella splendida prefazione di Nando Dalla Chiesa, che sottolinea la volontà di Pollina di cantare la vita, ma anche nella copertina del volume: Mare Ionio, un dipinto di Nicola Grabiele, che vive e lavora a Winterthur, figlio di un immigrato italiano, simbolo di quanti non dimenticano le proprie radici e esprimono bellezza e forza ovunque nel mondo.

Un libro di storia, dunque, non solo individuale, ma anche collettiva; per riprendere in mano il senso della nostra direzione civile e sociale.