Laurie Verchomin

Laurie Verchomin Un grande amore. Vita e morte con Bill Evans


Traduttore: Flavio Erra, Editore: Minimum Fax, Collana: Minimum Fax musica, 2021,192 p., ill. , EPUB con Light DRM 8,99 €, Brossura 15,20 € Musica | Biografie

01/04/2021 di Franco Bergoglio
La letteratura jazz è ormai sterminata: a romanzi, racconti, poesie, autobiografie aneddotica varia e altro ancora si sta aggiungendo negli ultimi anni il memoir: la testimonianza dei privilegiati che hanno potuto passare -per lavoro, motivi sentimentali o strani casi del destino- periodi di tempo più o meno lunghi accanto a jazzisti immortali.
Tra gestori di locali, organizzatori di festival, fotografi, giornalisti con ambizioni letterarie, appassionati, jazzofili di alto lignaggio… una categoria in particolare colpisce l’immaginario: quella delle compagne dei jazzisti. In un ambiente “maschilista” come quello jazz le donne in passato hanno spesso ricoperto un ruolo marginale. Eppure questo genere musicale ha comunque evitato il peggior machismo rock verso le groupie e ha invece saputo rivelare donne volitive, artiste al pari dei propri compagni, spesso capaci di raccontare il mondo del jazz con un punto di vista alternativo. Il primo esempio è quello di Sue Graham: la vedova di Charles Mingus ha raccontato il suo compagno nel libro Tonight at Noon. Un’indimenticabile storia d’amore e di jazz (Dalai, 2005).

Certo, volendo potremmo interpretarlo come uno stereotipo: quello delle donne nell’ombra, crocerossine al servizio di uomini geniali dal carattere difficile. Non è così. Nel caso di Mingus basta leggersi la sua autobiografia Peggio di un bastardo (Sur, 2015) e capire quanto il racconto di Sue Graham sia utile nel definire il personaggio Mingus più del suo stesso testo (che letterariamente è un capolavoro, ma questa è un’altra storia). Un approccio diverso ma ugualmente serio è quello scelto da Maxine, moglie del grande sassofonista tenore Dexter Gordon per l'autobiografia che questi non riuscì mai a completare, da lei ripresa e caparbiamente portata a termine (Sophisticated Giant, EDT, 2019). Nei volumi dedicati a Mingus e Gordon le donne si pongono al loro fianco nell’ultima parte della vita, svolgendo un ruolo importante per il mondo del jazz (che deve loro riconoscenza). Parliamo dei capiscuola, artisti fondamentali che sono stati ampiamente studiati, analizzati, ma spesso restano complessivamente inafferrabili.

Un grande amore. Vita e morte con Bill Evans, il libro dedicato a Bill Evans, di Laurie Verchomin, ha caratteristiche simili, nel farci conoscere aspetti inconsueti di questo personaggio.
In questo caso, a parte le tragedie familiari che lo hanno riguardato, scopriamo un Bill Evans appassionato della black music anni Settanta. Un Pianista che sul piatto del giradischi casalingo si emoziona con la voce di Donny Hathaway e Roberta Flack impegnati nel duetto di For All We know o che nei viaggi in macchina ascolta gli Earth, Wind & Fire. Scopriamo un Bill Evans appassionato di corse di cavalli, i cui momenti di serenità coincidono con un pomeriggio a scommettere e perfezionare il proprio “sistema”.

Fin dall’inizio del racconto siamo posti di fronte alla tragedia compiuta, alle ultime ore di vita di Bill Evans alle prese con la dipendenza dalla droga. Siamo a metà settembre 1980. Breve riavvolgimento del nastro. La storia del grande amore tra Bill e Laurie Verchomin inizia poco più di un anno prima, nell’aprile 1979. Laurie è una ragazza ribelle e anticonformista che proprio in quei giorni sta scoprendo il jazz. Il primo disco in cui sente suonare Bill Evans? Indovinate un po’… ma certo è Kind of Blue, il divino Miles Davis, al centro di mille ragnatele jazz. L’incontro tra Bill Evans e la ragazza avviene durante una delle ultime tournèe del pianista. Lui suona magistralmente, lei lavora come cameriera nel locale ma la musica l’attrae magneticamente e finisce per dimenticarsi dell’incasso. I due si conoscono. Bill la corteggia con tenerezza e insistenza, cercando di bruciare le tappe, quasi sentisse di non avere più tempo. La diversità di età e vissuto tra i due si annulla, la passione prende il sopravvento mentre la sabbia nella clessidra del tempo scende veloce.

Laurie inizia a modellare la propria identità accompagnando gli ultimi passi terreni di un genio del jazz. Con lucida consapevolezza scrive: “a ventidue
anni, sono come cera molle, in attesa di essere plasmata, e Bill mi plasma – con immagini che dureranno tutta la vita”. La poesia crepuscolare di Verchomin è palpabile nelle pagine. Bill Evans sta scivolando consapevolmente verso l’eternità e lo fa accompagnato da una giovane donna che da lì in avanti sarà custode del suo ricordo, pronta a tramutarlo, anni dopo, in un memoir diverso da tutto quanto è stato pubblicato finora: “Io non sono mai andata via e lui è eterno”.