Marco Denti

Marco Denti Storie Sterrate


2021 Jimenez Edizioni Pagine 320 Euro 18 Saggi | Musica

17/02/2021 di Federico Sponza
Mai come oggi “abbiamo bisogno delle canzoni come abbiamo bisogno delle storie e di poesie per sopportare una realtà che non è più sopportabile”.

Ma uno scrittore di canzoni è anche uno scrittore di storie o di poesie? O viceversa, chi scrive storie o poesie è anche in grado di scrivere canzoni?

Marco Denti, fine conoscitore di musica e di letteratura, ci porta  in un viaggio un po' fuori mano, in strade non asfaltate, nell'immensa scoperta e riscoperta di grandi artisti, di musicisti che si sono fatti scrittori e di scrittori che si sono rivelati musicisti, tutti comunque che hanno avuto un rapporto privilegiato con la parola scritta, che questa fosse contenuta in un testo di una canzone o in quello di un romanzo o di una poesia. Si lascia quindi trascinare dalle sue emozioni, dai suoi ricordi e dalle sue suggestioni e in modo quasi disordinato ci accompagna a conoscere il legame tra musica e letteratura nei lavori di Leonard Cohen, Steve Earle, Elvis Costello, Woody Guthrie, Suzanne Vega, Willy Vlautin, Robbie Robertson, Lou Reed, Elliott Murphy, Nick Cave, Tom Waits, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Brian Eno, Patti Smith, Warren Zevon, Chico Buarque, John Trudell, Joni Mitchell e molti altri, svelandoci anche aneddoti e chicche poco conosciute.

Per tutti loro c'è una vocazione a non fermarsi, a mutare forme e dimensioni per misurarsi con qualcosa di ignoto, di inedito, a cercare nuovi mondi e spazi diversi. Le canzoni sono un microcosmo da esplorare in pochissimo tempo, mentre i romanzi sono un macrocosmo di mondi sconfinati in cui si intrecciano vite, storie, paesaggi, linguaggi. Il rock è l'attimo mentre la letteratura ha bisogno di più tempo e di più pazienza. Leonard Cohen che ha dispensato al mondo poesia e musica, parlando della narrativa afferma “quello che chiamano romanzo, cioè un libro in prosa con dei personaggi, uno sviluppo, dei cambiamenti e delle situazioni, mi ha sempre attirato, perchè in un certo senso è l'arena in cui si misurano i pesi massimi.”

Tra tutti loro alcuni hanno valicato il confine de “l'altrui mestiere” (Dylan è anche stato insignito del Nobel) scrivendo memoir, romanzi, poesie oltre ad aver fatto con la propria intera produzione musicale vera e propria letteratura (John Prine e Lou Reed per esempio). Moltissimi hanno attinto a piene mani dalla letteratura “saccheggiando” parole e pensieri per i loro testi messi in musica. Qualcuno, pochi per la verità, ha seguito la strada inversa valicando il confine della letteratura e cimentandosi nella musica (William Burroughs uno su tutti). Tutti in ogni caso hanno usato con grande maestria la parola, per tornare indietro nel tempo o per andare avanti scegliendo tra una strada già tracciata e una storia sterrata perchè alla fine “c'è una vampa di luce/in ogni parola/non importa quale abbia udito tu...” (Hallelujah – Leonard Cohen)

Il libro è anche corredato da una splendida bibliografia e da un'altrettanto interessante discografia che da sole possono essere un meraviglioso strumento di scoperta per tutti coloro che vorranno approfondire l'essenziale legame tra parola e musica.